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overdose. Una volta, durante una sparatoria, vedo uno dei compagni che mentre riempie i caricatori, si spara una pugnetta! La tensione era talmente alta che doveva allentarla in qualche maniera, per non esplodere. Capisci di cosa sto parlando?

In certe sparatorie che duravano per ore, coi timpani che ti sanguinavano e i compagni che ti morivano al fianco, ti sembrava di impazzire, pensavi che non ce l'avresti fatta a resistere un minuto di piu' e avresti dato qualsiasi cosa per un attimo di silenzio. E qualcuno perdeva il controllo, perdeva anche l'istinto di sopravvivenza e si buttava fuori allo sbaraglio. Ho bene impressa l'immagine di un compagno che esce allo scoperto e si mette a ballare davanti ai nemici! Ti giuro: a ballare! Non gliene fregava piu' niente di vivere, si era talmente assuefatto all'adrenalina, che aveva bisogno di aumentare la dose, di rischiare sempre di piu'. O di farla finita.
 
Non ricordo il momento preciso in cui ho preso la decisione di andarmene. Devo averla maturata nel corso di quegli ultimi mesi. Alla fine ero disgustato da tutto, anche da me stesso. Ero stanco di ammazzare, ne avevo ammazzati troppi. 
Le tacche non erano piu' impresse sul calcio dell'arma, ma nella mente. Ed erano tante.
Mi fermai e dissi basta.

75
Tre fratelli, lo zio Ho e lo zio Sam
(Storia disinvolta delle guerre d'Indocina. Vietnam)



Se proprio volete, fate pure, andate a combattere nelle giungle vietnamite. I francesi ci hanno combattuto per sette anni, ma alla fine hanno dovuto rinunciare. Forse voi americani potrete durare un po' piu' a lungo, ma alla fine dovrete rinunciare anche voi.

Nikita Krusciov , 1963


Il vecchio siede sull'uscio della capanna e studia le abitudini dei soldati. Ha molto tempo a disposizione, con la figlia in galera, il figlio al Nord e la terra confiscata. Dall'accampamento vicino al villaggio, la soldataglia viene a razziare e a tormentare gente che non ha nulla per difendersi. La necessita' e' madre dell'invenzione, e il Vietnam del sud e' una gigantesca fucina dove qualunque oggetto puo' trovare un utilizzo inaspettato, diventare un'arma delle piu' temibili, o una trappola mortale. Grazie all'immaginazione di tutti, una moltitudine all'apparenza inerme puo' resistere alla piu' grande potenza militare mondiale. 
Il vecchio vede che, appena rientrati all'accampamento, i soldati si tolgono le scarpe e camminano scalzi. Un giorno prende alcune manciate di fagioli e le mette a bagno nell'acqua. Quando sono molli, ci nasconde dentro degli aghi, poi li mette a seccare al sole.
Qualche tempo dopo, fingendo di volersi ingraziare gli ufficiali, porta un cesto di frutta all'accampamento e lascia cadere i fagioli tutt'intorno. I soldati li calpestano, gli aghi si rompono nella pelle indurita della pianta dei piedi. Nel clima vietnamita, le ferite s'infettano subito. La mattina seguente, ben pochi soldati sono in grado di camminare.
Ma il vecchio non e' soddisfatto, pensa che puo' fare di meglio: cerca nella giungla un piccolo serpente velenoso, poi lo chiude in una bottiglia con acqua, sale e decine di aghi. Lascia l'animale a macerare, quindi infilza i fagioli con gli aghi avvelenati.
Dopo qualche giorno, un terzo della guarnigione e' ricoverato in ospedale, e l'accampamento e' senza difese. Il vecchio avvisa l'unita' partigiana, ancora male armata e disorganizzata, che attacca di sorpresa e ottiene cosi' la sua prima vittoria. Coi fucili mitragliatori conquistati in quell'azione, di battaglia in battaglia, i vietcong finiranno per sottrarre agli americani anche pezzi d'artiglieria.
Anni dopo, il vecchio dichiarera' a Madeleine Riffaud: I nemici non sono forti come si crede. Per sconfiggerli basta riflettere e avere pazienza. 
Non e' vero che la resistenza vietnamita non abbia una forza aerea. I contadini hanno sistemato intorno ai villaggi molti alveari di api selvatiche o enormi calabroni. Poche punture bastano per causare uno shock anafilattico, che nella giungla
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