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dici "Eh, dio boia", e Teo mi disse proprio cosi', quando glielo chiesi "Ma la' in Cecoslovacchia, cosa vi facevano fare?" "Eh, dio buia'z"
Rido di gusto per l'analisi del dialetto imolese. Gap ha davvero il dono di saper raccontare una storia. Rallegrandomi per l'incontro, proseguo con le domande.
Da quello che mi ha detto e Fatr, Teo non se la passava bene nemmeno qui a Imola.
No, perche' anche lui non s'e' mai adattato. Solo quando ha conosciuto Francesca, si e' messo un po' piu' tranquillo, l'amava molto. Ma prima no, era temuto, perche' non faceva tanti sconti a chi non rigava diritto. Per quello non riusciva a star buono, c'era soprattutto una cosa che lui sapeva fare bene: combattere e sparare. Insomma, se non c'era lui, la' a Ca' di Guzzo, poteva andare molto peggio. Mi racconto' che dal tetto, dove si era appostato, sparo' nel ventre a un tedesco ma non lo colpi' a morte e quello urlava da far paura e lui decise di non dargli il colpo di grazia perche' quelle urla spaventavano tutti gli altri nemici, gli toglievano coraggio. A Teo dispiaceva, perche' anche quel ragazzo aveva una mamma e in fin dei conti era anche lui una vittima del nazismo, ma erano in gioco le vite dei compagni. Capito che tipo era? I giochini politici non facevano per lui.
E Fatr guarda l'orologio e raccoglie le foto dal tavolo: Se volete restare, fate pure, ma sono gia' piu' delle sette e io devo tornare in collina a governare i cani.
Eh, si', hai ragione, che il nostro avvocato, qui, deve anche tornare a Bologna. Andiamo, va bene.
Ci avviciniamo alla cassa e il braccio di Gap mi blocca nel momento di estrarre il portafoglio: Lascia ben stare, che qua siamo a casa nostra e ci pensiamo noi.
Mentre la cassiera va a caccia di monete, soddisfo l'ultima curiosita': Spiegami ancora una cosa, ti chiamano Gap perche' hai fatto il partigiano in pianura?
Sgrana gli occhi, quasi spaventato, e alza le mani ad altezza faccia: No, no, io il partigiano non l'ho mica fatto, mi chiamano cosi' perche' ho sempre avuto una grande ammirazione per tutti loro, ma non ero ne' in montagna ne' in pianura, io.
Ma guarda, ero proprio convinto che e Fatr e tu aveste combattuto insieme.
Eh, no, cio', io nel '44 avevo dieci anni, non potevo mica andare in montagna! Pero' le schioppettate le ho fatte lo stesso, con gli interessi, te l'assicuro
Si volta un attimo per raccogliere gli spicci dalla mano della cassiera. La mia faccia e' gia' una domanda.
Si', vedi, sono andato a combattere in Indocina. Ma non pensare mica a quelle cagate come Rambo
Ah, sei stato nella Legione Straniera!
Quasi scandalizzato: Per carita'! Io stavo coi gruppi comunisti, dalla parte di Ho Chi Minh. Pero' non ero in Vietnam, stavo in Laos Ma cos'hai, non ti senti bene? Hai un giramento di testa, vuoi sederti un attimo?
43
Sentieri dell'odio
(Fuori dall'Europa)


Il primo passo verso l'Indocina fu un viaggio a Milano. 
C'era un'osteria, lungo i navigli, un covo di compagni, dove bisognava presentarsi per parlare con la persona giusta. 
Ero ansioso di sapere come comportarmi con gli obblighi di leva: un disertore poteva mettere nei guai tutta la famiglia. I compagni milanesi mi spiegarono che non appena mi fosse arrivata la cartolina di precetto, dovevo mandare qualcuno da loro, per dire dove mi avevano destinato. A quel punto avrei ricevuto tutte le istruzioni. Dovevo comunque presentarmi in caserma per il giorno stabilito e preparare da subito la fuga. Loro avrebbero garantito l'appoggio esterno. Se poi fossi riuscito a tornare in Italia, avrei dovuto ripresentarmi alla stessa caserma recitando la parte di chi ha perso la memoria, come aveva fatto Teo per coprire l'espatrio clandestino. In quel modo, avrei subi'to di certo provvedimenti disciplinari ma avrei evitato il carcere militare di Gaeta.
Non feci altre domande, sapevo bene che in queste cose non si deve mai essere curiosi e bisogna tenere la bocca chiusa anche con le belle donne e gli amici
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