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Guglielmi), nonche' ovviamente dal compagno Gap (Vitaliano Ravagli).
Gli ultimi ringraziamenti vanno a: Wu Ming 5 (Riccardo Pedrini); Cinzia e Licia per la copertina; Marco Dimitri, il nostro webmaster (http://www.wumingfoundation.com); Roberto Santachiara, hasta siempre comandante!
Terminato e spedito all'editore il 4 luglio 2000.




Postfazione 2005


La stesura di Asce di Guerra e' avvenuta in presa diretta, man mano che l'indagine si sviluppava e noi ci muovevamo nelle varie direzioni della storia. Ci siamo subito resi conto che la vicenda di Vitaliano Ravagli necessitava di una contestualizzazione storica: la Resistenza e la "lunga liberazione" da un lato, le guerre d'Indocina dall'altro. Inoltre, negli stessi mesi, ci trovavamo ad assistere e a prendere parte alla nascita di un movimento intercontinentale che, dal Chiapas a Porto Alegre, da Que'bec a Praga e all'Italia, modificava l'immaginario collettivo. 
Come se non bastasse, si presentiva gia' la de'bacle elettorale verso cui la sinistra correva a testa bassa. Grazie a un processo suicida di rimozione della propria storia e a scelte tanto scriteriate quanto liberticide (come l'istituzione dei Centri di Permanenza Temporanea per migranti), si spianava la strada all'avvento di una destra di governo che avrebbe riproposto con mezzi moderni antiche sciagure. Mentre nel mondo nasceva un movimento d'opposizione di massa al neoliberismo, la sinistra istituzionale si rendeva sempre piu' succube di quell'ideologia, finendo per perdere la propria ragion d'essere. 

Sentivamo l'esigenza di sottolineare l'aggancio tra ieri e oggi, in un gioco di rimandi tra esperienze ed epoche diverse. Far precipitare sul presente l'antico dibattito sulla "Resistenza tradita", cioe' lo scollamento tra movimenti sociali e vertici politici, fotografandolo nella sua versione contemporanea.    
Invece di limitarci a raccontare il passato, lasciando ai lettori i paralleli con il presente, abbiamo deciso di inserire nell'oggetto narrativo un filone contemporaneo, quasi giornalistico. Nasceva cosi' l'alter ego degli autori, il giovane avvocato Daniele Zani, per ripercorrere non solo le tappe della nostra indagine, con lo stesso stupore che provavamo noi scavando tra le macerie della storia, ma anche episodi ed esperienze "di piazza" che ci trovavamo a vivere in prima persona. Proprio perche' in quel momento, all'inizio del nuovo millennio, c'era la sensazione di assistere a qualcosa di importante. Dopo un silenzioso quarto di secolo, per la prima volta a Seattle, sul finire del 1999, le societa' opulente dell'emisfero settentrionale avevano avuto un sussulto. Un piccolo sisma andava espandendosi fino a coinvolgere milioni di persone, dal Nordamerica all'Europa, collegandosi alle forme di resistenza al neo-liberismo nel Sud del pianeta.  

Paradossalmente, dal punto di vista narrativo, e' proprio questo il punto debole di Asce di Guerra. Forse perche' (almeno per noi) e' piu' facile raccontare il presente attraverso il passato, che trasformare il presente stesso in narrazione epica. Quello che nella forma del reportage funziona e restituisce l'atmosfera di certe situazioni collettive, trasferito in un modello piu' letterario rischia di risultare piatto o didascalico. 
Inutile negarlo: per raccontare il movimento globale degli anni Duemila, alcune pagine del nostro bollettino telematico Giap sono state assai piu' efficaci di quelle "romanzate" di Asce di Guerra. E non consola la consapevolezza del senso politico con cui le scrivemmo, non importa che in quel momento ritenessimo giusto scriverle. Il metro per giudicare un racconto e' l'efficacia narrativa. Ogni scrittore deve saper riconoscere il proprio limite e applicarsi per superarlo, se ci riesce. 
La tempistica della stesura, in quel caso, non ci venne in aiuto. Scrivemmo il libro in poco piu' di dodici mesi, mentre tutto, intorno a noi, cambiava rapidamente e influiva sulle nostre vite. Prova ne sia il fatto che, a distanza di
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