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trucidati nel Pozzo di Becca? E il guasto al motore, che impedi' al camion di arrivare a Imola di notte, come era previsto, per non creare scompiglio? [scuote la testa] Credo si fece in modo di farlo arrivare in citta' la mattina, e gli Alleati, che pure controllavano tutto, fecero finta di non sapere.
Mirco mi ha detto che i partigiani di scorta cercarono di tenere a bada la folla.
Certo. Non e' mica detto che pensassero di scatenare un linciaggio. Forse volevano solo far sfilare gli assassini davanti alla popolazione che avevano vessato per anni. Ma la situazione gli e' sfuggita di mano. Della scorta sembra facesse parte anche Bob e nemmeno la sua autorita' basto' ad arginare la furia della gente che aveva avuto vittime. In quegli stessi giorni, si e' poi saputo, alcuni familiari di quei brigatisti furono prelevati nel paese in cui s'erano rifugiati, in Veneto, e ritrovati morti in un campo. Insomma era un clima esasperato, di vendetta. Ravaioli e la sua squadra di sadici ne avevano fatte di brutte: torture, stupri, omicidi. Agli antifascisti, prima di gettarli nel Pozzo di Becca, avevano bruciato i testicoli, strappato le unghie 
E le vendette continuarono anche dopo la fine della guerra?
Eh, questa e' una storia su cui e' difficile sapere qualcosa di preciso. Nei giorni successivi alla Liberazione, ci furono vendette nell'Imolese, ma anche delitti comuni. Il comandante alleato della piazza di Imola dichiaro' di essere a conoscenza di almeno 25 casi accertati, piu' altrettanti probabili. Il clima era quello: le armi non mancavano e nemmeno i conti da regolare. Ma non credere a tutte le polemiche che hanno fatto su queste cose. Chi ha compiuto quelle azioni lo ha fatto di sua iniziativa, non certo con l'appoggio del PCI, che fin da subito aveva adottato una linea del tutto diversa. Certo, ci sono stati casi isolati di piccole formazioni organizzate in questo senso, come la Volante Rossa a Milano, o come qui da noi, dove un gruppetto di ex-partigiani occupo' Savigno, disarmando i carabinieri e svaligiando la banca del paese. Ci furono anche omicidi nella zona di Conselice. Ma non era certo in quel modo che il partito pensava di cambiare le cose.
Eppure l'amnistia di Togliatti deluse molta gente
Ah certo. Quasi tutti i fascisti vennero fuori di galera!
Circoscrivo l'argomento: Probabilmente furono parecchi quelli che non riuscirono ad adattarsi al nuovo stato di cose So che Teo e alcuni altri dovettero andare in Cecoslovacchia. Tu lo conoscevi?
[Annuisce] Solo di fama. Era "l'eroe di Ca' di Guzzo", una famosa battaglia partigiana. Resistettero in una cinquantina, assediati dentro la casa per due giorni, circondati da cinquecento tedeschi. E Teo dal tetto tenne a bada le ss con un mitragliatore. Poi organizzo' la sortita che porto' in salvo i pochi superstiti.
Quale ha detto che era il suo vero nome?
Orlando Rampolli. Ma nessuno l'ha mai chiamato cosi'.
Con un cenno mi invita a seguirlo in biblioteca. Spengo il registratore.
Fruga tra i volumi e alla fine trova quello che stava cercando: una raccolta di testimonianze dalla viva voce dei protagonisti della Resistenza bolognese. 
C'e' anche quella di Orlando Rampolli "Teo", concessa nel 66.
Racconta che dopo la fuga dall' "Albergo" di Cortecchio, incalzati dai fascisti, i partigiani si sparpagliarono e lui si rifugio' presso un contadino che lo ospito' e lo riforni' di munizioni. Poi, quando la neve si sciolse intraprese un'indagine privata: 
cosi' armato cominciai a girare per la zona di monte Faggiola, alla caccia della spia che aveva guidato i fascisti nel rastrellamento contro il nostro primo gruppo dell'Albergo. 
Quello che colpisce di piu' e' il drastico giudizio sulla battaglia di Ca' di Guzzo, di cui fu il protagonista principale. Non si dilunga a raccontare i particolari dello scontro e non c'e' traccia di autocelebrazione, anzi. Teo non ha parole edificanti per l'iniziativa di "Guerrino", il comandante della compagnia, che si
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