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giugno 2000


7.00 a.m.

Via Indipendenza e' una strada di Belfast. Camionette, almeno dieci, la bloccano in direzione di Piazza Maggiore. Poliziotti schierati da un portico all'altro, in assetto anti-sommossa. Caschi, scudi e manganelli. Un centinaio solo in prima linea. 
Tutte le strade laterali sono presidiate.
 
Il piu' grande spiegamento di forze che abbia mai visto. Quattromila agenti disseminati su un perimetro di meno di un chilometro quadrato.
Ministri e rappresentanti delle 53 nazioni piu' ricche si riuniscono stamattina a palazzo. Tema della giornata: strategie d'avanguardia per ottimizzare lo sfruttamento di manodopera nei paesi piu' poveri.

Prima sento la musica, rimandata dagli amplificatori sul camion. Un enorme cimelio svenduto da qualche esercito dell'Europa orientale in smobilitazione. 
Poi la vedo spuntare da via Irnerio.
L'Armata Brancaleone.

Il caldo si fa gia' sentire. Per fortuna la strada e' ombreggiata. Il sole non spuntera' dai tetti prima delle 11.00.

Hanno scudi di plexiglass. Caschi da moto e mascherine anti-smog. Sono ricoperti di gommapiuma, pezzi di pneumatico e imbottiture sportive. E sotto, la tuta da imbianchino. La stessa per tutti: bianca.
Un'armata senza armi.
Dietro di loro: un corteo di cinquecento persone.
Si fermano compatti a poche decine di metri dallo schieramento della polizia.

Sgomito tra la gente fino a raggiungerlo: Ehila', Meco, allora? Giornata campale?
Non e' in vena di ironia: Ciao, Zani, cercavo proprio te
Presente gli faccio un saluto militare svogliato.
Abbiamo messo su un gruppo di contatto con la Digos. Ci sono gia' due avvocati, pero' e' meglio che rimani in giro, che uno in piu' non guasta. Ho dato il tuo numero di cellulare
D'accordo. Se c'e' bisogno chiamatemi. Quando comincia la rumba mi metto li', sotto il portico.
Ci vediamo dopo fa per allontanarsi.
Oh, Meco  si volta e gli grido In bocca al lupo!


9.30 a.m.

Si lanciano comunicati dai megafoni, si raccomanda di non scagliare oggetti contro i poliziotti, ne' contro le vetrine dei negozi. Si intonano slogan, perfino canzoni partigiane. Trattative fitte tra il gruppo di contatto e la questura. Due parlamentari, inchiodati ai telefonini, parlano con Roma. 
Qualcuno distribuisce limoni. Si versa nei secchi la soluzione che dovrebbe neutralizzare i lacrimogeni.
Attesa snervante. Le tute bianche sudano sotto le bardature, appoggiate agli scudi: una squadra di football americano in attesa di entrare in campo.
Nel gruppo dei fotografi riconosco un paio di amici. C'e' anche Gianluca, la pettorina con su scritto stampa e la solita aria stravolta di chi non dorme da duemila anni. 
Fai anche il reporter di guerra, adesso?
Una pacca sulla spalla: Sfotti, sfotti  alza la macchina fotografica  ma questa e' l'unica garanzia la punta sui poliziotti Lo sanno che li tengo sotto tiro!

Il corteo avanza ancora di qualche passo. Sono a ridosso dei poliziotti. Scudi contro scudi. In mezzo, meno di tre metri.
Uno dei fotografi si ferma di fianco a me per cambiare rullino, guarda le prime file e scuote la testa: Ragazzi, ci vuole un bel sangue freddo



10.05 a.m.

I minuti passano lenti. 
Poi, l'ultimatum della polizia. Non saranno concesse ulteriori dilazioni allo sgombero della strada. 
La tensione sale, posso respirarla. 
Mi sposto sotto il portico, dove stanno i giornalisti.
Poi gli scudi autocostruiti si alzano, stretti tra loro, a formare la testuggine.
Finalmente la vedo.
Dal megafono: Compagni, tra un minuto avanzeremo compatti per difendere il nostro diritto ad andare in piazza e manifestare pacificamente il nostro dissenso. Dissenso contro chi vuole decidere per tutti, senza consultare nessuno. Contro chi decide a tavolino i destini di interi paesi, sottoponendoli agli interessi delle multinazionali. Contro chi e' costretto a riunirsi in segreto e a farsi difendere da migliaia di poliziotti per tenere lontana la protesta. Tutti quelli
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