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che stanno dietro le tute bianche avanzino con le mani alzate, per far vedere alle forze dell'ordine che non abbiamo niente in mano, che siamo disarmati.
Una pausa che sembra eterna.
Poi: Avanti.
Le viscere si allentano.
La testuggine avanza piano.
Compagni, avanti, con calma, facciamo vedere a tutti che sono loro che menano!
Dal fronte opposto, accento ligure, manganello in mano: Vedete di non cadere qui davanti, bastardi. Che vi facciamo male, beli'n!
I fotografi scattano a ripetizione.
Pochi passi.
L'impatto.
Gli agenti arretrano per guadagnare spazio, poi scattano, i manganelli rovesciati calano sugli scudi, mollano calci sul muro di plastica, partono i lacrimogeni, a parabola, piovono alle spalle della testuggine, sul corteo, li lanciano anche dalle strade laterali, un poliziotto in borghese ne fa rotolare uno tra i piedi della gente, i tonfi sono sempre piu' assordanti, la barriera di plexiglass regge ancora, cercano di strappare via gli scudi, un cedimento sulla sinistra, qualcuno cade, poi mi spingono, c'e' un fuggi fuggi sotto il portico, i fotografi mi passano davanti di corsa, Gianluca il fotografo si becca due manganellate nella schiena, urla oh, sono della stampa cazzo!, aiuto a rialzarsi un ragazzo scivolato per terra, quello che posso fare, i poliziotti ne brancano un altro, lo trascinano via, cinque contro uno, calci, pugni, bastonate, la testuggine scomposta si ritira, i poliziotti si fermano, i cordoni delle tute bianche si ricompongono cinquanta metri piu' indietro. 
Tutti fermi.


Mentre il fumo dei lacrimogeni si dissolve, mi infilo tra le prime linee in cerca di Meco. Lo trovo che parla con un altro: ne ho visti andar giu' due o tre li' davanti, se li sono tirati fuori
Chiedo: Quanti ne hanno presi? 
Tre, sembra. Uno l'hanno picchiato dietro la camionetta. Adesso li hanno portati al pronto soccorso.
C'e' bisogno di me?
No, sono gia' andati gli altri avvocati all'ospedale. Ci fanno sapere come stanno
Oh, comunque io sono qui. 
 

10.45 a.m.

In pochi minuti l'accordo e' raggiunto: la liberazione dei compagni contusi in cambio dello scioglimento del blocco.
Le tute bianche girano gli scudi e il corteo si incolonna dietro al camion con la musica.
Si rompono le fila, la tensione si scioglie.
Le finestre delle case vengono spalancate.

 


16.30 p.m.

Il corteo si e' ingrossato. Saremo almeno quattromila a premere sui cordoni di poliziotti che sbarrano via Ugo Bassi. Ci sono i reduci del Sessantotto e quelli del Settantasette, ragazzini freschi di immatricolazione e trentenni da settimo fuori corso. Riconosco perfino un paio di colleghi, dello studio di Palombarini, e quello della concessionaria che mi ha venduto il motorino. Qualche bandiera di Rifondazione e dei Verdi e una mucca pezzata portata da chissa' chi.  
Qualcuno al megafono urla: Siamo diecimila! e un coro di risate e pernacchie lo zittisce subito.
Sono in piedi dalle sei di stamattina. Primi segni di cedimento.
Spunta al mio fianco all'improvviso: Ciao, Daniele, ti ho trovato, finalmente!
Manu Ma da dove arrivi?
Dallo studio. Paperoga ci ha dato la libera uscita per venire alla manifestazione. Figurati: ha detto che forse faceva un salto anche lui. Ho sentito che il sindaco ha messo una buona parola per far sfilare il corteo nella zona off-limits.
Pare di si'. Deve aver visto i servizi al telegiornale sul blocco di stamattina. Pero' io non ce la faccio piu'. Ho bisogno di lavarmi, di dormire e anche di un massaggio Shiatsu. Domattina ho udienza in tribunale.
Mi prende sottobraccio: Da'i, sfaticato. Ti accompagno a casa.
Mentre raggiungiamo il margine del corteo, la polizia si fa da parte e lascia passare i manifestanti.
Li guardiamo sfilare.
Manu sorride: Hai visto? Ce l'hanno fatta.
Le appioppo un bacio sulla bocca: Si direbbe proprio di si'.

 

Frugo in tasca in cerca delle chiavi.
Manu fa segno di guardare in su: Daniele, c'e' uno seduto sul
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