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quattro, me ne faccia mo' due. Poi, gia' che son li', chiedo come si fa per andare alla Crusazza, che era dove stava la mia compagnia. Lui mi indica la strada e dice che ci vogliono un paio d'ore di cammino e che bisogna pagare un permesso. Un altro? Ascolta mo', gli ho detto, adesso non ho tempo di andare fin su, ma un'altra volta che torno, fai meglio a lasciarmi stare, che in vetta ci sono morti dei miei amici e se io voglio portare un mazzo di fiori non ho da chiedere il permesso a nessuno, chiaro?
Usciamo dal bar e ci dirigiamo verso l'auto. E Fatr mi mostra il muro di una vecchia casa, ancora bucherellato dai colpi d'artiglieria. 
Qui sotto, vedi, proprio sul Senio, ci passava la prima linea. I tedeschi subito li', sulla riva, che allora era molto ripida, e gli Alleati di fronte. Ci son rimaste in piedi si' e no quattro case.
Le urla di un energumeno dai capelli imbiancati mi distraggono dalla descrizione. 
Allora, forza, andate via, non vedete che devo lavorare?!
Ce l'ha con noi.
Non potete stare qui, pute'na d'na Madona, bisogna essere dei bei patacca a parcheggiare cosi', davanti ai miei mattoni.
E' un demente. Manteniamo la calma.
Ci scusi, eravamo un attimo al bar, ce ne andiamo subito, non avevamo visto.
Si', si', non avevamo visto, andate via adesso, poche scuse!
Lo stronzo riesce a farmi incazzare.
Ci metta un cartello, la prossima volta, no? Cosa ne so io dei suoi mattoni.
Continua a blaterare minacce e a darmi del furbetto. Dalla faccia che fa, sarebbe capace di spaccarmi la testa a sassate. Per quattro mattoni.
Rinuncio a replicare e salgo in macchina. Ingrano la prima, lascio la frizione quel tanto che basta per urtare la pila e farla crollare. Sgommo in retromarcia e infilo la statale con una manovra criminale, mentre nello specchietto retrovisore lo stronzo si sbraccia e urla, cercando di raggiungerci con una manciata di ghiaia.
La strada sale verso la Toscana, costeggiata da pareti di roccia stratificata, a picco sul fiume. Il cielo non promette bene, nuvole grige si addensano sulla valle.
Superata Casola Valsenio di una decina di chilometri, lasciamo la provincia di Ravenna per quella di Firenze. Poco prima di Badia di Susinana, imbocchiamo una strada asfaltata che si inerpica a tornanti stretti verso un ristorante-agriturismo. Dal parcheggio per le auto un sentiero entra nel bosco. Prime gocce di pioggia.
Raggiungiamo il versante di un canalone che degrada verso il fondovalle. Il punto e' molto panoramico. E  Fatr fa da cicerone.
Allora, vedi, quello laggiu', con la torre in vetta, e' Monte Battaglia. La sterrata qui di fronte, invece, porta su a Cortecchio, e quella la' e' la cima della Faggiola. Le case la' in fondo, sulla statale, sono quelle di Castagno. I tugni' e i fascisti sono venuti su da li', per prendere il crinale qui sopra, tra Monte Cece e Monte Pianaccino. Se ci riuscivano, potevano controllare la valle del Sintria, dove s'era sistemata la brigata. All'alba i camion li hanno scaricati e loro hanno cominciato a salire, coperti dal tiro dei mortai e delle spandau. E' allora che mi mandano a chiamare Bob a Molino Boldrino. Lui era la' con un attacco di malaria, steso nella greppia Ma quando ha saputo che rischiavamo di perdere il crinale, e' saltato su e si e' messo a bestemmiare ridacchia tra se' poi ha preso il mitra e i caricatori e via, mi e' venuto dietro  un gesto vago con la mano  il resto lo sai, te l'ho raccontato al telefono.
Purtroppo, il sentiero che dovrebbe portarci sul crinale e' bloccato da una recinzione. Siamo costretti a tornare indietro.
Com'e' che non siamo saliti da Molino Boldrino? domando giusto per provocare Avevi paura che ci chiedessero il permesso?
Va la', va la', macche' permesso, me lo dovrebbero chiedere loro a me, che ho piu' diritto di tutti a venire quassu'. Il fatto e' che m'han detto che ci si arriva meglio da quest'altra parte, che di la' bisogna camminare parecchio e anche da Fornazzano, che e' proprio li'
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