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eppure io ti dico che non ne ho fatti fuori abbastanza, di quelli la'.
Il professor Bruno Sartori, quello che mi ha invitato, non appena tiro il fiato prova a metterci una pezza.
Ho l'impressione che lei non abbia ascoltato bene quello che ha detto Ravagli, perche' se lo avesse fatto si sarebbe reso conto del rimorso che lui si porta dentro
No, no, no, quale rimorso? Io sono dispiaciuto che si debba uccidere per delle cose del genere, per difendere le proprie idee, ma questo non vuol dire che se tornassi indietro non lo rifarei, anzi, cercherei di fargli piu' male, gli sbullonerei il culo con la baionetta cinese, che e' dritta e stretta come un cacciavite.
Butto uno sguardo sulla platea: un paio di studentesse fanno tanto d'occhi. Allora decido che e' inutile metterci della vaselina, meglio venir giu' duri e dire le cose come stanno, che almeno chi e' venuto se ne ricordi per un pezzo.
Vedete riprendo fissando una delle ragazze dritto negli occhi io con i miei nemici ci ho fatto delle scatolette Simmenthal. Allora voi inorridite, pensate che sono un bruto, un assassino, un sadico. Ma io ho visto gente che violentava delle ragazzine di nove anni aprendogli la vagina con un coltello, su fino all'ombelico, per poter passare meglio. Dopo, quando metti le mani su uno cosi' non ci stai tanto a pensare, a quanto e' bella la pace e a quanto e' brutta la guerra. una ragazza si alza di scatto ed esce di corsa dalla sala. Io voglio vedere cosa fareste voiTu per esempio, che fai quella facciaadesso ti prendo e ti lascio dodici anni a fare la fame, in una casa che non ci terresti neanche il tuo cane, con i tuoi fratelli che stanno male, tua madre in ospedale, i bombardamenti sopra la testa. Oppure ti faccio trovare le tue sorelline violentate e squartate, ti metto in mano un kalashnikov, poi ti porto il responsabile. Voglio vedere cosa fai.
Non risponde. Ma non e' mica una domanda retorica, voglio proprio che mi dica cosa farebbe, sentire con le mie orecchie se anche lei ha il coraggio di chiamarmi assassino. Allora insisto.
Dico con te, si', proprio con te. Cosa faresti in quel caso? Eh? Dimmi un po'?
Diventa tutta rossa e sorride, quasi mi dispiace di fare lo stronzo, ma sti ragazzi non possono mica vivere sempre nell'ovatta. Non gli stacco gli occhi di dosso, finche' allarga le braccia e con un filo di voce dice: Eh beh
Gli faccio il verso, sempre piu' incattivito: Eh beh  Ma guarda che basta anche meno: ti porto dai responsabili della strage di Marzabotto, il giorno dopo che e' successo
La faccia che sto fissando cambia d'improvviso. La fronte si increspa nello sforzo, gli occhi si fanno interrogativi. Un sospetto.
 Marzabotto! Avete presente la strage di Marzabotto?
Silenzio. Occhiate storte attraversano la sala. I piu' spudorati alzano le sopracciglia e spalancano la bocca. Nessuno. L'avvocato si guarda intorno come se l'avessero trasportato su Marte a sua insaputa. 
Mi volto verso i professori, le labbra sempre sul microfono: Ma cosa gli avete insegnato a questi? Un cazzo! Poi mi rivolgo di nuovo agli studenti: Ho una brutta notizia per voi: mi avete fatto incazzare davvero, dio boia, e adesso vi beccate la punizione. Si', comincio anche a bestemmiare, perche' a Imola, quando perdiamo la pazienza, le bestemmie ci servono da punteggiatura, e sistemano tutto. Prendo fiato, mi sembra di correre i cento metri, la fronte suda: Sono in pochi a parlarne, ma le vittime della guerra non sono stati solo i morti e i caduti, ci sono anche i bambini, quelli della mia generazione, che avevano sei anni quando e' cominciata e dieci quando e' finita. Voi mica ne avete idea, andate in crisi per una gomma forata, dio boia, o quando la mamma non vi da' i soldi per la discoteca. Io ho vissuto in una casa dove faceva freddo, che voi non sapete nemmeno cosa vuol dire, l'unico riscaldamento autonomo erano le scoregge. Mi sono beccato le Brigate Nere per la strada, le Brigate Nere, mica quelle Rosse, quelli in
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