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obbedire, e il giorno dopo i polacchi e la "Friuli" entrano a Imola.
Vi hanno fregati
Esatto, e da allora non hanno piu' smesso, ci hanno preso gusto! Solo con Ravaioli e la Brigata Nera siamo riusciti a fare a modo nostro, ma li' c'era stato il Pozzo di Becca
Conosco la storia, me l'hanno raccontata un po' tutti. In che senso si e' fatto a modo vostro?
Nel senso che e' andata come volevamo noi. Io ero tra i partigiani della scorta, insieme a Bob e Umberto. Li siamo andati a prendere e quelli facevano gli sbruffoni, credevano di farla franca, di avere un processo, non sapevano che il massacro del Pozzo Becca era stato scoperto e tutti gli imolesi avevano visto le foto dei cadaveri. Allora abbiamo fatto in modo di fermarci a Castel San Pietro, apposta per arrivare in citta' di domenica mattina, con tutta la gente a spasso, e prima di entrare a Imola gliel'abbiamo detto con quelli, state per pagare il conto del Pozzo di Becca. Allora han capito cosa li aspettava e si sono messi a litigare, ad accusarsi a vicenda, i giovani contro i piu' vecchi. Poi e' successo quel che e' successo.
E dopo la Liberazione cos'hai fatto?
Cosa vuoi che abbia fatto, le solite cose, ho lavorato, ho fatto le manifestazioni, ho preso le botteMa quello della Brigata e' stato il periodo piu' bello della mia vita. Non e' un modo di dire, eravamo tutti fratelli, proprio cosi'. Piu' di mille uomini pronti a dare la vita l'uno per l'altro, che se cadevi ferito rischiavano qualsiasi cosa pur di venirti a prendere. Davvero, una sensazione cosi' non l'ho provata mai piu'.
Beh, con qualcuno pero' sei rimasto amico.
Si', con Bob e Teo soprattutto, ma sono morti troppo presto
Ho visto la foto, al Museo della Resistenza di Imola, tu e Teo con la bara di Bob sulle spalle.
Si', era il '54, mi pare. E' morto per strada, cosi', da un momento all'altro, come un poveraccio, lui che era stato una leggenda e che non era piu' niente. Sai, Bob era tibici', il partito gli aveva offerto di andare in Cecoslovacchia a curarsi, la' erano all'avanguardia in quel campo, ma non ha mai voluto. 
Teo invece era tornato da poco, giusto?
Si', ma lui c'era stato per altri motivi, mica per la salute.
Poi pero' e' stato male anche lui.
Si', aveva il cancro e si e' sparato. Viveva con niente, perche' nessuno gli ha mai dato una mano e lui non era il tipo da chiederla. In questa cosa somigliava a Bob. Non aveva amici, tranne me e Gap, un ragazzo molto giovane con la passione per le armi. Si era preso un furgoncino e faceva dei trasporti per le cooperative, ma un posto fisso non gliel'hanno mai offerto. Poi al funerale sono venuti in tanti, come per Bob
E tu non hai avuto nessun problema con la giustizia del dopoguerra?
Certamente, come tutti. Sono finito tre mesi a San Giovanni in Monte. Sai perche'? Mi ero messo in mezzo in una litigata. Un caporeparto della Cogne aveva puntato la pistola contro un dipendente e io cercavo di calmarlo. Dopo mi hanno accusato di essermi messo col dipendente costringendo quell'altro a tirar fuori l'arma. Potevano incastrarmi tante di quelle volte, ma lo fecero nell'unica occasione che non c'entravo e non avevo fatto niente di male!

Le domande sono finite, almeno per ora, e il pranzo anche. Spengo il registratore e faccio cenno al cameriere di portare il conto. Orfeo Sabattani "e Fatr" butta giu' l'ultimo sorso di caffe', di nuovo immerso nei suoi pensieri.
Pero', guarda, un mazzo di fiori avrei anche potuto portarlo Ma non ero mica sicuro che ci saremmo arrivati, alla Crusazza, dopo cinquantasei anni! Mi sa tanto che prima di morire devo tornarci un'altra volta

40
Bologna, 18 marzo 2000


Bob. Teo. Eroi dimenticati, o piuttosto che hanno scelto di farsi dimenticare. Forse l'una e l'altra cosa insieme. Protagonisti per un momento, un momento cruciale, quando si trattava di vivere o morire, e dopo sempre piu' fuori ruolo, incapaci di adattarsi. Alle direttive del Partito Nuovo, come al ritorno alla 
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