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le
cose. Il vecchio compagno insiste, lui non se ne va senza la bandiera. Cercano di farlo ragionare, ma non c'e' niente da fare, lui e' deciso a rimanere seduto su quella sedia per giorni, rivuole la sua bandiera.
La bandiera per la quale ha vissuto.

Il fule'r che ce l'ha regalato si chiama Luigi Dadina. Fa parte della compagnia "Teatro delle Albe" e, insieme a Renata Molinari, ha scritto "Al placido Don. Fantasmi dal fiume", monologo teatrale recitato da lui stesso. Il testo prende spunto dalla vicenda di Vitaliano e da altre storie per parlare di guerra e di fiumi, dal Senio al Mekong, dal Savio al Don.

"Le guerre di Vitaliano" e' invece un documentario-intervista realizzato da Leo Di Paolo e proiettato in diverse occasioni. In particolare a Roma, poco prima delle elezioni provinciali, con grande scandalo del giornale di Vittorio Feltri, Libero, che al piccolo evento dedica addirittura la prima pagina. 
 Titolo, sempre quello: "Uccidere un fascista? Si deve fare", e in terza pagina servizio, cronache e lezioncina di Francesca Mambro (sic!) su odio, violenza e comunismo. Da sottolineare che in questo caso, il video offre ben pochi appigli: Vitaliano racconta in modo semplice e diretto la sua esperienza, la sua voglia di vendetta (frustrata), la sua decisione di combattere in Indocina.

[] Libero si inventa un presidio di AN nel quartiere di Casalbertone come gesto di protesta verso la proiezione del film, quando di tale presidio nessuno dei presenti si e' mai accorto ne' ha avuto notizia (nello stesso pomeriggio nella piazza del quartiere c'era, questo si', un comizio elettorale dei DS) ma degli "scandalizzati" esponenti di AN nessuna traccia.
[] La massiccia "campagna di affissione" del manifesto dell'iniziativa corrisponde poi al numero "rilevante" di ben 120 manifesti in una citta' praticamente incartata dalla campagna elettorale.
Infine, Libero pubblica una foto del tavoletto della presidenza del circolo del PRC con il manifesto che convocava l'iniziativa ed un busto. Nella didascalia si dice che e' un busto di Stalin ma e' evidente anche dalla foto che si tratta di un busto di Lenin. Difficile dire se si tratta di ignoranza o di paranoie.
(Dal comunicato stampa dell'Associazione culturale "Jenin", Radio Citta' Aperta, Circolo PRC "Guido D'Angelo")

Infine, per concludere la carrellata multimediale, c'e' il brano "Solo la mia guerra", dei rapper romani Primo & Squarta (membri dei Corveleno), dove Danno dei Colle der Fomento declama il verso: "e ogni mia storia da raccontare / e' solo un'altra ascia da dissotterrare". L'album si chiama Bomboclat (Antibemusic, 2004).
La nostra speranza e' che grazie a questa ripubblicazione emergano ancora altre asce, perche' mai come adesso ce n'e' stato bisogno.       

Mai come adesso. 
La Resistenza e' in gran parte ridotta a vulgata di corto respiro. Nemmeno chi ne rivendica l'eredita' conosce le sfaccettature, la complessita' del fenomeno, i fatti salienti. Spesso si accettano come premesse le falsificazioni e i cliche's diffusi dalla parte avversaria. Ci si limita - quando va bene - a pochi distinguo su questioni marginali. Un esempio: "Certo, e' vero che la guerra partigiana non fu determinante sul piano militare, ma..." Dopo una simile concessione, qualunque enunciato segua il "ma" sara' debole, inutile, patetico. 
Una variante molto in voga e': "Si', al contrario di quanto avvenne in Francia, in Jugoslavia o in Grecia, in Italia la lotta armata inizio' tardi, quando la vittoria alleata era ormai sicura, pero'..." 
Sono distorsioni interessate, che gli antifascisti non dovrebbero accettare. La guerra partigiana fu determinante, anche in Italia e anche sul piano militare. Il sabotaggio delle linee di rifornimento, le vittorie in alcune importanti battaglie campali, la liberazione di grosse porzioni di territorio (le "repubbliche partigiane"), l'esecuzione mirata di esponenti di spicco della Rsi, la continua guerra psicologica (portata avanti anche con
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