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incontro con coraggio. Si alza ritto sul costone e sfida i primi colpi.
Spia'no la carabina.
Combattere ancora.
Vivere o morire.
Avanzano a piccoli balzi, mentre dalla vegetazione parte il fuoco di copertura.
Sparo con la forza della disperazione, senza tregua.

 

La luce sta calando. Circondato dai bossoli, rintronato, nelle orecchie il rumore dei colpi sempre piu' radi.
Non ho contato i compagni caduti. Non vedo quasi piu' niente.

 

Alba. Ho dormito? Troppo stanco per distinguere il sonno dalla veglia. 
Gli uccelli volano tra i rami degli alberi: se ne sono andati.
La marcia verso il confine puo' riprendere.
66
Tre fratelli, lo zio Ho e lo zio Sam
(storia disinvolta delle guerre d'Indocina. Laos)



Anno cruciale, il 1958, iniziato con grandi speranze di pace, segnato dalle ingerenze americane per rovesciare il governo di coalizione e sovvertire la neutralita' del paese, terminato con l'ascesa di una dittatura di destra.
I due ministri del Path?t Lao, S?phanuvong e Ph?m? Vongvichit, lavorano bene, soprattutto rispetto alla sciatteria e corruzione di molti colleghi d'esecutivo. A gennaio l'esercito reale rioccupa Huaphan e Phongs?l? senza colpo ferire, tutto si svolge con ordine e i funzionari del Path?t Lao vengono integrati nell'amministrazione governativa. 
Diverso l'atteggiamento delle forze armate, i cui vertici non desiderano l'integrazione degli ufficiali della guerriglia. Si temporeggia: due battaglioni dell'esercito popolare vengono confermati, uno a sud di Luang Prabang, l'altro nella Piana delle Giare, ma non integrati nella struttura di comando dell'esercito reale. 
Anche il Path?t Lao prende tempo: consegna al governo 5000 armi da fuoco, ma alcune tra le compagnie piu' importanti e meglio equipaggiate si ritirano in Vietnam, guidate dal solito Kaisn Phomvihan. Non si sa mai.  
Oltre al clima di sospetto reciproco, c'e' da sconfiggere lo scetticismo dell'amministrazione usa. Suvanna va in visita a Washington, dove spiega che "il Laos non puo' schierarsi coi nemici dei cinesi, per una mera questione geografica". Per tranquillizzare Eisenhower, afferma che il marxismo non potra' mettere radice in un paese buddista come il Laos, dove non esiste proletariato industriale ne' c'e' urgenza di una riforma agraria. 
Non risulta persuasivo. Sono altre le assicurazioni di cui ha bisogno Washington. Perche' continuare a spendere decine di milioni di dollari all'anno in un paese che non si schiera con noi nella guerra fredda? Chiamate i ragionieri!
Negli anni dal 1955 al 1958 gli Stati Uniti hanno dato al Laos piu' di 120 milioni di dollari. Questa pioggia di denaro ha creato un'artificiale atmosfera di prosperita' tra le e'lites delle citta': case di lusso, automobili americane, feste e ricevimenti, i figli che studiano nei collegi piu' prestigiosi d'Europa e Nord-America Ben trenta milioni all'anno vengono assorbiti dall'esercito reale.
Solo una percentuale irrisoria degli "aiuti" americani e' andata a migliorare le infrastrutture, l'industria rimane quasi inesistente, l'inflazione galoppa e il salario pro capite e' di 4 dollari al mese. "Pro capite" significa che la media tiene conto dei ceti parassitari urbani. La maggior parte della popolazione guadagna molto meno. 
Arrivano le elezioni supplementari del 4 maggio. Per la prima volta votano anche le donne. Il Path?t Lao vince nove seggi su ventuno, piu' quattro che vanno ai suoi alleati pacifisti-neutralisti. S?phanuvong e' il candidato piu' votato in assoluto, e diviene presidente del parlamento. C'e' forse qualcosa di cui il principe rosso non sia stato presidente? 
Mentre i partiti di destra sono litigiose accozzaglie di arrivisti e parassiti, i cui programmi parlano solo alle classi benestanti che gozzovigliano coi soldi americani, il Path?t Lao e' forte nei villaggi rurali, ed e' l'unico ad aver candidato donne ed esponenti di minoranze etniche. Inoltre ha il sostegno dei monaci buddisti. Votano per il Path?t Lao persino molti
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