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assento' per andare a cercare rinforzi, privando cosi' i partigiani del suo ascendente personale. L'idea di Guerrino poteva essere giusta, ma l'esito non dipendeva dalla sua volonta'. Alle forze partigiane circostanti dedica una chiosa sprezzante: 

quelli della 62a Brigata, malgrado gli accordi, sui quali evidentemente Guerrino contava per un'azione dall'esterno, pensarono ai fatti loro e ci abbandonarono al nostro destino.

La conclusione di Teo sull'episodio che lo ha consacrato agli annali della Resistenza, e' tutt'altro che conciliante: 

La tragedia di Ca' di Guzzo per me non e' solo negli indimenticabili atti di eroismo, nel coraggio e nello spirito di sacrificio di tanti giovani che hanno saputo dimostrare cosa sono i partigiani, ma anche negli errori compiuti che hanno fatto di Ca' di Guzzo un grande monumento del sacrificio, mentre avrebbe potuto essere uno dei piu' importanti campi di vittoria della Resistenza.

E' una testimonianza abbastanza polemica dico, dopo aver richiuso il volume e pigiato sui tasti play e rec:
Teo era un tipo che non la mandava a dire, un irrequieto. Era insofferente verso la disciplina imposta dall'alto e consapevole di esserlo, tanto che non entro' nemmeno nel partito dopo la guerra. Rimase per i fatti suoi. Questo non toglie che sia stato un partigiano in gamba. E quello che ha fatto a Ca' di Guzzo lo dimostra. Anche Bob a modo suo era un tipo cosi'. Uno che non riusci' a trovare il suo posto dopo la fine della guerra e poi era gia' malato gravemente. 
Teo e Bob erano amici?
Si', anche se quello che e' rimasto vicino a Bob fino alla fine e' stato e  Fatr', Orfeo Sabattani, che era molto amico anche di Teo. [Prende dagli scaffali un opuscolo e me lo porge] Questo e' l'epitaffio che recitarono sulla tomba di Bob, quando e' morto. Aveva appena trentaquattro anni, si', era il 1954.
Le foto del funerale: la bara portata giu' dalle scale del palazzo comunale, i partigiani coi fazzoletti rossi o tricolori al collo e la gente dietro a seguire il feretro.
Tutti hanno lo sguardo contrito e basso. L'unico che guarda in macchina regge la cassa sulla spalla sinistra, in un doppiopetto grigio, stazzonato. Lo sguardo fisso, di ghiaccio.
Chi e'?
Questo e' Teo.
Avrei potuto scommetterci. Un bell'uomo, capelli neri pettinati all'indietro con la brillantina, la faccia lunga che non tradisce emozioni. 
E quello li' e' e  Fatr.
Un ragazzo basso, ma con la faccia da uomo, regge la bara da dietro. 
Teo invece quando e' morto?
Nel '67 mi pare. Si sparo' un colpo al cuore, perche' aveva scoperto di avere un cancro. E siccome aveva visto la fine che aveva fatto il Moro, che era morto della stessa malattia tra mille dolori, preferi' farla finita a modo suo. Torno' a casa dall'ospedale, e dopo aver scritto una lettera alla moglie si distese sul letto e si sparo'.
Un finale in tono col personaggio. 
Qualche anno fa gli hanno conferito anche un riconoscimento al valore militare per l'impresa di Ca' di Guzzo. [fruga dentro alcune cartelle colorate e scova una rivista] Questo e' il settimanale di Imola, Sabato Sera. Mi ricordo che fecero un articolo [sfoglia un paio di numeri e alla fine lo trova] Eccolo!

Croce al valor militare per il partigiano Rampolli
Decorato per la battaglia di Ca' di Guzzo

L'articolo informa che il 4 novembre 1997, presso la Caserma Mameli di Bologna, si e' tenuta una cerimonia durante la quale e' stata conferita la croce militare postuma a Teo.
Beh, considerato che e' passato alla storia come l'eroe di Ca' di Guzzo ce ne hanno messo di tempo per dargli questa medaglia! 
Sole alza le spalle con l'aria sconsolata. Forse lo pensiamo entrambi, che il motivo di tanto ritardo e' legato ai guai del dopo-Liberazione e all'espatrio in Cecoslovacchia. Ma se l'idea che mi sono fatto e' giusta, a Teo di una medaglia non gliene sarebbe importato granche': la testimonianza che ha lasciato sulla sua esperienza partigiana non e' quella di chi fa sconti a
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