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di recente. Nel disco della Banda Bassotti, ecco fottutamente dove. Un assolo di chitarra riprendeva il tema dell'inno. MOCKBA '993: il pezzo era buono, il testo, beh, _meno_. Ma Banda Bassotti o banda & coro dell'Armata Rossa, la cosa incominciava a essere disturbante. 
Niente da fare. Non si poteva dormire. E non perche' la luna fosse rossa di violenza. Come scosso da un impulso elettrico, Elvis alzo' la schiena dai cuscini, poso' le gambe a terra, si alzo'. La musica spari'.
Coincidenze?

Spaccare quel cranio con una mazza da baseball. Fargli mangiare quella pistola a forza di calci. Farcire il papero di pan grattato e uva passa, spingergli il pastone su per il culo fino a riempirlo. Spezzare ogni osso di quel corpo asessuato, levare ogni piuma, una per una, e poi ricamare quella porosa pelle da pollastro con una lama arroventata... dolci pensieri, ma la realta' era tutt'altra. Nessuna speranza. 
Ritornare ad essere un automa, manovrato dai fili del Sistema come un'odiosa marionetta, sfruttato, vilipeso, sbeffeggiato... tutto per il divertimento dei bambini. Per il loro rincoglionimento precoce. Una lacrima solco' il volto del papero. Nessuna emancipazione era possibile, quei fottuti bastardi erano troppo forti... la sua coscienza sarebbe stata sacrificata sull'altare del NSA e dell'ordine ritrovato. Merda.
Gastone sorrise. "Stai tremando, cugino. Non ti preoccupare, tra poco sara' tutto finito." 
Mostro' ai prigionieri il CD con "Paperopolis", ultima esigua speranza. Lo appoggio' in equilibrio sullo schermo del computer. Sorrise di nuovo. Spiano' la Luger. Il disco di plastica iridescente era il bersaglio. Valeva ben piu' di mille punti. 
Tre colpi: una pioggia di frammenti ricadde sul pavimento. Archimede chiuse gli occhi, abbasso' il capo.
"Per sicurezza". Il sorriso del papero fortunato era disgustoso.
Intollerabile.

Elvis Giacobazzi, meccanicamente, copri' i pochi passi che lo separavano dalla scrivania. La luce del mattino filtrava dalle imposte: erano le 5,47 antimeridiane, e l'estate era ancora lontana dallo spegnersi, nel nostro mondo tridimensionale. I led verdi si accesero uno dopo l'altro: torre, monitor, scanner, stampante. Elvis prese il primo CD che capitava, lo carico', il programma prese a girare. Era "Paperopolis 2000 (tm)".
Coincidenze?

La disperazione puo' essere tradotta in forza esplosiva. In violenza bruta, ma tutt'altro che cieca. Violenza bruta ma chirurgica. Come molle potenti, le gambe del papero vestito da marinaio si contrassero per rilasciarsi di scatto. Con un "Quack!" terribile l'eroe di tante storie edulcorate si scaglio' sul proprio infame persecutore. La morte era preferibile all'annichilimento. Non aveva nulla da perdere. Le dita di Gastone si contrassero nervosamente sul grilletto. Papero inesperto! I grilletti vanno accarezzati (il doppio senso e' involontario), altrementi la pressione delle dita alterera' la linea di mira. 
Somma di diverse circostanze: tiratore inesperto impegnato in un tiro istintivo contro un bersaglio mobile, estrema determinazione dell'attaccante. Decisive esigenze letterarie.
Paperino serro' le mani attorno al collo del cugino-rivale-infame informatore. L'eco dell'ultimo sparo della Luger risuonava ancora, metallico e impotente. Solo un rivolo di sangue bagnava la tempia del Vendicatore degli oppressi: il colpo era passato di striscio. Coincidenze?

Dieci secondi dopo l'accensione del sistema, una scritta a caratteri cubitali rossi comincio' a lampeggiare sullo schermo. Elvis Giacobazzi strabuzzo' gli occhi. "PRIORITA' ASSOLUTA. FAI GIRARE "Paperopolis 2000 (tm)": VITA O MORTE. ARCHIMEDE". Era l'ultimo messaggio che il coraggioso ideologo aveva avuto modo di trasmettere. 
Durante l'attacco informatico dei fondamentalisti, il computer del buon Giacobazzi era stato spento. Addirittura staccato dalla rete elettrica, in ottemperanza ai consigli della mamma. Non si sa mai, qualcosa come: spegnere il gas. E la prima cosa che Elvis aveva fatto al ritorno dal campeggio militante, era
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