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latinizzazione dei nomi laotiani. Abbiamo adottato quello proposto nel 1994 dal prof. Peter Koret, con le modifiche introdotte da Martin Stuart Fox, autore di A History of Laos, Cambridge University Press, 1997. Si e' fatta eccezione per la capitale Viang Chan, "nota" in occidente come Vientiane. Chi volesse approfondire la conoscenza del Laos con una ricerca su Internet, tenga presente che S?phanuvong diventa "Souphanouvong", Suvanna Ph?m?  diventa "Souvanna Phuma", Phetxar?t diventa "Phetsarath".
Per i nomi cinesi un sistema standard esiste, e' il pinyin, che essendo l'unico riconosciuto dalla Cina Popolare ha ormai soppiantato il vecchio Wade-Giles (es. Mao Zedong anziche' Mao Tse Tung). Per motivi tecnici, in occidente se ne usa spesso una versione semplificata, priva di segni tonali (es. Mao Zedong anziche' Mo Ze'd?ng). Abbiamo adottato tale trascrizione. Si e' fatta eccezione per nomi rimasti ancorati alla precedente trascrizione (es. Chiang Kai Shek anziche'  Jiang Jieshi).
Per i nomi vietnamiti ci siamo adeguati alle trascrizioni in uso nella pubblicistica italiana degli anni Sessanta e Settanta.
Grazie a: Roberto Sassi, per averci chiarito il dibattito sulla "onda umana" all'interno del Partito Comunista Cinese; Sergente Ervin "Dave" Davis dell'Aviazione americana, reduce della guerra in Laos; Allegra Calderoni, per aver trovato la storia di Fausto Ferro.
I due piu' importanti siti sul Laos visitati da Zani sono:
http://www.vientianetimes.com
http://www.angelfire.com/in/Laos
"I'm prepared to scour the Earth for this motherfucker. If Butch goes to Indochina, I want a nigger hidin' in a bowl of rice, ready to pop a cap in his ass." (Marsellus Wallace, Pulp Fiction, 1994)

Postilla sui regimi nati dalle guerre d'Indocina:
Il movimento socialista mondiale, anzi ogni forma di movimento antisistemico, cosi' come ogni rivoluzione e ogni stato socialista, sono stati prodotti in tutto e per tutto dal capitalismo storico [] percio' riflettevano tutte le contraddizioni e tutti i vincoli del sistema. Non potevano e non possono fare altrimenti.
I loro difetti, i loro limiti, i loro effetti negativi sono tutte cose che hanno molto piu' a che vedere con il fatto che questi stati continuano a essere dislocati nelle zone periferiche e semiperiferiche dell'economia-mondo capitalista, che non con le caratteristiche peculiari di un nuovo sistema socialista. Le poche briciole che sono state a disposizione delle classi lavoratrici, nel capitalismo storico, sono sempre state concentrate nelle aree centrali.
Il giudizio sui movimenti antisistemici e sui regimi da loro creati puo' consistere solo nel chiedersi quanto grande sia stato il loro contributo alla lotta mondiale per la transizione dal capitalismo a un ordine-mondo egualitario e socialista. [] Ogni spinta positiva ha comportato conseguenze positive ma anche negative. Ciascuna debolezza del sistema in una direzione lo ha rafforzato in un'altra direzione. Ma non necessariamente allo stesso livello! La questione e' tutta qui.
Non c'e' dubbio che il contributo maggiore dei movimenti antisistemici sia consistito nella loro fase di mobilitazione. Nell'organizzare la ribellione, nel trasformare la coscienza, essi sono stati forze liberatorie [] Una volta che questi movimenti hanno assunto il potere politico nelle strutture statali, essi hanno agito meno bene, perche' sono cresciute in proporzione geometrica le pressioni [interne ed esterne] affinche' modificassero la loro spinta antisistemica. Tuttavia, cio' non ha significato un bilancio del tutto negativo []
La lotta per la liberta', l'eguaglianza e la fraternita' si protrarra' a lungo e il luogo della lotta si spostera' sempre piu' all'interno della comunita' mondiale delle forze antisistemiche. (Immanuel Wallerstein, Il capitalismo storico, Einaudi, Torino 1985)

Infine
Questo libro e' stato scritto da Wu Ming 1 (Roberto Bui), Wu Ming 2 (Giovanni Cattabriga), Wu Ming 3 (Luca Di Meo) e Wu Ming 4 (Federico
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