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combattevano per liberare il loro paese dall'imperialismo yankee. Il Vietnam esiste solo perche' gli americani ci hanno perso una guerra. L'unica guerra che abbiano mai perso. 
Nel grande racconto hollywoodiano ci sono soltanto due ruoli: i "cattivi", cioe' i capi che stanno dietro, i politici, i generali; e i "buoni", le vittime, i giovani americani precettati con la testa piena di propaganda. 
La verita' e' che hanno perso, e il fatto che i calcoli militari si siano rivelati errati e le menzogne dei politici siano risultate tali e' la conseguenza di quella sconfitta, non la causa. 
I vinti si rifanno della sconfitta narrandola come propria, non come vittoria altrui. Anzi gli altri, i nemici devono essere de-identificati e resi evanescenti. Cosi' si sottraggono a un paese distrutto ma vittorioso le spoglie dei propri morti e il blasone dei nemici battuti sul campo.
Nei film hollywoodiani il "nemico" non c'e', e' uno spettro, una proiezione dell'immaginario collettivo. 
I giovani vietcong torturati? Le donne stuprate? E i bambini che raccoglievano le bambole-bomba, che non uccidono, ma provocano mutilazioni perpetue? 
No. Solo film sulla crisi da "rientro", sui reduci disadattati, per sventare la rimozione di una pagina ingloriosa della storia americana che si sarebbe voluta dimenticare. Intento ammirevole, come no. Ma sempre solo storia americana. Quei film sono una sorta di introspezione sull'infrangersi definitivo del sogno americano. 
Il Vietnam non c'e'. Non esiste. E' un luogo onirico, di incubi feroci, come una parte oscura della mente collettiva; e i vietcong sono fantasmi informi annidati nella boscaglia, non compaiono mai. Sono gli spettri della cattiva coscienza imperialista. 
Eppure era gente in carne ed ossa. Morti a centinaia di migliaia, a milioni, nel corso di tre decenni di guerra. Intere generazioni scomparse.
Non a caso a nessuno e' mai venuto in mente di fare un film su cosa e' successo dopo laggiu'. Su cosa gli americani hanno lasciato, a parte migliaia di mine anti-uomo che ancora mietono vittime. Un'intera area del pianeta e' caduta nel dimenticatoio e non sono pervenute piu' notizie. 
Gli americani hanno perso. Ergo il Vietnam e' stato cancellato dalle mappe. Hic sunt leones. 
Hollywood e' sempre reazionaria. Anche quando fa dei bei film. 
E se Hollywood non puo' fare la storia, puo' almeno raccontarcela come vuole.


Ieri a Castelfiorino. Costringo la genitrice a un salto indietro di trent'anni.
Ritorniamo un attimo ai tempi d'oro, per favore. Parlami delle manifestazioni per il Vietnam.
Si passa le mani sulla faccia: Oddio, non mi ricordo piu' niente. E' passato tanto di quel tempo
Mavala'! Sembra che ti ho chiesto della preistoria! Voglio sapere che tipo di percezione avevate della guerra in Vietnam, cosa pensavate.
Dunque le parole d'ordine erano "Vietnam libero", "Vietnam rosso" si sforza leggevamo la lotta del Vietnam attraverso il terzomondismo guevariano. "Uno, due, tre, cento Vietnam". La lotta dei vietnamiti era qualcosa di nostro: era la lotta contro l'imperialismo americano.
Questo alla fine degli anni '60?
Si'. Sapevamo tutto di quello che avveniva la', era come se il Vietnam fosse qui. Alcuni decisero di partire, di andarci, con le delegazioni politiche. Mi ricordo un documentario di Evans, credo E poi i libri, ce n'era uno, Perche' il Vietnam vincera'. E i libri di Giap e di Ho Chi Minh. Comunque per noi la critica che facevamo al sistema capitalistico era tutt'uno con la lotta dei vietnamiti. Mi ricordo il capodanno del '68, quando ci fu l'offensiva del Tet, facemmo una grande manifestazione. Durante l'Autunno Caldo gli operai urlavano: "Agnelli, l'Indocina ce l'hai in officina!". Poi c'era la lotta popolare. Mao l'aveva insegnato: sono le masse a fare la storia e se si organizzano possono vincere. Anche contro una potenza come l'America. Ci sentivamo forti, perche' il movimento aveva carattere internazionale e perche' percepivamo la possibilita' di
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