<A HREF="ascediguerra_secondaparte058"><</A>
ci facevano vedere solo quello che volevano loro, ma io per strada ci camminavo e non vidi nemmeno un mendicante, mentre oggi ce ne sono migliaia. Mi colpi' anche il fatto che tutti i giovani parlassero due o tre lingue. 
Benche' sospettassi che lavorasse per qualche ufficio politico importante, ero sicurissimo che Casimiro fosse un mio connazionale, perche' parlava un perfetto italiano. Siccome si riferiva spesso a Togliatti chiamandolo "Ercoli" (lo pseudonimo con cui aveva trasmesso da Radio Mosca durante l'esilio), pensai che fosse arrivato a Mosca insieme a lui trent'anni prima e poi fosse rimasto, forse perche' si era fatto una famiglia. Mi racconto' di serate trascorse all'Hotel Lux fra esuli antifascisti di diversi paesi. 
Solo molti anni piu' tardi scoprii che "Casimiro" era un ebreo russo e si chiamava Kazimir Kobelianskij. Era nato a Parigi nel 1904, aveva frequentato il ginnasio a Firenze e preso la maturita' classica al liceo "Visconti" di Roma, dov'era diventato amico del futuro dirigente del PCI Giorgio Amendola. Nel 1923 era stato arrestato dai fascisti, e al suo rilascio era tornato a Mosca, per lavorare come interprete presso il Komintern. Il 22 febbraio 1926 era stato l'interprete nel famoso scontro Stalin-Bordiga, ultimissimo affondo dell'opposizione di sinistra in seno all'Internazionale, prima della stabilizzazione che porta il nome di uno dei due contendenti. Dal '27 al '29 era stato membro dell'Esecutivo dell'Internazionale giovanile comunista, dove aveva lavorato gomito a gomito con Luigi Longo. Dopo il VII Congresso del Komintern (1935) era stato nominato vice del leader cinese Wang Ming, il quale, chissa' perche', dirigeva l'attivita' dei partiti comunisti in America Latina. Nel '36 era stato mandato in Spagna, come interprete presso lo Stato Maggiore dell'Aviazione repubblicana e per i servizi d'informazione sovietici. Per tutti gli anni Quaranta aveva lavorato a Radio Mosca nelle redazioni in lingue estere. Quando lo incontrai, insegnava all'Accademia di Relazioni Internazionali di Mosca. 
Scoprii tutto questo descrivendo Casimiro a Mirco Zappi, che aveva vissuto in URSS. Mi chiese: 
Ma questo Casimiro ti sputazzava in faccia mentre parlava?
E io:  Me l'ha praticamente lavata, la faccia!
Allora non c'e' dubbio: era Kobelianskij.

Per diverse sere di fila Casimiro mi condusse all'Hotel Metropol, proprio di fronte al teatro Bolshoi. Era un luogo di mondanita' e lusso, frequentato da diplomatici stranieri, funzionari del Partito e belle donne in cerca di pastura. Ricordo un grande salone con al centro una fontana, lunghi tavoli dove ci si sedeva tutti insieme, e l'orchestra che suonava. Al nostro tavolo c'erano ufficiali in divisa, molto alla mano, e altre persone in borghese che invece non ridevano mai. O meglio, ridevano solo quando rideva Casimiro. E questo mi fece capire che doveva essere un tizio importante. Parlammo di tante cose e anche dell'Indocina. All'epoca non si diceva ancora "guerra del Vietnam", quell'espressione fu introdotta dagli americani ed e' posteriore al '64, all'incidente del Golfo del Tonchino. 
La prima sera parlammo a lungo della situazione internazionale, e io ebbi netta la sensazione che, se avessero potuto, quei funzionari e quei militari sarebbero intervenuti in appoggio alla Repubblica Democratica del Vietnam e ai comunisti laotiani, magari formando brigate internazionali. Casimiro mi assicuro' che avrebbe fatto del proprio meglio per "muovere le leve giuste", ma ormai era tardi, il quadro era sempre piu' confuso e la guerra era stabilmente nell'orbita cinese. 
Le altre serate furono piu' allegre, io tenevo banco con le mie battute, Casimiro traduceva e gli altri ridevano a crepapelle. Di certo non corrispondevo ad alcuno stereotipo sui comunisti occidentali, ero ben vestito e gaudente, in visita assieme a una comitiva di capitalisti.
L'ultima sera al Metropol, Casimiro mi presento' una donna bellissima, coi capelli color oro e gli occhi verde giada.
<A HREF="ascediguerra_secondaparte060">></A>