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Farini. 
Poi sento i botti. Come degli spari, ma piu' sordi. E vedo il fumo, davanti, intorno. Lacrimogeni. Prendo dalla tasca il fazzoletto bagnato e lo premo sulla faccia. Il sapore fino in gola e gli occhi che piangono senza motivo. Di fianco a me, qualcuno comincia a tossire, un altro avvita il filtro sulla maschera antigas come se non aspettasse altro.
I vecchi si allontanano, respirare questa roba a settant'anni non dev'essere il massimo. Qualcuno si butta per terra, seduto, le mani sul petto. 
Ancora botti.
Hanno beccato uno, hanno beccato uno!
Cosa?
Nel petto. Sparano i candelotti a un metro d'altezza. 
Le retrovie si disperdono
Caricano di nuovo, le camionette a passo d'uomo, quasi ferme, usate come arieti contro gli scudi pneumatici.

Spunta a braccia alzate, larghe, in mezzo al fumo. In piedi su un fittone, in faccia alla folla che cerca di avanzare. Avra' almeno ottant'anni, e qualcuno dovrebbe dirgli di scendere di li' e mettersi in fondo. Ma lui e' convinto di averne di nuovo venti e dovesse essere l'ultima cosa che fa nella vita, si mette a urlare, con tutto il fiato che ha, la voce un po' stridula:
Fate che non siano morti invano! All'attacco!
Poi il gas gli si infila in gola e gli squassa il petto, quasi casca per terra, da lassu', gli amici pronti ad afferrarlo e trascinarlo nelle retrovie.


18.30 p.m.

Me lo vedo passare di fianco mentre camminiamo di nuovo verso la piazza. Vasquez, lo sguardo stralunato e un rotolo di giornale in pugno, neanche si accorge di me. Un urlo nelle orecchie e ottengo la sua attenzione.
A' Zani, hai visto? Vittoria!
Scuoto la testa: Be', adesso, proprio vittoria
Ma come? C'era un sacco de gente, alla fine saremo stati diecimila, hanno dovuto portare via i fasci col pullman, a Granarolo, dove ce fanno il latte e i formaggini, e tu non me la chiami vittoria?
Si', si', d'accordo cancello l'argomento con una mano hai ragione tu. Vittoria.
Ma che c'hai? Sei di nuovo depresso? A' Zani, a' ripijate!
Mi tocca piano sulla testa col manganello di carta che stringe in mano. Piano, d'accordo, ma sembra che m'abbia colpito con del ferro.
Che cazzo e' quella roba?
Questo? Non lo conosci?
Dovrei?
Se lo batte sul palmo con aria da intenditore: Questo e' un pezzo di storia del tifo inglese! Si chiama Millwall brick, per via che l'hanno inventato i tifosi del Millwall, na squadra scrausissima de Londra, pero' con degli ultras incazzati neri. Loro entravano allo stadio con il giornale, no? La polizia li faceva passare, tranquilli, poi questi lo aprivano, lo arrotolavano ben bene sul lato lungo, lo piegavano, et voila', roba che puoi anche spaccare la testa a uno. 
Sono colpito, il risultato e' un affare leggero e duro come pietra al tempo stesso. Complimenti, Vasquez. Il miglior uso che si possa fare della stampa. Mi avevano detto che se impili per bene dei giornali, stretti stretti, puoi farci persino deragliare un trenoAdesso che ho visto sta roba, potrei quasi crederci.
Scherzi? La carta se la comprimi e' uno dei materiali piu' duri
A proposito di giornali, l'hai mica trovato l'articolo sul romagnolo in Indocina?
Si batte ancora due volte il Millwall brick sulla mano, questa volta con aria pensosa. Poi si blocca di colpo, lo fissa per un attimo, lo riapre, lo srotola.
Vedi dice senza alzare gli occhi, stirando la carta tra le due mani Me lo sentivo che ci incontravamo, oggi
Te lo sentivi? Qua in mezzo, tra migliaia di persone?
A' Zani, che te devo di'? Me lo sentivo, se ti dico che me lo sentivoe infatti te l'ho portato l'articolo, poi sai, la polizia, il tafferuglio, volevo far vedere a una tipa sta cosa del Millwall brick, me so' distratto un attimoComunque, ecco, guarda, dovrebbe leggersi ancora, mica s'e' stracciato, no?
60
Bologna, 13 maggio 2000, 19.45 p.m.


Rapido bilancio del rientro a casa: luce accesa in bagno, latte fuori dal frigo, una sfilza di messaggi in segreteria.
La scrivania e'
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