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che trovo di fronte.
Ah, ecco, la vedo. Sembra che la mulattiera ci arrivi.
Infatti. Via via che ci avviciniamo, e Fatr riconosce i luoghi di un tempo.
Quest'abetaia mi par che ci fosse anche allora, che gli alberi son piccoli, ma per far crescere l'abete quassu' ci vuole il suo tempo. Poi, ecco, in questo punto qui partiva un sentiero che andava fino in cima, ed era quello che prendevano le sentinelle per fare la guardia. Qui invece c'era sempre qualcuno a tenere d'occhio la mulattiera, nascosto dietro una quercia che dev'essere venuta giu'. E li' sotto c'e' la fonte dove andavamo a prendere l'acqua 
La sorgente c'e' ancora, anche se piuttosto melmosa. Nel prato subito dietro si indovinano i filari disseccati di un frutteto, mezzi sommersi dai rampicanti, e uno spazio erboso piuttosto ampio che doveva essere un pascolo per cavalli.
Un cartello avverte del pericolo di crollo. In effetti, gli edifici della Crusazza cascano in pezzi, assediati dalle ortiche. Ma si intuisce che doveva essere una bella costruzione, tutta in sasso, con le stalle, il magazzino e la casa principale.
Non mi sarei mai immaginato di tornare quassu', dopo cinquantasei anni sorride e Fatr ripetendo la frase come un ritornello. Poi soddisfa le mie curiosita'.
Siamo arrivati qua nell'agosto del '44, dopo il rastrellamento sul Carzolano. Fu un momento terribile per la brigata, e Bob dovette metterci del suo per dare coraggio ai piu' impauriti e recuperare gli sbandati. Con almeno una decina non ci fu niente da fare: volevano andarsene. Allora Bob si fece consegnare le armi e gli scarponi, che potevano servire a qualcun altro, e li rimando' a casa scalzi. Per lui erano come disertori, e avrebbe potuto anche fucilarli. Non lo fece, ma decise di umiliarli, per mostrare a tutti quanto li disprezzava. 
Si interrompe un attimo, gira intorno lo sguardo alla ricerca di un noce di cui ricorda ancora i frutti, poi riprende a raccontare.
Noi dormivamo fuori, in mezzo agli alberi. Intanto perche' non potevamo mica invadere la casa dei contadini, che erano gia' una famiglia numerosa. Poi perche' in questo modo eravamo piu' sparpagliati e se ci sorprendevano di notte qualcuno poteva anche scappare. E poi per non compromettere troppo i proprietari, che rischiavano le rappresaglie. Tutte le mattine, alle quattro, partiva la pattuglia di guardia per andare sul crinale. Restavano la' tutto il giorno. Poi c'erano sempre due sentinelle sulla mulattiera e una squadra di corve'e per fare legna, portare acqua e dare una mano al cuoco. la voce arrochita dall'emozione La Crusazza! Ma se mi avessero detto che ci tornavo, prima di morire, non ci avrei creduto
Ci aggiriamo ancora un po' tra ruderi e ricordi, scatto le ultime foto di un rullino estivo, poi prendiamo la via del ritorno. Una coppia di caprioli si infila nel bosco con un balzo non appena ci vede comparire sulla strada. Spunta anche il sole.
Il prossimo obiettivo e' un piatto di pasta, sono quasi le due e lo stomaco reclama. La ricerca dura il tempo di tornare sulla statale, dove ogni frazione di tre case ha la sua trattoria. Misileo non fa eccezione. Ci accomodiamo sotto lo sguardo truce di una testa di cinghiale, in attesa di sperimentare i tortelloni della casa.
Nel tragitto dalla Crusazza fino a qui, e Fatr e' rimasto quasi sempre zitto. In meno di mezz'ora deve aver rimuginato gli episodi piu' entusiasmanti della sua esperienza di partigiano. Ora e' pronto per raccontare. L'antipasto di olio e pane toscano lo mette nell'umore piu' adatto.

A dir la verita', poi, su alla Crusazza ci sono tornato, una volta, quasi subito pero', verso la fine della guerra, a prendere una pistola che avevo lasciato la' e poteva servire. Quando sono arrivato, i contadini avevano appena seppellito la figlia maggiore. L'avevano violentata e uccisa dei francesi, o dei marocchini, non ricordo bene. Gente terribile, comunque, i peggiori di tutti.
Cos'e' successo dopo la battaglia del Castagno, siete rimasti li' o
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