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Versailles. Il proprietario ce la affitto' per pochi soldi, purche' noi la restaurassimo a nostre spese. Io, da bravo ebanista, costruii i mobili nuovi. Entrammo sollevati, anzi, inebriati nella nuova casa e nel nuovo decennio. 
Quell'anno decisi di farla finita con la cooperativa e venni assunto come commesso viaggiatore da un'azienda di elettrodomestici. C'era il "boom" economico, e io giravo per la Romagna vendendo frigoriferi, televisori e lavatrici. In quel periodo avevo dei contatti con l'URSS,  di piu' non posso dire. Avrei voluto andarci, in Russia, per toccare con mano i risultati del socialismo e anche per capire come mai al Cremlino non si facesse di piu' per l'Indocina, dove si combatteva di nuovo, anzi, non s'era mai smesso. Insomma, arrivo' la fine del 61, e io vinsi il premio come miglior venditore dell'anno. Il premio consisteva in un viaggio offerto dalla Triplex, assieme a rappresentanze di industriali, e si potevano scegliere diverse destinazioni, tra cui l'URSS, perche' con Krusciov s'era cominciato a parlare di "distensione" e "coesistenza pacifica", e diverse imprese dell'Europa occidentale guardavano con curiosita' al potenziale nuovo mercato. 
Non esitai un istante e dissi: 
Io sono un comunista, e voglio andare nel paese del socialismo. Pero', proprio perche' sono un comunista, so che il governo non mi concedera' mai passaporto e visto d'uscita. 
Feci comunque la richiesta in questura, senza crederci troppo. Attraverso i miei canali, informai il mio contatto in URSS, facendogli notare che mi si presentava un'occasione irripetibile ma che se non si muoveva qualcuno ai piani alti 
Dopo qualche giorno, o forse qualche settimana, non ricordo bene, venne a prendermi un'auto della polizia per portarmi a Bologna. Non capivo cosa stesse succedendo, finche' non mi trovai davanti alla scrivania di Massagrande, si' proprio lui, che era diventato questore a Bologna. Si ricordava bene di quel ragazzo che dieci anni prima faceva casino alle manifestazioni, e mi chiese: 
Cos'hai combinato stavolta?  
Ipotizzo' che presso il ministero fosse intervenuto qualcuno della legazione sovietica, poi mi consegno' tutti i documenti per l'espatrio. Un'ora dopo ero di nuovo a Imola, felice e perplesso. Ancora oggi non so cosa successe effettivamente "ai piani alti".
E cosi', nell'aprile del '62, partii per Mosca con la copertura ufficiale di un viaggio-premio. All'imbarco non ci ruppero i coglioni perche' quella era una comitiva di imprenditori, interessata al denaro piu' che alla politica. 
Non si era ancora al culmine della crisi russo-cinese, ma le polemiche tra Mosca e Pechino duravano almeno dal XX congresso del PCUS, l'inizio della "destalinizzazione" nel 56. 
La Cina rifiutava la "coesistenza pacifica" e accusava l'URSS di imborghesimento. 
L'URSS accusava la Cina di incoscienza nel voler portare l'umanita' sul baratro della guerra nucleare. 
Krusciov sarebbe stato deposto due anni piu' tardi, forse immolato sull'altare di una riconciliazione che non ci fu, negli stessi giorni del primo test atomico cinese nel Xinjiang.
Mi alloggiarono al terzo piano dell'Hotel Minsk, un edificio modernissimo sulla via Gorkij (oggi via Tvie'rskaja). Il commissario politico era una donna. Quasi subito venne a prendermi un signore basso di statura, coi capelli arruffati alla Gramsci ma tutti bianchi, che si presento' come "Casimiro" e si rivolse a me chiamandomi "compagno Gap". Capii subito che doveva essersi attivato il mio contatto. 
Nelle due settimane di permanenza a Mosca lo incontrai tutti i giorni e tutte le sere. Gli chiesi in che modo mi avessero fatto ottenere il passaporto, lui mi sorrise e si strinse nelle spalle. Non gli feci piu' domande indiscrete.
Mi accompagno' per Mosca, mi mostro' la Piazza Rossa, il Mausoleo di Lenin, la metropolitana La gente era tutta vestita in modo decoroso. Con la comitiva, ci fecero visitare l'Universita' di Mosca, dove c'era un microscopio per ogni banco. D'accordo, magari
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