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sempre detto. Non me ne frega un cazzo se Carl Barks odia la Disney, deve finire quelle vignette per le sei di stasera, senza dromedari del cazzo, e se l'artrite non si scioglie, riducete la trama, intesi?
- D'accordo capo, per le sei.
Osama spense il ricevitore. Non dormiva da tre notti ed era sfinito, ma l'eccitazione gli impediva ancora di prendere sonno. Nel giro di poche ore Paperino, Zio Paperone, Archimede, Gastone...tutta Paperopoli si sarebbe prostrata verso la Mecca al canto del muezzin, in un'avventura mozzafiato disegnata per l'occasione dal grande Carl Barks. La sua ultima storia, prima di scivolare su un tappeto persiano e rompersi l'osso del collo. 
Afferro' i fogli della sceneggiatura e scorse le pagine con avidita' per l'ennesima volta. Straordinario. Chissa' se quel pervertito di Walt Disney avrebbe mai immaginato qualcosa del genere. Il monologo finale di Paperino era eccezionale: "...Se il governo americano vuole davvero far cessare attentati ed esplosioni sul territorio degli Stati Uniti, allora che la smetta di provocare i sentimenti di 1,250 milioni di musulmani. Le centinaia di migliaia di persone uccise o scomparse in Iraq, Palestina e Libano, hanno fratelli e congiunti. Per loro, ogni Ramzi Yousef sara' un simbolo e un maestro. Gli Stati Uniti, con il loro atteggiamento terrorista, li spingeranno a portare la battaglia nel cuore degli USA. Si fa di tutto per proteggere il sangue americano, mentre il massacro dei Musulmani prosegue senza limitazioni, ovunque. In questo modo gli Stati Uniti nuocciono a se stessi, ai Musulmani e ai cittadini americani..."
Gli occhi del Gran Sceicco si facevano sempre piu' pesanti, via via che i fogli si ammucchiavano sullo scrittoio. Si allungo' per alzare il volume del telefono, poi lascio' che il sonno lo vincesse, augurandosi di sognare Paperina avvolta nel chador.

Quando uno squillo violentissimo lo strappo' al torpore, il risveglio fu talmente brusco che non riusci' a ricordare cosa stesse sognando. Accosto' il ricevitore all'orecchio, mentre con sguardo rapido all'orologio si accorgeva che erano gia' le otto di sera.
- Pronto, capo, pronto...
- Rafiq, che succede?
- Cazzo capo, non lo so, le stampanti, capo, la storia, fanno di nuovo quello scherzo, si rifiutano di riprodurre i disegni, sta venendo fuori una roba tutta diversa, terribile, Paperino...Gastone...
- Maledetti bastardi...maledetti. Significa che "Paperopolis 2000 (tm)"gira ancora, da qualche parte, ma come cazzo e' possibile? Dobbiamo bloccarlo, Rafiq, bloccarlo, fosse anche il computer del padre Abramo in persona, che il suo nome sia lodato, l'Arcangelo Gabriele si infilera' tra i chip e lo fara' smettere, smettere, per sempre!

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Coincidenze.
Quando aveva udito quelle note? Da bambino, molti anni prima. Quella musica apparteneva all'infanzia, stessa categoria delle sigle dei cartoni animati giapponesi, stesso cassetto mentale. Una cerimonia di premiazione olimpica, qualcosa del genere: ecco in che occasione le aveva sentite, quelle note. Ora suonavano nella testa, solenni, galleggiando su un flusso di coscienza popolato da culi, tette & angosce finanziarie.  
Quelle note: l'inno dell'Unione Sovietica.
Elvis Giacobazzi era tornato da qualche ora. Reduce (termine appropriato) da un mese di campeggio alternativo in Sicilia. Il viaggio di ritorno era stato lungo e tragico. In piedi per ore su un treno affollato, gravato del peso di un enorme zaino. Ora, la stanchezza impediva di dormire. Gli occhi aperti vagavano nella penombra della stanza.
Quando la puntina che reggeva un lembo del poster dei Rage Against the Machine cadde, la musica nella testa si fece profonda, minacciosa. Coincidenze? 
Le note dell'inno divennero rabbiose, epiche. Due orchestre sinfoniche piu' una batteria di obici da campagna, una strumentazione da "Ouverture 1812" sparata da un sound system da diciottomila watt. Dirige l'ombra di D. Shostakovich. 
Sotto quella cascata di suoni, Elvis ricordo' di avere udito quelle note piu' di recente, molto
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