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l'abito scuro dei contadini laotiani e inoltrarsi con noi su piste immerse nel verde.

Il comandante Li e' un omino di un metro e sessanta, ma da non sottovalutare. La lunga esperienza di combattente lo ha trasformato in un discreto poliglotta e si arrangia con quasi tutte le lingue. E' un veterano della Lunga Marcia di Mao Zedong e da allora non ha mai smesso di combattere per il comunismo e la liberta' dei popoli asiatici. Ma questa esistenza lo ha provato. La sua faccia e' segnata dalla guerra, il fisico minato dalla malattia e dallo sforzo. Eppure e' un personaggio magnetico, con lo strano potere di tranquillizzarti anche davanti al pericolo piu' grande.
Prima che ci fossero consegnate le armi ci ha spiegato che tipo di guerra avremmo affrontato.
Saremmo stati divisi in gruppi di sessanta-ottanta uomini, armati ed equipaggiati per gli assalti nella giungla. Noialtri pochi europei saremmo stati smistati in gruppi differenti, mescolati ai laotiani. Il comandante Li non vuole che si crei uno spirito di corpo separato, sulla base dell'etnia. Io pero' ho ottenuto di essere assegnato allo stesso gruppo di "Budrio". Ho convinto il comandante Li a non lasciarlo senza la presenza di un connazionale, spiegandogli che e' un tipo un po' tocco. Gli e' stata assegnata la mansione di addetto alle munizioni: ricaricare le armi e reggere i nastri dei proiettili durante gli scontri.
Il nostro compito e' quello di scortare le spedizioni di rifornimenti che dalla Cina, tramite il Vietnam del Nord, devono raggiungere l'organizzazione clandestina nel Sud.
I rifornimenti vengono inoltrati nel territorio laotiano attraverso il Napa? Pass e il Mu Gia' Pass. Da li' devono scendere attraverso il Laos lungo il versante occidentale della catena Annamitica, superare il 17 parallelo, quindi valicare di nuovo le montagne per entrare nel Vietnam del Sud. Il Laos e' un passaggio obbligato per sostenere la guerra in tutta l'Indocina meridionale.
Il transito di uomini, materiali e medicinali dura sei, sette settimane, se non ci sono scontri (cosa quasi impossibile sulle piste del Laos). Per farli giungere fino al delta del Mekong, attraverso la Cambogia, possono occorrere fino a tre mesi.
Ora pero' siamo nel pieno della stagione umida e quindi gli spostamenti saranno limitati. Piove quasi tutto il giorno, il terreno diventa un pantano, si sprofonda fino al ginocchio ed e' impossibile marciare. Saremo piu' che altro impegnati a mantenere "libera" quest'area dalle forze governative, affinche' il canale col Vietnam del Nord rimanga aperto.  
Chung Li ci ha parlato anche dei nostri nemici. Avremo contro l'esercito governativo laotiano, ma soprattutto le tribu' Hmong armate e addestrate dai veterani della Legione Straniera e dalla cia. Per distinguersi da loro, i Hmong che stanno dalla nostra parte li chiamano "meo", selvaggi. Sono guerrieri fieri e spietati, ferocissimi, abili combattenti nella giungla. E non fanno prigionieri. 
Siamo inquadrati in un gruppo comunista che non dipende dal Path?t Lao. Quello del Path?t Lao e' un esercito contadino che tiene il possesso di alcune regioni, per coltivarle. La loro e' una guerra di posizione, molto diversa dalla nostra.
L'unica cosa certa e' che non ci mancheranno mai le armi, perche' i rifornimenti cinesi e nord-vietnamiti sono abbondanti e regolari. 
Il comandante Li ci ha detto anche che dovremo adeguarci al modo di combattere del nemico. Non dobbiamo fare prigionieri. In una guerra senza regole, senza trattati e senza retrovie, non servono a niente. E dovremo essere pronti anche a uccidere i nostri feriti piu' gravi. In un terreno insidioso e selvaggio, soffrirebbero senza alcuna speranza di salvezza. Inoltre, se cadessero nelle mani dei Meo, subirebbero torture tremende, prima di morire.

I laotiani del mio gruppo sono ottimi combattenti, piccoli e agili. Sono anche molto pudichi: nonostante si sia luridi per la maggior parte del tempo, hanno vergogna di ogni rumore prodotto dal corpo. Le mie
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