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rimasto a guardare, e la prosopopea delle istituzioni che da quel coraggio hanno tratto ragione di essere. 
Banditi e razziatori per gli uni, eroi senza macchia per gli altri. Purche' le contraddizioni reali rimanessero fuori dalla porta. 
E allora questa e' la vicenda di una rimozione collettiva, di un crimine consumato con le fanfare e le corone d'alloro. 
Chi aveva accettato per vent'anni le condizioni del regime, ha scelto di osannare chi lo contrasto' e di incolonnarsi dietro quell'icona, per negare a se stesso di non aver agito. Di non aver scelto mai. E chi invece in nome del "sacrificio degli eroi" ha ottenuto la sua fetta di ragione, l'ha spesa come meglio credeva, accettando di edulcorare il sacrificio stesso e farne un mito fondativo, ma senza piu' anima, stigmatizzato e consegnato alla storia affinche' ci si potesse dimenticare di tutto il resto: della mancata epurazione come della rivoluzione che non e' venuta. E forse anche di vent'anni di fascismo. 
Si volta pagina, passiamo oltre. Non e' successo niente. 
Come ha detto Giorgio? Sono vicende terribili. Ma, cosa volete, sono stati anni duri, violenti. 
Ma gia', c'era il fascismo, c'era la guerra erano altri tempi.
Mi tornano in mente le parole etiliche di Vasquez: Quanto indietro sei disposto ad andare? C'e' l'abisso, dietro. Se ti giri ti vengono le vertigini. Quanto indietro?
Poi penso a Said, a Kadisha e a Nidal. Penso al girone infernale di Trapani.
Ma che c'entra? Sono leggi europee, il trattato di Schengen
Gia', che c'entra? Non c'entra mai. Non ci sono scelte da fare, ne' dignita' da difendere. 
Non la propria, tanto meno quella degli altri.
Le fondamenta scricchiolano. La puzza di marcio si spande ovunque. Il brusio di sottofondo diventa frastornante. 
E cosi' la merda ricomincia da capo.

41
Tre fratelli, lo zio Ho e lo zio Sam
(storia disinvolta delle guerre d'Indocina)


Alla Conferenza di Ginevra prendono parte delegazioni di Usa, Urss, Cina, Francia, Repubblica Democratica del Vietnam, governo "legittimo" del Vietnam (il regime-fantoccio di Bao Dai), Regno di Cambogia e Regno del Laos.
Ci sono anche le delegazioni delle altre guerriglie della regione, Path?t Lao e Khmer Issarak ("Liberi Khmer") cambogiani, ma non vengono accettate al tavolo dei negoziati. Il delegato del governo reale laotiano, Phuy Xananikn, dichiara nel suo intervento alla Conferenza:
Il principe S?phanuvong non ha nessun mandato. Sarebbe ridicolo riconoscergli una qualsiasi rappresentanza. Il Laos e' gia' indipendente, la prosecuzione di scontri armati sul nostro territorio e' unicamente dovuta alla presenza di truppe Vietminh. La cosiddetta "resistenza" laotiana e' da capo a piedi una creatura dei vietnamiti.
Sara' il Vietminh a trattare per Path?t Lao e Khmer Issarak, dato che le tre guerre di liberazione sono strettamente connesse.
Solo il segretario di stato americano John Foster Dulles prende posto in albergo per fermarsi una settimana. Tutti gli altri delegati affittano case, come se dovessero fermarsi per anni. 
I cinesi, al debutto sul palcoscenico della grande diplomazia, sistemano Zhou Enlai al Grand Mont-Fleuri, lussuosa residenza, e la decorano di oggetti antichi e tappeti portati dalla Cina. 
Il premier britannico Eden sta in un castello del Settecento, Reposoir. 
Il francese Georges Bidault sta a Joli-Port, villa piu' modesta a fianco di quella di Pham Van Dong, viceministro della Repubblica Democratica del Vietnam.
 
Pham Van Dong ha quarantasei anni. E' uno dei fondatori del Partito Comunista Indocinese e del Vietminh. Da giovane, dopo aver organizzato le grandi manifestazioni studentesche del 1925, e' stato a lungo prigioniero dei francesi nel carcere di Poulo Condore (isola dell'Oceano Indiano), dove ha tenuto alto il morale dei compagni promuovendo lo studio e l'insegnamento delle lingue e delle scienze. Ha addirittura messo in scena una commedia di Molie're, con rudimentali costumi e parrucche fatte dai prigionieri. E'
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