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oltre quattro anni, le pagine che ci riempiono ancora di meraviglia e di orgoglio sono quelle dei "Sentieri dell'odio", non quelle del "nostro" Daniele Zani. 
La vera voce di questo romanzo-biografia e' quella di Vitaliano Ravagli. Ogni volta che viene riletta o ri-narrata, la potenza della sua storia lascia a bocca aperta. Ha il respiro di un'odissea che va dal fiume Senio al Mekong, dalla Resistenza alle lotte di liberazione post-coloniali. La storia di un personaggio scisso tra due epoche e tra due continenti, incapace di ritrovare il bandolo di una vita segnata da sofferenze incredibili. Insomma un personaggio che se non fosse vero, vivo, qui accanto a noi, sarebbe davvero "da romanzo". 
Al suo fianco, i combattenti partigiani che intervistammo per completare la ricerca. Con le loro memorie avremmo potuto riempire altrettanti libri.

Asce di Guerra e' una narrazione che sfugge da tutte le parti, che forza costantemente la griglia in cui avevamo pensato di costringerla, mettendo a dura prova - e a tratti anche travolgendo - le nostre capacita'. E' un oggetto narrativo con difetti di fabbricazione. Forse per questo siamo cosi' affezionati a questo libro. Per la sua irriducibilita', il suo essere un perenne scalo e punto di transito verso luoghi lontani della storia e del mondo. Proprio le mille possibili diramazioni, le finestre che si aprono, le vicende che si affastellano in queste pagine, hanno fatto si' che Asce di Guerra continuasse a scriversi e riscriversi. 
Sotto lo strato di reperti portati in superficie ne esistono altri, un deposito sepolto di asce di guerra. Continuammo a scovarne mentre andavamo in giro per l'Italia insieme a Vitaliano. Ogni volta il libro si sarebbe potuto ampliare, trasformare, come il codice-sorgente di un software libero. 
Si potrebbe dire che a tutt'oggi esistono molte versioni di Asce di Guerra, pubbliche o personalizzate, a seconda del grado di condivisione che hanno raggiunto. 

In uno di questi apocrifi si narra la storia di Spartaco Perini, da Ascoli Piceno. Lo riconoscete dalla dedica, perche' c'e' anche il suo nome, oltre a quelli di Teo e dei ribelli karen Johnny e Luther. 
Spartaco, coetaneo di Carla Capponi, di famiglia comunista, combatte in Grecia e in Russia con gli alpini, nell'Armir. Quattro giorni dopo l'armistizio, il 12 settembre, guida la resistenza che un gruppo di cittadini e soldati oppone a un battaglione nazista, deciso a occupare una caserma di Ascoli. In quell'occasione, i civili riescono a difendersi con vecchi moschetti rubati alla Casa del Fascio, perche' i comandanti della caserma si rifiutano di mettere a disposizione le armi. Respinti i nazisti, l'intero nucleo combattente si trasferisce sul Colle S.Marco, subito sopra la citta', in attesa di un qualche aiuto dagli Alleati. Arrivano invece i tedeschi, con un rastrellamento in grande stile. I caduti di quel 3 ottobre sono i primi della Resistenza antifascista sul territorio italiano. Spartaco riesce a sganciarsi, a raggiungere gli inglesi e a unirsi a loro in diverse azioni. Nel dopoguerra, lo accusano di collaborazione col tedesco invasore, forse perche' ha cercato di far processare i comandanti  militari che hanno negato le armi ai civili indifesi. 
Quando lo incontriamo, sono passati alcuni mesi dalla consegna della Medaglia d'oro per la Resistenza alla citta' di Ascoli. Spartaco ha manifestato tutto il suo disappunto, perche' grazie al merito di pochi si e' onorata una comunita' che mai brillo' per il suo antifascismo e, soprattutto, perche' a ricevere la medaglia e a farsi bella per l'arrivo del Presidente della Repubblica c'era una giunta di destra, con molti esponenti dal passato missino. In quella battaglia gli sono stati vicini solo i ragazzi del centro sociale autogestito, mentre l'Anpi ha preso le distanze, e l'amministrazione si e' guardata bene dall'invitarlo alla cerimonia. Il giorno della commemorazione, insieme ad alcuni ragazzi, e' stato fermato e denunciato per aver scritto con lo
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