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un po' di piu', invece che andare sempre in discoteca a pasturare.
Sorride e scuote la testa, fa lo schivo, ma vuoi che non lo sappia? Con le nuvole che ci sono oggi, gli occhiali scuri servono a nascondere le occhiaie, mica pugnette.
E te Vitaliano, come andiamo, sei emozionato? chiede con quel suo tono ironico, quasi sfottitorio. 
Emozionato? No, emozionato no. Direi piuttosto eccitato, ecco, godo come una puttana. Pensa che io ho preso la licenza con le scuole serali e oggi vado a parlare all'universita'. Non e' una bella rivincita?
Non risponde, schiacciato sul volante a studiarsi i cartelli della rotonda di Riolo.
Prendi di qui indico col dito verso la via Emilia, che poi cosi' andiamo per l'autostrada. Pero' prima ci fermiamo a Cuffiano, che voglio farti vedere dove stavo durante la guerra e ci prendiamo anche un bel caffettino, che tu ne hai bisogno di sicuro. 
D'accordo, mi fa, imbocca la Casolana e fila sul rettilineo verso la pianura. Quando gli dico di rallentare e fermarsi, fa una faccia strana.
Cuffiano e' questa qui? Davvero?
Certo, non hai letto il cartello?
No, no, mi fido, e' che ci siamo fermati qui anche con e Fatr, la volta che siamo andati a Castagno e dicendo cosi' fa una smorfia divertita, che non e' per la coincidenza, figuriamoci, dev'essergli passato qualcos'altro per la testa. Parcheggia di fronte a una pila di mattoni, e scende di corsa, come se perdesse il treno.
Allora questa e' Cuffiano, no? Devi farmi vedere tutto quanto: casa tua, la riva del Senio, dove stavano i tedeschitutto. Tanto un po' di tempo l'abbiamo, no? Bisogna essere la' per le undici
Lo osservo stupito. Non capisco cosa sia successo, si e' svegliato di colpo, senza neanche bisogno del caffe'. Sara' mica che prende di quelle pastiglie?
Cuffiano e' un paesino di dieci case, e il grosso e' venuto giu' coi bombardamenti. Ci si mette tre minuti a fare tutto il giro: c'e' qualche muro con ancora i segni delle mitragliate, c'e' la casa di contandini dove stava il cuoco Hans e il sentiero che porta giu' al fiume, quello da cui passo' Geppi, il giorno che con le mie pecore gli salvammo la vita. Resta il tempo per fare un salto anche giu', sulla riva del fiume, che da allora pero' e' molto cambiata. Non potresti dire di preciso dove stava il nostro rifugio, perche' qua e' franato tutto, e prima invece andava su quasi dritto, a precipizio. Pero' mi ricordo bene il punto da cui sparavano i polacchi e i campi che abbiamo attraversato per passare le linee, quel giorno di febbraio. 
Sono li', immerso nei pensieri, quando salta fuori un cane grosso e incazzato, che abbaia a denti scoperti, e se non fosse per il padrone che lo richiama e lo blocca, ci salterebbe alla gola volentieri.
Cosa state cercando qui? Non avete visto la rete? Questo e' il mio posto, e' proprieta' privata.
E dove sta scritto? chiede pronto l'avvocato, con gia' le palle girate.
Su, sulla strada, c'e' il cancello, la recinzione.
Noi non abbiamo visto nessuna recinzione ribadisco su e' tutto aperto, e il suo cane e' piuttosto pericoloso.
Pericoloso? Ha gia' morsicato mezzo paese!
L'avvocato vorrebbe ribattere, dev'essere deformazione professionale, ma io non ho voglia di litigare e lo precedo. Spiego come mai sono sceso fin li', gli dico del rifugio e della guerra, e a quel punto ci farebbe anche passare, ma di la' e' tutto un groviglio di felci e rovi, e un sacco di bisce e vipere di sicuro. Cosi' decidiamo di tornare verso la strada, armati di bastoni, perche' nel frattempo ci viene incontro un montone dall'aria truce, mentre dietro c'e' ancora il cane che abbaia.
Guarda bene ve' commento col fiato grosso e' strana la vita, va a finire che mi sono salvato in Laos e vengo a morire qua sbranato da un cane e incornato da una capra, dove cinquant'anni fa sono scampato ai proiettili e alle granate di due eserciti.
Terminata l'avventura, ci infiliamo nel bar e ordiniamo i caffe'. 
Allora Vitaliano attacca l'avvocato
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