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cercare protezione a Pechino, dove nessuno ha voluto respingere l'atto di sottomissione di un antico vassallo del Celeste Impero. 

8) Vecchio proverbio di eta' coloniale: "I Vietnamiti piantano il riso, i Cambogiani lo guardano crescere, i Laotiani lo raccolgono".

9) Un aspro dibattito riguarda il nome del paese e dei suoi abitanti. "Lao" contro "Laos" e "Lao" contro "Laotiani". I sostenitori di "Lao", affermano tra l'altro che "Laos" assomiglia molto, nella pronuncia americana, a louse (pidocchio). Un grave attentato alle sacre regole del politically correct. Inoltre, la "s" in fondo al nome sarebbe solo un retaggio del plurale francese, nell'espressione Territoire des Royaumes laos (Territorio dei Regni laotiani). Gli altri affermano che il termine compariva gia' in un dizionario portoghese pubblicato a Macao, che e' normale chiamare un paese con nomi diversi in lingue diverse (come per Deutschland, Allemagne, Germany), che allora bisognerebbe dire Viang Chan invece di Vientiane
Che destino puo' avere un paese che ancora non riesce a imporre il proprio nome? 
Probabile che i Lao, o Laotiani, alzerebbero le spalle: baw pen nyang, non importa

72
Sentieri dell'odio
(La ragazza Ra-de)


Camminiamo da oltre dodici ore. Il confine col Vietnam e' molto vicino, a est, lungo la dorsale che ci sovrasta. Sappiamo che nella zona sono nascosti molti reparti del Vietminh, piazzati da Hanoi a controllare la frontiera, ma e' difficile incontrarli. Gli abitanti dei villaggi laotiani ne parlano con ammirazione. Da loro hanno imparato a scavare grotte e cunicoli sotto le montagne, per difendersi e trasferirsi nel sottosuolo, quando restare in superficie diventa troppo rischioso. Le viscere della terra accolgono ospedali, piccole fabbriche di manutenzione delle armi, magazzini per il cibo e persino scuole.
Al tramonto, arriviamo in vista di un villaggio, avvolto da una folta boscaglia. Il luogo e' nascosto e ben protetto, ideale per una sosta. Resta da scoprire se sia abitato da gente ostile.
Ci fermiamo a ridosso delle prime capanne, pronti a ogni evenienza. Dopo qualche minuto un gruppo di uomini dall'aria pacifica avanza verso di noi. Sono il chau meuang e i suoi dignitari che vengono a darci il benvenuto. Il nostro comandante gli va incontro e viene accolto con inchini riverenti, a mani giunte. Doi Knoi, ripete piu' volte il capo villaggio. Possiamo stare tranquilli. Ci offrono del cibo e alla sera danze, canti e tamburi festeggiano il nostro arrivo.

Al mattino seguente, prima che il caldo umido diventi insopportabile, scendo verso il ruscello a lavare i vestiti e a darmi una pulita. Lontano dagli sguardi dei bambini, mi spoglio e vado a sdraiarmi dove l'acqua e' piu' fonda. Sembra di non poter desiderare altro. Invece, butto uno sguardo sulla riva e vedo una ragazza ra-de, bellissima, che mi osserva curiosa. Cerco di coprirmi con le mani ma per tutta risposta lei sfila il vestito, entra in acqua e viene a lavarsi con cura proprio di fianco a me. 
La osservo meglio. Capelli neri e occhi verdi, lineamenti raffinati, labbra carnose, un seno rigonfio e prepotente. Senza dubbio, la ragazza piu' bella che mi sia capitato di vedere.
Durante le soste, capita di ricevere l'invito di una donna, spesso troppo giovane o troppo vecchia. Fino ad ora, non ho mai approfittato di loro, ma adesso sono davvero confuso, incapace di resistere all'impulso di afferrarla.  
Mentre sto li' incantato, e' lei a rompere gli indugi, sdraiandosi su di me e abbracciandomi stretto. Anch'io la stringo, forte, fino a sentire contro il petto i battiti veloci del suo cuore.
Allora mi accorgo di avere tra le braccia una bambina impaurita e triste, di una bellezza terribile. Mi blocco, incapace di seguire l'istinto. La prendo per mano, camminando verso riva. Ci rivestiamo e restiamo abbracciati. Lei piange e mi accarezza il viso, io non smetto di baciarla.


Il giorno dopo, riprende la marcia. La ragazza ha ottenuto di accompagnarci, anche se
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