<A HREF="ascediguerra_primaparte121"><</A>
riuscii a stringere un po' di rapporti e a distrarmi di quando in quando dai molti pensieri che mi turbavano.

In quei giorni d'attesa un'immagine prendeva forma nella mia mente. Mi raffiguravo il mondo che mi lasciavo alle spalle come un prato verde, battuto dai venti. Pochi steli diritti resistevano alla tempesta e gocce di rugiada li bagnavano appena: lacrime di uomini spenti. Allora guardavo meglio e riconoscevo i volti, sentivo le voci spazzate dal vento. Erano quelle di Pucci, di Bob, di Teo, del Moro e di tutti coloro che, vivi o morti, non si erano arresi. Mi esortavano a non piegarmi, a proseguire la lotta. La risposta era che non avevo fatto altro, ma ero sempre troppo solo, e per quel motivo andavo a cercare altrove.

Pensieri confusi, esercitazioni militari e discussioni poliglotte: la settimana passo', aspettando un aereo che sarebbe atterrato da un momento all'altro. Non era dato sapere quando, ma il suo arrivo era certo. 
L'ordine di imbarco ci colse di sorpresa, a notte fonda. Un vecchio quadrimotore Tupolev ci attendeva sulla pista.
