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l'unico di madre africana, medaglia d'oro al valore, tenente dell'esercito inglese, mentre la "Patria" l'ha esentato dagli obblighi di leva: il Duce non vuole meticci tra le file dei suoi militari. Come si legge ne Il manuale del fascista, sorta di catechismo nero edito da Mondatori nel'42 e regalatoci in fotocopia da Mirco Zappi: "Il meticcio e' un essere moralmente e fisicamente inferiore, facile vittima di gravi malattie e inclinato ai vizi piu' riprovevoli. L'incrocio fra due razze e' nocivo ad entrambe. Il prestigio di razza non si mantiene, se viene mischiato il sangue. La superiorita' della nostra razza e' una realta' storica e attuale"
Per questa storia, che ancora attende chi la racconti come merita, dobbiamo ringraziare la sorella di Giorgio, Isabella - "mondina nera" in Riso Amaro di De Santis - e suo nipote Antar, che aveva letto Asce di Guerra e da tempo voleva contattarci. Per un caso del destino, ci siamo incontrati grazie a un amico comune, la carne e le ossa che hanno ispirato il personaggio di Fefe, fratello di Angela in 54.

A proposito di patria e internazionalismo: dopo l'uscita di questo romanzo, per un certo periodo abbiamo cullato l'idea di raccogliere in volume diverse storie di volontari italiani che hanno combattuto guerre altrui'. Il progetto e' poi evaporato, ma nel frattempo siamo riusciti a conoscere Umberto Fusaroli Casadei, classe 1926, partigiano di Bertinoro, padre e zio uccisi dai nazisti, che la rivoluzione ando' a portarla in Mozambico contro i fascisti portoghesi, al fianco di Samora Machel. Fusaroli Casadei ha scritto una monumentale autobiografia, speriamo che prima o poi venga pubblicata.
Abbiamo raccolto anche diverse storie di italiani nella Resistenza jugoslava, in molti casi coronate da un finale amaro:  la fuga oltre confine o la "rieducazione" a Goli Otok, l'isola istriana per l'internamento delle "spie di Stalin". Gran parte del materiale ci e' servito per costruire il personaggio di Vittorio Capponi in 54. Poi, quasi per osmosi, molte altre asce riesumate in quel periodo hanno trovato tra le pagine di 54 il loro habitat ideale: le vicende della Brigata Stella Rossa, descritte con dovizia di particolari da Giampietro Lippi nel libro Il sole di Monte Sole (Anpi, Bologna 1995) uno dei tanti regali di Mirco Zappi; il funerale del comandante Bob a Imola, nel 1954; il personaggio di Bottone (ispirato allo stesso Vitaliano), l'imperatore Bao Dai al casino' di Montecarlo. 
Non a caso, nella spilla con l'immagine di Cary Grant che la Fnac spagnola ha regalato ai primi acquirenti di 54, la frase che attraversa la fronte del divo di Hollywood e' "Las historias son hachas de guerra que hay que desenterrar."

Parlando della Brigata Stella Rossa, non possiamo dimenticare il libro di Carlo Venturi, Ming tra i ribelli (Aspasia, Bologna s.d.), che ci ha permesso di risolvere un piccolo giallo di sessant'anni prima, dimostrando una volta di piu' che sono le storie a venire in cerca di noi, e non viceversa.
A meta' degli anni Novanta Wu Ming 2 legge il romanzo di Chiara Ghigi La nube ardente (Pendragon 1996), ispirato ai fatti di Marzabotto e dintorni. La protagonista vive da sfollata in una casa padronale. La sua famiglia offre appoggio e ospitalita' a partigiani della Stella Rossa e renitenti alla leva. Una notte, sentono sparare sull'aia. La mattina scoprono che ignoti assalitori hanno ferito un giovane contadino e ucciso un partigiano. L'identita' dei colpevoli rimane misteriosa. 
Nel suo libro di memorie, Venturi racconta l'episodio "dall'altra parte". Un pomeriggio il comandante della sua compagnia gli ordina di unirsi a una spedizione punitiva nei confronti di un signorotto fascista. Il drappello incaricato parte alle nove di sera. La descrizione degli eventi e' identica a quella del romanzo, cambia solo il punto di vista: i cani abbaiano, ombre attraversano l'aia, i partigiani intimano l'alt, chiedono la parola d'ordine e la risposta e' il clic di un'arma che viene caricata.
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