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Venturi, al battesimo del fuoco, spara nel buio insieme a un compagno.
L'indomani, quando il maggiore Mario Musolesi - "Lupo" - viene a conoscenza dell'accaduto, pare voglia far fucilare il comandante della spedizione, per essersi fidato di indicazioni poco attendibili circa il "signorotto fascista" da punire. Alla fine, sceglie una punizione meno cruenta.
Durante la stesura di 54, abbiamo ritrovato lo stesso episodio leggendo Il sole di Monte Sole. L'autore attribuisce gli spari di quella notte ad Ettore Ventura "Aeroplano", un partigiano noto per la scarsa disciplina e lo spirito guascone. Forse, viene da pensare, l'uomo giusto per coprire una vicenda sbagliata. Probabile che in un primo momento, per non gettare troppo discredito sulla brigata, si sia diffusa la voce che sia stato lui a prendere l'iniziativa.
Per fortuna Carlo Venturi, che non si tiro' indietro al momento di fucilare Tartarotti, non lo ha fatto nemmeno di fronte a questa "brutta storia".

Come ampiamente previsto, le scorribande letterarie del "vietcong romagnolo" su e giu' per la penisola inciampano presto nell'inevitabile strascico giudiziario. 
Alla Facolta' di Scienze Politiche di Perugia, in occasione dell'incontro organizzato dalle associazioni "L'Altrasinistra" e "La luna e i falo'", alcuni studenti di Alleanza Universitaria (AN in versione ateneo) registrano l'intervento di Vitaliano per poi trascriverlo (si fa per dire) e informare preside e rettore, giornali e Procura della Repubblica. Il bello e' che costoro, lungi dall'essere "mimetizzati" tra il pubblico, sono al contrario molto ben riconoscibili: gli unici a non applaudire, sguardo fisso, occasionali risatine Vitaliano si diverte a fissarli per tutto il tempo, con aria truce, poi, per mettere alla prova il loro acume, si  autoaccusa del classico delitto da campagna elettorale: regolamenti di conti avvenuti nel Dopoguerra e mai accertati dalla polizia. Cosi', una di quelle cose che uno, se le ha fatte, va a raccontarle all'Universita'... I pesci, com'e' ovvio, abboccano e il caso Ravagli esplode su tutti i giornali, dalla Nazione al Messaggero, dal Corriere dell'Umbria alla penna di tale Francobaldo Chiocci, che scrive un articolo su Il Giornale (edizione nazionale), fatto tutto di morceaux choisis, equivoci e manipolazioni. Interessante notare che, a due mesi dalle elezioni del 2001, gran parte dei titoli non si concentra sul presunto reato di omicidio (forse intuendo che non c'e' trippa per gatti). Vitaliano ha dichiarato che anche oggi, se i fascisti ("coloro che hanno stuprato, torturato e ucciso") tornassero al potere, bisognerebbe sparargli addosso. Questa affermazione ipotetica, discutibile ma non certo scandalosa, riferita a un ben preciso gruppo di individui (i fascisti stupratori e assassini), viene letta come "istigazione all'odio", invito a uccidere esponenti dell'attuale destra, e addirittura cosi' parafrasata nel richiamo in prima pagina de Il Giornale: "Se il Polo vince, bisogna sparare". Che dire di un simile lapsus?
La denuncia, neanche a dirlo, e' ben presto archiviata.

Le nostre asce, tuttavia, non si incrociano solo con altre asce: anche con falci, forconi, chiodi e martelli. Da libro stampato, Asce di Guerra trasmuta, diviene storia narrata con altri linguaggi e strumenti. 
Un giorno ci arriva una lettera. E' firmata "e fule'r", in dialetto romagnolo "il contafavole", nella tradizione di quelle terre una sorta di cantastorie itinerante. Contiene questo piccolo racconto:

Subito dopo la svolta della Bolognina, in un paese vicino a Ravenna, in sezione si svolse un assemblea dove i compagni si divisero i beni accumulati negli anni. Il bar al PDS, la sala delle riunioni a Rifondazione, e cosi' da bravi fratelli fino a dividersi anche le piccole cose.
Il giorno dopo un vecchio compagno si presenta dicendo che la bandiera spetta a lui. Tutti gli ricordano che il giorno prima, all'assemblea, democraticamente, si era deciso tutti insieme come dovevano andare
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