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bastasse, la separazione dal sud del paese toglie l'accesso alle risaie, e si deve ricorrere a importazioni dalla Birmania.
Nelle campagne che lo hanno accolto e protetto durante gli anni di guerra, Ho Chi Minh compie un errore inspiegabile: vengono formati "tribunali del popolo" per processare ed espropriare i grandi proprietari terrieri. Ma nel Tonchino e nell'Annam questa classe sociale e' quasi inesistente, e la stragrande maggioranza degli appezzamenti non supera i due acri. Ecco un funzionario governativo appena insediato, in uno scenario di carestia, confusione, devastazione e comunicazioni precarie col governo centrale. Lo zio Ho ha intimato di scovare i "grandi proprietari" e ridistribuirne le terre. Puo' forse fare la figura di merda di non trovarne nemmeno uno? Non andiamo troppo per il sottile, che' i tempi non lo consentono: qualunque proprietario andra' bene, meglio ancora se e' qualcuno freddo nei confronti del Vietminh. 
Moltiplicando il ragionamento per centinaia di funzionari, si ottiene il delirio di massa, repressione, espropriazioni indiscriminate. 
Un anno dopo Ho Chi Minh ammette l'errore e dice: Quanti sono stati erroneamente considerati grandi proprietari terrieri e contadini ricchi saranno riclassificati in modo appropriato. Ma prima che questa dichiarazione faccia il giro del paese (con strade dissestate e binari divelti le comunicazioni non possono essere celeri), nella sua provincia natale, lo Nghe Tinh, scoppia una rivolta di contadini. E' il 2 novembre 1956, l'esercito ristabilisce l'ordine. Le armi che hanno scacciato i francesi sparano contro i contadini al cui riscatto Ho Chi Minh ha dedicato tre decenni di cospirazione. E' una crudele nemesi, e lo stesso zio dichiara: Abbiamo attaccato su un fronte troppo esteso e, vedendo nemici ovunque, abbiamo fatto ricorso al terrore, che si e' diffuso su un territorio vastissimoInvece di ammettere che l'educazione e' il nostro scopo primario, ci siamo affidati esclusivamente a metodi organizzativi come le punizioni disciplinari, le espulsioni dal partito, le esecuzioni

Ngo Dinh Diem riesce a far peggio, e non da solo, ma con l'appoggio degli usa, che pompano ben cento milioni di dollari nelle casse del regime, nonostante le perplessita' di diversi funzionari della cia e del Pentagono. Per molti Diem e' un fanatico megalomane alla guida di un regime instabile, scosso dal dissenso interno e da ripetuti tentativi di putsch.
In effetti Diem appare estraneo alla realta' del suo paese: si ostina a considerare i comunisti un mero problema militare e di sicurezza, senza comprendere le istanze popolari di cui si fanno rappresentanti. Per tutta la durata del suo potere dara' a ogni manifestazione di dissenso una risposta in termini di repressione. 
Diem puo' fare cio' che vuole: anche se gli usa non si fidano ciecamente di lui e in piu' occasioni tentano di ridurlo a piu' miti consigli, lui sa bene che non hanno alternative, che lo schieramento anticomunista non ha prodotto altri leaders. Un funzionario della cia lo definira' "un burattino che tira da se' i propri fili".
Gia' nell'autunno del '54 Diem fa capire ai francesi che si appresta a cambiare protettori. Nel frattempo la cia ha fondato la Saigon Military Mission, gruppo di agenti segreti specializzati in "dirty tricks", come spargere la voce che i comunisti hanno saccheggiato il tale villaggio, falsificare circolari interne del Vietminh in modo da seminare il panico tra i contadini, pagare indovini e fattucchiere perche' predicano sventure in caso di vittoria del Vietminh alle elezioni per l'unificazione del paese. 
Diem non si sogna nemmeno di farle svolgere, le elezioni, anche se si tratta di rompere gli accordi di Ginevra. Sa bene che il Vietminh le stravincerebbe. Gli usa lo appoggiano in questa scelta scriteriata. 
Crescono, intanto, le tensioni tra Stati Uniti e Francia. Dal gennaio 1955 ufficiali del Pentagono stanno addestrando squadre segrete di vietnamiti perche' si infiltrino al 
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