<A HREF="ascediguerra_secondaparte028"><</A>
pero', una storia cosi'Si vede che non e' andato a raccontarla in giro. E tu, Daniele, perche' non gli hai detto di venire oggi?
Eh, sai, gliel'avevo chiesto. Pero' lui ha detto che a queste cose preferisce non venire, ci sono sempre delle telecamere, ti riprendono, dopo sanno chi sei. Dice che non vale la pena, conviene di piu' farsi dare i nomi dei capoccia e vedersela con quelli



15.00 p.m.

Com'era quella scena di Peppone e don Camillo? L'onorevole Peppone ronfa sui banchi del parlamento, mentre tutt'intorno il dibattito si infiamma. Si sveglia di soprassalto e si mette a urlare: Fassisti! 
La paranoia miete vittime. C'e' chi vede nero dappertutto, nazisti dietro ogni sigla, infiltrati ovunque.
Primo pomeriggio: la piazza si riempie. Ci sono i partigiani e quelli del sindacato, la Sinistra Giovanile e le "tute bianche", con caschi integrali e camere d'aria a mo' di scudo, e purtroppo anche mentecatti a petto in fuori, fazzoletto sulla faccia, manico da piccone in pugno. 
A che servira' mai portarsi in piazza il cosiddetto "stalin", quando poi non lo sai nemmeno usare ed e' la prima cosa che molli per scappare a gambe levate coi celerini dietro? E poi, trent'anni fa i celerini avevano la cravatta, uniformi di tessuto pesante, scarpe basse, caschi senza paranuca... I lacrimogeni erano barattoli che si potevano prendere in mano e rilanciare al mittente. Oggi ci sono i robocops: paranuca, parastinchi, paragomiti, parapraticamentetutto, e i lacrimogeni sono veri e propri missili che chissa' cosa contengono. A che cazzo serve un misero bastone, se non per allestire una patetica auto-rappresentazione, fingersi "uomini veri", giocare la simulazione dei "duri e puri"? Poveretti. 
Le "tute bianche" hanno tutt'altra strategia: imbottiture con la gommapiuma o protezioni da sport a contatto pieno, scudi di plastica chiusi "a testuggine", davanti una muraglia di camere d'aria gonfiate e rivestite di poliuretano. Si fronteggia la polizia e si avanza, niente strumenti offensivi, solo una nuova e piu' sicura "disobbedienza civile", con tutte le precauzioni del caso, senza alcun desiderio di martirio.
Imbottirsi per non farsi rovinare dalle manganellate.
Era l'uovo di colombo. Perche' nessuno ci aveva mai pensato?

La tuta di Meco e' un po' sudicia per la verita', ma pur sempre bianca. Si ferma un attimo a parlare, ma si capisce che ha fretta, e' agitato.
Butto li' la notizia, tanto per informarlo. Non e' certo il momento di raccontare.
L'ho poi trovato sai? Quel romagnolo che e' ha fatto la guerra in Laos
Ah, si'? Grande! qualcuno lo chiama, si volta, fa cenno di aspettare Vediamo se si riesce a far partire il corteo, adesso 


15.40 p.m.

Tra Piazza Galvani e via Farini c'e' il primo blocco.
Cazzo succede, sfondiamo o no?
Stai ben tranquillo! Stanno cercando di mettersi d'accordo.
Mettersi d'accordo? E con chi?
Con quelli della digos.
E i fascisti allora?
Sulla sinistra un colpo improvviso e un migliaio di teste che si voltano. Anche senza vedere, il rumore e' quello di un sasso contro un vetro, e visto il punto in cui siamo, potrei scommettere che si tratta di una vetrina del bar Zanarini, storico ritrovo di fighetti. Poi un altro colpo, stessa direzione, sempre Zanarini. Il rumore della crepa che allunga i tentacoli dal punto dell'impatto. Alzo la testa e intravedo la scena: le bacheche laterali del bar attraversate da una ragnatela di incrinature. Voci che si rincorrono, urla. 
Fermi, che cazzo fate?
La carica parte a sorpresa. 
Ma non si stavano mettendo d'accordo?
Grumo di corpi e grida. Gente che corre in direzioni opposte. Poi tutti indietro, non si passa, il corteo respinto rifluisce verso il Sacrario.

Secondo tentativo. Con la differenza che la massa di gente e' almeno triplicata. Parti, ti bloccano, ti buttano indietro, ritorni e riparti con piu' gente di prima. Di solito succede il contrario. Per molti e' gia' una vittoria.
Si avanza, piu' di prima, lungo via
<A HREF="ascediguerra_secondaparte030">></A>