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gioca con Mauritania, Malawi e Belize per evitare l'estinzione. 
L'unico luogo comune che lo riguarda e' l'assenza di notizie. 
Sulle riviste di viaggi non compare mai, non conosci nessuno che ci abbia messo piede, se ti concentri a fondo affiora il ricordo di un servizio in TV di Milena Gabanelli, ma potrebbe essere un sogno, partorito per sbaglio poco prima della sveglia. C'entrava la guerriglia, la droga o tutti e due?
Se il Vietnam e' uscito dalla Storia, il Laos non ci e' mai entrato. Nel '54 lo dichiararono neutrale, cioe' di tutti e nessuno, ci si faceva la guerra ma non si poteva dire. Nel giro di un decennio, qualcuno scopri' il segreto di Pulcinella e il paese ottenne un minimo di considerazione internazionale, nelle parole di presidenti americani che negavano la presenza del loro esercito in quel territorio. Fu una stagione breve. I segreti di stato, a Washington, reggono una ventina d'anni, poi diventano di pubblico dominio. Non e' stupido, lo zio Sam: dopo quattro lustri, anche le vicende piu' esplosive hanno le polveri bagnate.
 Oggi, il volume XXVIII sugli Affari Esteri del Governo americano, periodo '64 - '68, e' dedicato al Laos. La cosa non fa piu' notizia. Nel venticinquesimo anniversario della presa di Saigon, si puo' evitare di parlarne. In fondo, il leader dei comunisti laotiani era un principe, mica Ho Chi Minh, mica Pol Pot. Non funziona come eroe e nemmeno come mostro. Il 12 gennaio '95, con tre giorni di ritardo, l'agenzia tedesca Reuters annuncio' al mondo che il principe rosso S?phanuvong era morto, all'eta' di ottantasei anni. Nessun giornale italiano riporto' la notizia.

L'afasia si interrompe non appena accendo il computer, apro un motore di ricerca e digito la parola "Laos". Una valanga di indirizzi, classico risultato di una richiesta troppo generica. 
Sulla guerra in Laos, ho gia' visitato tutti i siti esistenti. Il migliore e' quello di Ervin "Dave" Davis, sergente americano in pensione, reduce della "Guerra Segreta" in Laos, ritratto di fianco alla carlinga di un aereo sotto il titolo "My war, My secret". Appena lo apri, sei tentato di lasciar perdere: la prima schermata mostra la bandiera del Regno del Laos "che ha sventolato con orgoglio fino al 1975", mentre dalle casse esce il rumore di un esplosione e una voce ti invita a ricordare, in inglese e in una lingua sconosciuta che dev'essere lao, quindi parte una musichetta bucolica di sapore orientale. Azzeri il volume e ti sforzi di proseguire. Alla fine, ne vale la pena.
La bandiera reale ritorna piu' volte durante l'esplorazione: tutta rossa, con triplice elefante bianco al centro. Il Path?t Lao dev'essere l'unico partito comunista del mondo ad aver preso il potere ammainando bandiere rosse, per issare sulla capitale le stesse tinte del tricolore francese. Nello stemma nazionale invece, un cocktail strepitoso di realismo socialista e arcadia: falce e martello, stella rossa, boschi e risaie, ruota dentata, una strada, un fiume, una centrale elettrica e una miniera.
Tralasciando la parte sulla "Guerra Segreta", gia' rovistata in lungo e in largo, mi concentro sui dati recenti, appoggiando la manina alla scritta "Laos Today" e dirigendomi con un clic verso le pagine di VientianeTimes.com. 
Gli intenti del curatore sono chiari da subito: aprire "la strada verso la democrazia" contro il regime comunista di Vientiane, ma in fondo, quello che piu' gli interessa e' archiviare ogni genere di notizia riguardo al suo paese. Centinaia di link sull'argomento, elenco telefonico dei ministeri del governo laotiano, previsioni del tempo nella capitale e rassegna completa, giorno per giorno, di tutte le notizie con riferimenti al Laos comparse sulla stampa on-line di lingua inglese. Ore e ore di potenziale navigazione. So che la curiosita' non mi lascera' scampo. Allungo il braccio verso un plico di fogli, pronto a prendere nota delle scoperte piu' interessanti.

1) E' piu' facile che un bimbo lao nasca all'estero piuttosto che nella terra
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