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Conosce il lao e il thai e ha vissuto molti anni nella zona. Nel paragrafo "Dissenso", scrive che "non esiste movimento democratico' o estese voci di malcontento". Come motivazione, cita diversi fattori: l'emigrazione del 10% della popolazione dal '75 a oggi, la paura di finire in un samana (seminario, cioe' campo di rieducazione), la fede buddista che fa superare qualsiasi difficolta' con un baw pen nyang! (non importa!), ma anche la soddisfazione per il piu' lungo periodo di pace nella storia del paese e per le recenti riforme economiche.

6) Le bombe sono ancora un problema, per il Laos. Quelle dei "terroristi Hmong" (o degli "oppositori", a seconda di chi fornisce la notizia) sono in grande aumento, mentre quelle della zona di Xiang Khuang, la Piana della Giare, non smettono di colpire almeno dieci persone ogni mese. Si tratta di bombe a grappolo, le stesse sganciate dalla nato nell'Adriatico. Sparpagliano su un'area di 5000 metri quadri una pioggia di bombette riempite a loro volta con palline d'acciaio. Servono a mutilare, non a uccidere, perche' un soldato ferito e' piu' gravoso per il nemico di uno morto. Di ritorno dai bombardamenti su Hanoi, gli aerei delle basi americane in Thailandia si liberavano qui degli ultimi ordigni, tra le enormi giare di terracotta che punteggiano la regione, portate qui chissa' da chi, chissa' perche'

7) Qualsiasi forma di potere, in Laos, e' nata all'ombra di altre potenze: Thai, Khmer, Birmani, Siamesi, Annamiti, Francesi, Giapponesi
Il dilemma di oggi e' tra l'egemonia economica thailandese e la dipendenza politica da Hanoi. Subito dopo il 75 qualunque prodotto thai era stato bandito. Oggi la Thailandia e' di gran lunga il primo partner commerciale di Vientiane e ospita una comunita' lao quattro volte piu' numerosa che sull'altra riva del Mekong. Le lingue dei due paesi sono tanto simili  che gli adolescenti laotiani, a forza di musica e tv thai, rischiano di dimenticare la propria. I due governi si sforzano di collaborare: per ridisegnare i confini contestati, combattere il narcotraffico, fugare il sospetto di un appoggio di Bangkok all'opposizione laotiana. Dal '94 il Ponte dell'Amicizia unisce le rive del Mekong. Costruito da ingegneri australiani e' la prima frontiera aperta tra uno stato e l'altro. Tuttavia, gia' su orari e corsie per il transito c'e' stato da litigare: in Thailandia si guida a sinistra, in Laos a destra. I contrabbandieri, invece, non hanno avuto esitazioni: colonne di auto thailandesi senza targa percorrono il ponte all'alba, dirette in Cina. Al tramonto, camion cinesi sfilano indisturbati in direzione opposta. Nel 91, con l'ingenua intermediazione dell'agenzia onu per i rifugiati, il Laos ha accettato di rimpatriare numerosi profughi dal territorio vicino. Passata la frontiera molti si sono ritrovati in prigione, mentre la polizia thailandese ha arrestato gli indecisi, rivendendoli al governo di Vientiane per alcuni milioni di bhat. La merce e' stata stoccata in un qualche samana.
Al di la' di queste intese, l'equilibrio diplomatico resta precario. Per romperlo basta una pop star thai, Nicole Thierrault, che in diretta tv offende le donne lao per la loro sporcizia. L'affaire finisce subito nell'agenda dei Primi Ministri, diventa pretesto per colloqui bilaterali e minacce di morte raggiungono la cantante.
L'amico di sempre e' invece il Vietnam, fin da quando il Laos si mise sotto la tutela di Hanoi, nel 77, e un anno dopo fini' per rompere i rapporti con la Cina pur di appoggiare l'intervento militare vietnamita in Cambogia. L'esercito del Vietnam e' tuttora presente in territorio laotiano, per dare man forte ai governativi contro la guerriglia Hmong. In cambio, ottiene facilitazioni doganali per i suoi prodotti, in concorrenza con quelli tailandesi.
L'allontanamento dalla Cina non e' durato a lungo. Coi Vietnamiti impegnati in Cambogia, il Laos si e' trovato solo, e i Thailandesi hanno alzato la testa. Il governo di Vientiane ha finito per
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