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signori e niente poteva convincerli. Quando uno di loro cadeva nostro prigioniero sapevamo di non  potergli cavare nulla.

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Sentieri dell'odio
(Budrio)


Lo trasportano su una barella di fortuna fino al campo. Non si regge in piedi. Non e' stato ferito, ma un rivolo di sangue gli scende dalla bocca sulla divisa. Dopo l'ultimo scontro, ha sputato brandelli di polmone.
La corsa nella giungla, sotto la pioggia e con l'umidita' asfissiante, gli ha dato il colpo di grazia.
Prova a sorridermi, steso per terra, gli occhi incavati nelle orbite. 
Mi sa che sono arrivato in fondo, Gap.
Annuisco, senza trovare le parole.
Han detto che mi rimandano indietro. A casa. Torno dalla mia ragazza, eh? A chiavare dalla mattina alla sera. 
La tosse gli squassa il petto, sputa sangue e anche qualcosa di solido.
Hai finito di spaccarti la schiena nella foresta, Budrio. Adesso che torni a casa, pensa quante storie avrai da raccontare agli amici del bar.
Ghigna, i denti macchiati di rosso: Io non ne ho di amici, Gap. Solo te.
Allora le racconterai alla tua fidanzata. Alla piu' gran figa di Budrio.
Gli occhi vagano intorno, forse cerca di fissare un volto, di immaginarsi come deve essere.
Eh, la figa
I portatori sono pronti. Lo trasporteranno oltre confine e poi da li'
Non lo so. Non lo so se hanno tempo ed energie da perdere per un moribondo. Qui la vita non vale tanto disturbo. 
Cerco di non piangere, mentre la barella viene sollevata. Gli stringo la mano per l'ultima volta.
Ciao, Budrio. Se non mi ammazzano, quando torno ti vengo a cercare. 
Il sorriso ebete gli e' rimasto sulla faccia, muove appena la mano in segno di saluto e la voce e' un mormorio: Ciao, Gap, stai attento, eh 
Lo vedo sparire sul sentiero, un peso leggerissimo per quegli omini infaticabili.
Un attimo prima che la foresta li inghiotta, urlo: Ci vediamo in Italia! ma il rumore di un tuono lontano mi copre la voce.
La pioggia ricomincia a cadere.

51
Bologna, 30 aprile 2000


Vittorio Zucconi su La Repubblica:

Con il sangue dei morti in Vietnam e' stato scritto un patto tra l'America militare e quella civile che ha condizionato e condizionera' i presidenti americani per generazioni: mai piu' guerre di massa. Soprattutto mai piu' guerre senza il solido consenso della nazione
L'America delle armi puo' consolarsi assistendo alla rivincita dell'America dei dollari: oggi e' la Nike con le sue fabbriche di scarpe, non Ho Chi Minh, l'idolo dei giovani vietnamiti
35.000 reduci sono ancora sottoposti a riabilitazioni fisiche e cure psichiatriche
Il 73% dei giovani americani sotto i 20 anni non sa indicare dove sia il Vietnam su una carta geografica


L'Unita', dossier speciale di 4 pagine:

George Bush, alla fine della Guerra del Golfo dichiaro': "Grazie a Dio abbiamo dato un calcio alla sindrome del Vietnam una volta per tutte"
La Guerra in Vietnam all'accademia militare di West Point e' il disastro' senza aggettivi, disastro da studiare accuratamente per non ricapitarci in futuro Dice il colonnello Conrad Crane che la linea seguita a West Point e' l'esatto contrario di quella raccontata da Bush sr. alla televisione: "Desert Storm  e' stata l'anti-Vietnam, ma quella era una guerra in una zona dove c'erano strade, c'erano degli aeroporti e noi lo ripetiamo sempre ai cadetti: le vostre esperienze saranno molto piu' simili a quelle dei vostri predecessori in Vietnam che non nel Golfo". Conclusione: non fidatevi di chi sostiene che la famosa sindrome e' sparita nel fondo della memoria
La foto dell'ultimo elicottero americano che parte dall'ambasciata di Saigon e' un falso. Si tratta in realta' di un edificio a due isolati piu' a sud dell'ambasciata, 12 ore prima della partenza del vero' ultimo elicottero. 
Come quella foto, la guerra non era stata mai cio' che gli americani avevano, da contrapposte trincee, pensato che fosse
L'America non rinnega le proprie guerre e non mette in discussione - al
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