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confronto erano dei patacca. Tanti ragazzini hanno vissuto tutto questo e voi nemmeno vi sforzate di capirci qualcosa, sono cose successe cinquant'anni fa, mica cinquecento. A Marzabotto hanno cancellato la popolazione di un paese, piu' di milleottocento persone, cosi', per rappresaglia. E se non sapete niente di Marzabotto di certo non sapete neanche del Pozzo Becca di Imola, e allora state studiando per niente, e avete fatto male a invitarmi, perche' delle cose che dico non potete capirci un cazzo, e infatti, tanto vale che chiudiamo, cosi' me ne vado e qua non ci metto piu' piede.
Puo' bastare, allontano il microfono e mi lascio andare sulla sedia. 
Applaudono, ma non capisco nemmeno perche', forse per andar dietro all'avvocato che ha cominciato per primo e ora viene verso di me a pugno chiuso, col solito ghigno ironico, per farmi i complimenti e stringermi la mano.
57
Sentieri dell'odio
(Compagnia di disciplina)


Tutto come previsto. Rientro clandestino in Italia, treno fino a Bari, recita dello smemorato nel presentarmi all'ufficiale, due o tre giorni in osservazione e provvedimento disciplinare. Non passai nemmeno da casa: se i carabinieri mi pescavano li', era diserzione, cinque anni a Gaeta e tanti saluti. Invece, me la cavai. Di certo, conto' l'essere finito in una caserma del meridione, dove quel genere di cose erano la norma: ragazzi che non si presentavano o scappavano nel giro di pochi giorni, per aiutare la famiglia, per proseguire i loro traffici o per l'antica abitudine di sottrarsi allo Stato. 
Non avevano prove per incastrarmi, non ero nemmeno un po' abbronzato, avevo beccato la stagione delle piogge e nella giungla il sole arriva molto di rado. Ferite, non ne avevo nessuna. C'erano giusto delle stranezze, quelle si',  ma roba da poco, come i frequenti attacchi di febbre, forse malarica, la grande stanchezza e la difficolta' a mangiare, che a forza di fare la fame mi si era ristretto lo stomaco. Comunque, nel giro di un paio di settimane ero di nuovo in perfetta forma. 
Il provvedimento con cui mi punirono fu di assegnarmi a una delle ultime compagnie di disciplina, presso il 21 Genio Pontieri di Trani. In teoria, si trattava di un'istituzione che l'Esercito Italiano aveva abolito. Di fatto, ne esisteva ancora qualcuna: l'addestramento era duro, le esercitazioni pericolose, c'era poco da mangiare e gli ufficiali maltrattavano i sottoposti a ogni occasione.
Tornai a casa solo dopo nove mesi, con l'unica licenza a disposizione. Non rivedevo i miei da piu' di un anno. Fu una parentesi breve, dodici giorni appena, ma contribui' molto a rendere insopportabile l'ultimo periodo di ferma.
Ci fecero accampare tra Potenza e Benevento, in mezzo a boschi e montagne. La truppa sul fianco di un colle, in mezzo ai sassi e alle vipere, gli ufficiali belli comodi in un avvallamento piu' in basso.
Tutte le sere, dopo il silenzio, mi andavo a sedere su una grossa pietra, raccoglievo un bel mucchio di sassi e li lanciavo di sotto. Avevo calcolato che se tiravo tra due alberi, ad altezza della cima, ogni volta mi rispondeva l'urlo di qualche ufficiale addormentato. I commilitoni si divertivano un sacco, e anche il capitano l'aveva presa in ridere. Ma io non scherzavo affatto, per me non era il classico passatempo da caserma. Se ne accorse bene Lamberti Vittorio, che una sera mi sorprese con tre bombe a mano al posto delle solite pietre. Dopo tanto allenamento, ero deciso a fare sul serio. Le bombe erano pronte, e credo che l'avrei fatto, se Lamberti non mi avesse bloccato. Ero stufo di quella vita, stufo della prepotenza degli ufficiali, stufo di prendere ordini dal primo stronzo.
Ravagli, che cazzo fai, sei impazzito? Lo sanno tutti che sei tu il "lanciatore", credi che non farebbero la spia?
Mi afferro' per le spalle e mi fisso' negli occhi.
Aveva ragione, ero fuori di testa: finche' si lanciavano i sassi, pacche sulle spalle e cameratismo, ma per una cosa piu' grave non c'era da fidarsi. Altro che Gaeta, 
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