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impenetrabile e non consente ad alcun italiano di raggiungere la zona. Comincia un lungo e teso faccia a faccia, tra un gruppo di donne arabe, molte con i bimbi in braccio, e gli agenti, che finisce in rissa, con due bambini e varie donne contuse, ed il primo di una lunga e impressionante serie di aborti spontanei.
Poco dopo mezzogiorno, porte e finestre dell'edificio sono gia' murate. Nel frattempo, dietro le forze dell'ordine si e' assiepato un centinaio di persone, che di li' a poco accompagneranno i centocinquanta immigrati, con materassi e coperte, in corteo verso il palazzo comunale. 
Alle tre del pomeriggio, dopo due ore di desolata attesa l'amministrazione rifiuta sprezzante qualsiasi ipotesi di soluzione anche temporanea del problema. La risposta e' disperata e clamorosa. I centocinquanta immigrati, bambini inclusi, entrano nella basilica di San Petronio, ancora aperta, implorando quel diritto d'asilo che una volta era caratteristica dei luoghi consacrati.
Il colpo giunge secco e inatteso. La polizia perde subito le staffe. Un primo violento scontro con un gruppo di italiani, proprio sulla scalinata della basilica, per impedire presunte, ulteriori invasioni. Anche tra gli amministratori la calma non e' di casa. Pochi minuti dopo infatti, l'agitato sopralluogo dell'assessore sfocia di nuovo in calci, urla, cariche e manganelli. Si grida all'oltraggio religioso, al sacrilegio e al complotto politico. La Curia sprizza veleno, ci pensa la Caritas, nel tardo pomeriggio, a provare una mediazione difficile. Gli immigrati, solo loro, trascorreranno la notte dentro San Petronio, senza timore di sgombero; dopo si auspica una soluzione ragionevole.
Passa la notte, lo schiaffo e' fragoroso, i media fiutano una preda succosa, la citta' e' muta.
Il 13 novembre Il Resto del Carlino impazza con la tesi del complotto politico ordito dalla Jihad e dagli Autonomi. La giunta non lesina disprezzo per gli occupanti "manovrati" da chissa' chi. E i cittadini, tranne qualche centinaio in tutto tra solidali e indignati da tanto accanimento, forniscono il loro silenzio-assenso alla versione corrente: "uno sfregio alla citta', premeditato e calcolato". Si parla molto di "ferita difficile da rimarginare".
Nel tardo pomeriggio dello stesso giorno, a seguito di estenuanti tira e molla, giunge una concessione dal Comune: l'utilizzo temporaneo, qualche settimana, della scuola in disuso di via del Pallone, alle spalle della Montagnola. Sopraffatti dalla stanchezza, gli occupanti accettano. Data la situazione sembra quasi una vittoria. I lavoratori internazionali senza diritto a un'abitazione vengono caricati su autobus atc e portati a destinazione in tutta fretta.
Cala il sipario, ma  non le polemiche, con la coda preannunciata di denunce di ogni genere. Istigazione e associazione a delinquere, occupazione abusiva di luogo di culto, resistenza, oltraggio, ecc., per i cittadini stranieri e italiani coinvolti. 
Il sindaco Vitali prosegue in un arcigno silenzio. 
La Giunta insiste sulla necessita' di colpire i cospiratori, la magistratura apre piu' filoni di indagine. 
Dal resto della citta' solo poche voci fuori dal coro. Su tutte quella dello scrittore Stefano Benni: Questa non e' piu' la mia citta'. Bologna e' diventata razzista, perbenista e provinciale. Per colpa della sinistra che la governa. Poi solo brusio. 
Ma le peripezie di questo improbabile invasore nemico sono tutt'altro che finite.
Giorni di incertezza e attesa che consumano novembre, nuclei familiari che si deteriorano, prospettive zero. Il campanello di fine ricreazione suona pochi giorni fa: il Comune reclama lo stabile, va adibito a ostello per i pellegrini del Giubileo 2000. Nel fine settimana, provocazioni e visite delle forze dell'ordine. Questa mattina lo sgombero. Come gli altri, duro, impietoso. All'invasore sconfitto non viene offerta via di fuga. Alla marmaglia esausta e rabbiosa non rimane che accasciarsi sull'asfalto di via Irnerio. 
Ed eccoci qua.
Eccole
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