Vitaliano Ravagli & Wu Ming

ASCE DI GUERRA

Edizione iPod - 2 di 2

SECONDA PARTE




"quasi nello stesso istante m'accorsi che la folla dei selvaggi stava scomparendo, senza che fossero avvertibili movimenti di ritirata; come se la foresta, che aveva cosi' repentinamente buttato fuori quelle creature, le avesse di nuovo assorbite come il fiato in un lungo respiro".

Joseph Conrad, Cuore di tenebra

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Sentieri dell'odio
(Laos centro-orientale, 1956)


Il chiarore dell'alba rida' forma allo scuro groviglio della giungla. Le cime degli alberi si stagliano nitide, trafitte dal sole nascente. Gli ultimi animali si affrettano nei rifugi, come avvertiti di un pericolo imminente.
Osservo la bellezza selvaggia di questi luoghi. Nuvole scure cariche di pioggia, muovono da ovest a sfiorare la vetta piu' alta. Stormi di uccelli di tutte le dimensioni e colori sfrecciano impazziti da ogni parte.
Poi, improvviso, un rumore di cosa strisciante, un grosso rettile impaurito, ci fa rabbrividire e alzare veloci. 
La notte e' trascorsa in un'atmosfera irreale. Al mattino del nuovo giorno avremmo dovuto combattere.
Ci siamo portati fin dal pomeriggio di ieri in una posizione adatta all'imboscata. I nostri informatori ci hanno avvertito che i reparti nemici scenderanno da nord, con l'obiettivo di sorprenderci sul fianco. Cosi' stiamo pronti a riceverli.
Ci troviamo a nord del fiume Mat, nella provincia di Xiang Khuang, o almeno cosi' credo, perche' sono immerso nella foresta piu' folta che abbia mai visto e il senso d'orientamento e' la prima cosa che ho perso.
Lontano, a settentrione, si staglia gigantesco il monte Pan, alto piu' di duemila metri, a sud-est del quale e' acquartierato un contingente governativo di tutto rispetto, nella cittadina di Ban Huayxay. Da li' e' partito il rastrellamento a tenaglia, fino a penetrare nelle strette valli, incassate fra le montagne.
L'attesa e' snervante. Le avanguardie nemiche, avvistate ad alcuni chilometri di distanza, procedono con estrema cautela. Giunge la notizia che la loro direzione di marcia e' piu' giu' del nostro schieramento: dobbiamo spostarci in fretta. Scendiamo piu' a sud per alcuni chilometri, senza avere modo di scegliere i percorsi piu' sicuri. In fila indiana, ottanta ragazzi in corsa contro il tempo, carichi di armi e munizioni, il cuore che batte forte. Quando ci fermiamo non ho piu' fiato, l'umidita' e' spaventosa, sembra di respirare a vuoto. Ci appostiamo su un dirupo che domina la boscaglia.
Pochi attimi ancora, poi gli interrogativi avranno risposta. Mi passano davanti agli occhi gli amici lasciati a casa, i genitori e i fratelli. Immagino cosa ha provato Cito, a Ca' di Guzzo, quando e' saltato fuori sparando all'impazzata gli ultimi colpi, per salvarsi la vita. Nemmeno in cent'anni troverei quel coraggio.
Le mani tremano. Il comandante Li se ne accorge, sa che sono al battesimo del fuoco. Fino ad ora abbiamo affrontato solo scaramucce: poche fucilate dalle due parti. Ma questa volta sara' diverso. Li avremo davanti, nel mirino dei fucili per abbatterli prima che reagiscano.
Si avvicina e col tono rassicurante dice: No paura. Tu colpire, loro cadere.
Anche loro sono di carne e ossa: una fucilata ben assestata e cadono a terra come tutti. 
Un'attesa interminabile, ma alla fine eccoli. Avanzano cauti.
Li ha ordinato di aprire il fuoco solo quando saranno a portata delle armi piu' leggere, cinquanta- sessanta metri. Si apposta dietro di me e appena spuntano dal fitto della vegetazione indica una squadra di otto-dieci che avanza piu' veloce per piazzare una mitragliatrice con treppiede in posizione protetta. E' un'arma micidiale, se collocata bene, capace di falciare un lungo tratto di giungla. 
Abbasso la testa di lato, alla sinistra del mitragliatore, la mano destra sulla cassa, premendo in basso con forza, perche' non salti via, la sinistra stretta sull'impugnatura.
L'indice preme il grilletto e il fuoco investe gli uomini delle Forze
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