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stato anche esule in Cina, conosce i cinesi e qualcosa gli dice che vincere a Ginevra non sara' "facile" come vincere a Dien Bien Phu.
Dien Bien Phu e' appena caduta. Prima dell'inizio ufficiale dei lavori, rappresentanti del Ministero della Difesa francese s'incontrano con Tai Quang Bou, sottosegretario alla difesa della Repubblica Democratica del Vietnam, e gli chiedono cure mediche per i prigionieri feriti e il ritorno in patria di quelli piu' gravi. In seguito a questa richiesta, il generale Giap permette a elicotteri francesi di atterrare a Dien Bien Phu e raccogliere i feriti.

La conferenza durera' settantaquattro giorni, in un'atmosfera di sfiducia e tensione. 
I delegati del Vietminh evitano i rappresentanti di Bao Dai e ignorano cambogiani e laotiani. Boicottano anche i francesi. I russi hanno rapporti tesi coi cinesi, che calano su Ginevra con l'intento di scavalcare il "paese-guida" del socialismo. Gli americani hanno l'ordine di ignorare del tutto i cinesi, e' stato detto loro che anche un semplice sorriso puo' essere scambiato per un gesto di riconoscimento. Dulles non stringe la mano a Zhou Enlai:
L'unica possibilita' che noi due ci incontriamo e' che le nostre auto si scontrino tra loro.
I francesi serbano rancore agli americani per il mancato intervento a Dien Bien Phu. Gli americani non si fidano dei francesi, piu' avanti li accuseranno (a ragione) di trattare sottobanco coi cinesi e di contemplare un accordo che prevede il riconoscimento del Vietminh. 
L'inglese Eden, con notevoli sforzi, cerca di tenere tutti insieme.
Forte della vittoria a Dien Bien Phu e della minaccia militare rappresentata dall'esercito di Giap, Pham Van Dong ci va giu' duro: chiede il ritiro dei francesi da tutta l'Indocina, senza contropartite, e che i vietnamiti siano liberi di risolvere le loro questioni senza intralci. La richiesta getta nel panico Bao Dai: se i colonialisti se ne vanno, per lui e' finita. 
Pham Van Dong chiede che Path?t Lao e Khmer Issarak vengano riconosciuti formalmente e possano controllare i territori conquistati nei loro paesi. 
I francesi fanno muro, Pham Van Dong s'impunta. Situazione di stallo.

Fino a meta' giugno nessuna novita', poi la Francia cambia primo ministro, l'indipendente Pierre Mende's France sostituisce Joseph Laniel. Zhou Enlai approfitta dello smottamento e si fa avanti per guidare i negoziati a nome di tutti i comunisti. Inizia una trattativa segreta tra Francia e Cina. 
Zhou Enlai ha 56 anni ed e' un incrocio tra mandarino cinese, quadro comunista e intellettuale francese, avendo trascorso a Parigi gli anni della sua gioventu'. Dopo le gravi perdite subite in Corea (un milione di morti, anche a causa della strategia dell'"onda umana"), il suo scopo e' arrivare a un compromesso coi francesi sui possedimenti coloniali e togliere agli americani ogni pretesto per intervenire in Indocina. In poche parole: Zhou ha in mente di scavalcare i compagni indocinesi, dividere il Vietnam in due e congelare la situazione in Laos e Cambogia. In tal modo, la Cina proiettera' un'immagine "moderata" verso India, Indonesia e gli altri paesi non-allineati del continente asiatico. Inoltre, un'Indocina frammentata fa gioco a una Cina che, benche' rossa, intende proseguire le antiche tradizioni imperiali di ingerenza nel sud-est asiatico. Gia' all'inizio della conferenza, un collaboratore di Zhou Enlai aveva detto a un delegato francese: 
Siamo qui per ristabilire la pace, non per sostenere il Vietnam. 
In due occasioni, Zhou Enlai confessa a Eden e a Bidault di essere contrario agli sconfinamenti del Vietminh e ai suoi tentativi di controllare Laos e Cambogia. Si dice anche che abbia minacciato Ho Chi Minh: se i suoi delegati a Ginevra non si ammorbidiranno, la Cina non dara' piu' aiuti economici alla Repubblica Democratica del Vietnam.
Mende's France non e' mai stato favorevole alla guerra in Indocina, e ora s'accinge a porvi fine. Il 17 giugno, nel suo discorso d'insediamento, pone l'accento
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