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vicino, non c'e' nemmeno il sentiero. Te non preoccuparti, facciamo un altro tentativo. Hai visto quelle case, nel vallone di Castagno? Di sicuro c'e' un modo per andare su.
Tornando verso la Casolana, proviamo a imboccare una sterrata sulla destra. La pioggia e' sempre piu' fitta. La prospettiva di restare impantanato mitiga l'entusiasmo per la ricerca. 
Siamo da capo. La strada si interrompe all'altezza di una casa in costruzione. E  Fatr scende giu' per raccogliere informazioni da un giovane muratore. Abbasso il finestrino e afferro brandelli di dialogo.
La strada per andare in cima? Mi faccia pensare. Se volete vedere il panorama vi conviene salire da un'altra parte
No, non e' per il panorama, e' che siccome io ho fatto la guerra su in vetta, piu' di cinquant'anni fa
Terzo tentativo. Nuove indicazioni ci portano su una mulattiera dalle parti di Misileo: un attentato alle sospensioni e alla coppa dell'olio. Ci inerpichiamo su una salita da Tour de France per finire la corsa sull'aia di una fattoria. L'accento degli indigeni e' gia' sporcato di cadenze toscane. Il verso straziante di un animale sconosciuto non suona di buon auspicio.
La pioggia ha smesso di cadere. Torniamo all'ultimo bivio e aggrediamo la strada che avevamo scartato. Dopo dieci minuti di rally, ci imbattiamo in un furgone pick-up che procede verso valle. Si ferma di lato per farci passare, ne approfittiamo per chiedere qualche coordinata in piu'.
Il conducente riconosce subito e Fatr, dice di averlo visto a un raduno dell'anpi, e si rivela essere tal Paolino "del Capanno", partigiano ravennate della brigata di Bulow. Tra il dialetto, la voce rotta dall'emozione e la pronuncia sdentata, non e' semplice capire quel che dice. Nel ricordare gli anni della lotta, gli occhi si inumidiscono, e l'amarezza per un presente poco glorioso sale alla gola.
Io l'anno scorso sono stato all'anpi e c'ho restituito la tessera, dopo tanti anni. Ho letto un articolo sul loro giornalino, diceva che gli americani facevano bene a bombardare il Kossovo. Mo dio boia, a me gli americani non piacciono mica e non mi sta bene che l'Italia va ad accoppare delle gente che nemmeno la conosco. Scuote la testa sconsolato: Noialtri partigiani non contiamo piu' niente
Un incontro tra partigiani ultrasettantenni nel mezzo del nulla, sulla montagna imolese. Suppongo di avere una specie di calamita. O forse no. Questa zona e' tra le piu' povere e sperdute dell'Appenino Tosco-emiliano. Non escludo che residenti e visitatori siano tutti reduci delle Brigate: una Repubblica partigiana di fatto, con sessant'anni di ritardo.
Dopo qualche tornante, arriviamo al quadrivio dove Paolino ci ha consigliato di parcheggiare. La nostra mulattiera procede in piano, tra prati gialli di primule e vecchi castagni dal tronco contorto. Cerchiamo di orientarci. La statale Casolana e' sulla destra, mentre a sinistra dovrebbe aprirsi da un momento all'altro la vallata del torrente Sintria, incassata tra quella del Senio e quella del Lamone. 
Non e' mica facile si scusa e Fatr A quei tempi non c'erano tutti 'sti alberi, la montagna era brulla, da quassu' vedevi giu' fino in fondo. 
In effetti, un bosco giovane di faggi sottili impedisce la visuale. Tentiamo una puntata sul crinale sopra di noi. Dietro una curva, dopo il passaggio fulmineo di uno scoiattolo, le prime conferme. Due piccole frazioni, sul versante opposto di una vallata che ha tutta l'aria di essere quella giusta. 
Quelli dovrebbero essere Fornazzano e Croce Daniele. Ci son stato a mangiare con l'anpi, in una casa di contadini che ci avevano ospitato durante la guerra, e mi ricordo che anche da la' guardavamo in giro per capire dov'era la Crusazza, che non poteva essere molto lontana.
Scruta dentro il binocolo come una vedetta in avanscoperta, e un attimo dopo me lo porge con un sorriso.
Guarda mo', dev'essere proprio quella laggiu', quella scoperchiata.
Fatico un po' per inquadrarla e metterla a fuoco, nel fitto di rami
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