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contrario, semmai la idealizza - la propria classe militare. Con un'eccezione: il Vietnam. Il senso di colpa e' duplice: l'orrore per una guerra d'invasione si sovrappone al rimpianto per la sconfitta e al dolore bruciante per aver demonizzato coloro che l'hanno combattuta
Non sono poi molti i film che chiedono scusa ai vietnamiti, ma sono numerosi quelli che chiedono scusa ai veterani
[Guerra del Golfo e Kossovo] potrebbero essere letti in questo senso: si faccia di tutto per non impantanarsi di nuovo nella giungla, reale o metaforica
Gli americani continuano a interrogarsi non tanto perche' l'hanno combattuta, la guerra del Vietnam, quanto perche' l'hanno persa

 

I giornali di questa mattina dedicano intere pagine al venticinquennale della fine della guerra in Vietnam. Un quarto di secolo fa cadeva Saigon, ultimo baluardo dell'occupazione americana. Oggi si chiama Ho Chi Minh City: la tv trasmette le immagini della parata celebrativa per le strade della citta', sotto lo sguardo serafico del generale Vo Nguyen Giap, 86 anni, in alta uniforme.
Poi risaie e miseria a perdita d'occhio.
Il commento e' piu' o meno lo stesso per tutti i servizi, squallido mix di cattiva coscienza e autoconsolazione: Vedete? L'Occidente ha sbagliato a fare quella guerra, pero' non e' che senza di noi se la passino tanto meglio.
Interessante l'acume di certi commentatori. 
Le potenze occidentali colonizzano l'Indocina e impongono i propri regimi nella regione per oltre un secolo; per trent'anni sottopongono l'area a una guerra perpetua; mettono in piedi i piu' impresentabili governi fantoccio; armano qualsiasi tribu' sia disposta a sgozzare e stuprare per un sorso di whisky; arruolano eserciti di bambini e cancellano intere generazioni. 
E alla fine? Tutto quello che riescono a dire e': Abbiamo sbagliato, ma anche dopo che ce ne siamo andati le cose non sono migliorate
Complimenti davvero.


La prima cosa che ti viene in mente se pensi alla guerra del Vietnam sono i Marines che urlano nella giungla e gli anni Sessanta. 
Se metti un po' piu' a fuoco appaiono i nomi esotici: Dien Bien Phu, Saigon, delta del Mekong; poi i libri di strategia militare del generale Giap, gli slogan di Ho Chi Minh e di Che Guevara, le manifestazioni nelle universita' americane, il '68. 
La sequenza piu' famosa: una bambina nuda, si' e no dieci anni, con la pelle ustionata dal napalm, corre incontro alla telecamera e ai soldati in tuta verde, senza piu' lacrime da piangere, mentre alle sue spalle sale il fungo nero di un'esplosione.  
E alla fine ti accorgi che le immagini di repertorio, ammesso che potessero rendere anche solo un'idea vaga di quella guerra, hanno lasciato il posto alle sequenze di Apocalypse now, Il Cacciatore, Platoon, e di seguito tutta la serie. Il punto di vista degli americani pacifisti e disillusi. Gente come Coppola, Cimino e Stone, appunto. 
Invece sai che la guerra anti-imperialista in quell'angolo di mondo esplode almeno dieci anni prima dell'arrivo dei primi aviotrasportati dagli usa. 
Quella del Vietnam e' la storia che ci ha raccontato Hollywood negli anni a seguire. La storia della piu' grande de'bacle strategica e militare del secolo. 
La storia degli americani. 
Se si esclude il capolavoro di Francis Ford Coppola (che ha una base letteraria di tutto rispetto), non mi sono mai piaciuti i film sul Vietnam. Perche' non sono film sul Vietnam, anche se li chiamano cosi'. Sono film sul dramma dei "bravi ragazzi americani" spediti a difendere una causa in cui non credeva nessuno e a fare una guerra che hanno perso. 
E' proprio questo il punto, mentre scorrono i titoli di coda ti sale sempre la stessa sensazione: se avessero vinto loro, nessuno avrebbe fatto film sull'orrore di quel conflitto. Ma hanno perso, e con ignominia, ergo quella guerra era sbagliata. Ergo Oliver Stone puo' fare tutti i film che gli pare. 
Non esistono film che raccontino il conflitto dall'altra parte. Ragazzini adolescenti che
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