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Posocco, a cura di, Achtung banditen! Racconti di vita partigiana di Giuseppe Taffarel, ISREV, Vittorio Veneto 2005)
Taffarel usa anche intrufolarsi nella locale Casa del Fascio, dove usa la macchina da scrivere per produrre volantini antifascisti. Scoperto, dopo alcune vicissitudini prende la via dei monti e si unisce ai partigiani. Diventera' un esperto nell'uso di esplosivi, protagonista di sensazionali attentati alle linee ferroviarie usate dai tedeschi per i rifornimenti.
Il piu' guascone dei guerriglieri resta pero' il romagnolo Sirio "Silvio" Corbari, sorta di Rocambole della guerra partigiana. Per un anno Corbari e la sua brigata si dedicano a imprese beffarde, ricorrendo a trucchi e travestimenti, colpendo i nazifascisti dove meno se l'aspettano, ridicolizzandoli agli occhi della popolazione. Per i fascisti e gli agrari del faentino, Corbari e' il nemico n.1. 
Lo scovano con l'aiuto di un delatore, nella sparatoria resta ferita la sua compagna Iris Versari, che si uccide per non rallentare la fuga di Silvio e dei compagni. Fuga che, purtroppo, non avra' luogo: i "banditi" verranno impiccati a Castrocaro. I cadaveri verranno trasportati a Forli' e impiccati per una seconda volta, per non lasciare dubbi sulla fine del "Passatore di Faenza". 
Dopo un film girato negli anni Settanta (piuttosto malriuscito) e trent'anni buoni di silenzio, lentamente si torna a parlare di Corbari. Pino Cacucci gli ha dedicato un capitolo del suo Ribelli! (Feltrinelli, 2001) e Massimo Novelli ne ha raccontato la vita in Corbari, Iris, Casadei e gli altri. Un racconto della Resistenza (Spoon River, Torino 2002). 

Pochi capoversi ed ecco gia' un marasma di spunti. La Resistenza diventa le resistenze, tante resistenze di cui si rischia di perdere il ricordo. Affonda la mano e troverai piu' storie di quelle che potrai raccontare. Sono li' che ci aspettano, sono i sassi d'oro che rimangono nel setaccio, se si e' disposti a stare accovacciati nel fiume. Oggi, per strappare la tradizione al conformismo che la soggioga, c'e' bisogno di chi faccia questo lavoro.

Infine, la nostra "storia disinvolta" delle guerre d'Indocina.
Invecchia come il vino buono, questo spregiudicato Bignami sull'Estremo Oriente nel ventesimo secolo, narrazione che si alterna, bizzarra e impudente, alle pagine piene di pathos della storia di Vitaliano e a quelle dell'immaginario avvocato Zani con le sue ricerche sul lungo dopoguerra italiano. 
A distanza di qualche anno la rivisitazione storica di trent'anni di guerra, anche segreta, in quell'area, assume un'attualita' e una rilevanza rinnovate. Allora si trattava di una scelta obbligata, sebbene non priva d'azzardo: documentarsi (prima) e rendere edotti i lettori (poi) su uno scenario bellico di cui erano noti, e nemmeno a tanti, solo i contorni della fase "vietnamita". Niente sui manuali di storia; poche reminiscenze nella memoria pubblica, per lo piu' appannaggio di militanti politici di qualche decennio fa; poche o inesistenti, negli ultimi anni, le pubblicazioni in italiano. L'aiuto giunse dalla Rete, come sempre, edall'intelligence americana. Si', perche' e' proprio grazie all'apparato statale Usa, che periodicamente svuota dello svuotabile i suoi archivi, che da qualche anno in qua "the secret war in Laos" non e' piu' secret e non si nega piu' l'evidenza di migliaia di vittime e tonnellate di bombe inesplose disseminate ovunque nel "regno del milione d'elefanti e dell'ombrello bianco". 

Bisognava rendere conto al lettore del mondo in cui Vitaliano si era cacciato, e soprattutto informarlo sui dettagli del teatro bellico dove si era esibito, in anni nei quali, in via "ufficiale", la guerra non era in corso. 
Di qui la necessita' di inserire nell'oggetto narrativo la storia disinvolta dei tre fratelli principi e delle loro gesta esotiche e mirabolanti. Si trattava di documentare e raccontare, in forma rapida ma dettagliata, pro'dromi e sviluppo di un processo storico colossale, che avrebbe investito
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