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un'era lontana col numero telefonico di Orfeo Sabattani "e  Fatr". Lo trovero' dopo un quarto d'ora, ancora leggibile, nonostante il recente utilizzo come sottobicchiere. 
Vaghero' per la casa in cerca del cordless. Un tenue pigolio da batteria scarica me ne segnalera' la presenza tra il cuscino e lo schienale di una poltrona.
La telefonata si concludera' con un appuntamento per le sei del giorno successivo, sotto il CIDRA, l'unico edificio di Imola che conosco bene.

 

Si presentano in due.
Questo e' Gap, ti ricordi che te n'ho parlato? Quel ragazzo amico di TeoGli ho raccontato della gita al Castagno e m'ha chiesto se ti poteva incontrare. Conosceva anche Bob, e tutti gli altri.
Stringo una grossa mano e sorrido: sguardo sveglio, occhi chiari, l'aria piu' giovane rispetto a e  Fatr, forse per via dei capelli tinti.
Mi perdoni la domanda, sa, ma e Fato'r mi ha detto che lei e' avvocato, come mai si interessa dei partigiani di queste parti?
Cerco una spiegazione breve: E' solo per curiosita' personale. Mio nonno ha fatto il partigiano dalle parti di Castelfiorino e un suo vecchio amico mi ha fatto conoscere Mirco, Graziano Zappi, che mi ha parlato di Bob, di Teo, della Trentaseiesima. Tutte storie molto affascinanti 
Annuisce, il tono sconsolato: Ah, Teo e Bob erano unici, glielo garantisco io. I piu' onesti, quelli che non si sono mai arresi. Sono morti poveri, tutti e due, non si sono messi sul piedistallo a fare gli eroi e nemmeno hanno voluto scendere a compromessi coi nemici di un tempo. Tutti gli altri, invece, si sono sistemati
Scandisce le ultime parole come una condanna, accompagnata da un mezzo sorriso ironico. Poi allunga un braccio e indica un negozio di scarpe, sull'altro lato della strada.
 Ecco, vede come sono cambiati i tempi? Cinquant'anni fa l'avremmo portata li' a bere qualcosa, vero Fatr? Al bar Nicola, il ritrovo dei comunisti, che i carabinieri chiamavano "Il Cremlino". Ma adesso c'e' il negozio di Di Varese, e anche se ci fosse ancora il bar, non si troverebbero piu' i comunisti per riempirlo.
Comunisti o no interviene e Fatr vediamo di trovarlo lo stesso, un bar, che ho voglia di mettermi seduto e vedere queste famose foto.
Beh, non aspettarti troppo. Sono giusto tre o quattro e non sono neanche un granche'
Fa niente, fa niente, l'importante e' che si veda bene la Crusazza.
Arriviamo nella piazza del Municipio, col balcone "da cui nel '36 parlo' Mussolini, e che il giorno della Liberazione era pieno delle bandiere degli Alleati, e sotto c'era un mare di gente, e molti erano gli stessi che erano andati a sentire il Duce". Ci infiliamo in un bar poco oltre. Tiro fuori le foto e le porgo a e Fatr, che le scorre rapido per passarle subito all'amico e descrivergli i particolari della nostra avventura a Monte Cece. Quindi se le fa restituire e le dispone a quadrato sul tavolo, per contemplarle con piu' calma.
Ordiniamo tre aperitivi, e mentre e Fatr e Gap discutono su dove si collochi Ca' di Malanca rispetto a Castagno, decido di aggirare i ricordi della Brigata per farmi raccontare un po' del "dopo", su cui finora ho raccolto solo informazioni generiche.
Perche' non mi raccontate un po' meglio che cos'hanno fatto Bob e Teo nel dopoguerra? butto li' mentre sbrano una grossa oliva.
E  Fatr e' ancora preso dalle foto, Gap invece si accende subito: Qui a Imola Bob era un autorita' e non era nessuno. Non e' facile da spiegare, pero' non aveva una posizione nel partito, non si era neanche iscritto per non danneggiarlo ed essere libero di agire come gli pareva, faceva un lavoro umile, non aveva soldi, pero' nessuno si azzardava a contrastarlo apertamente, nemmeno la polizia. Una volta imparo' dalla moglie di Nicola, il barista, che degli ex-repubblichini avevano organizzato un raduno in un albergo sopra Sestola. Bob era ospite in una casa da quelle parti, perche' i dottori gli avevano detto di andare a prendere dell'aria buona, che aveva la tibici'. Lui non disse
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