<A HREF="ascediguerra_primaparte101"><</A>
come prima, lasciavano volentieri le lotte operaie ai poveracci e i problemi sociali diventavano l'ultima delle preoccupazioni. Finivano per temere loro stessi i cambiamenti che avevano sostenuto, perche' adesso rischiavano di perderci qualcosa.
Questo succedeva un po' dappertutto, nelle cooperative come al mitico Bar Nicola. Fino agli anni Cinquanta eravamo un bel gruppo, tutti convinti, tutti comunisti. Poi arrivarono le prime lambrette, le prime gilera, i guzzini... Nel giro di quattro cinque anni anche le prime Seicento. Allora molti si scordarono del bar, perche' col motore sotto al culo potevano andare piu' lontano, a spassarsela. Poi a parlare erano sempre bravi, veri rivoluzionari, tutti reduci di Ca' di Guzzo, e nelle manifestazioni di piazza non mancavano mai, ma il principale problema era dove andare a mangiare dopo.
Il risultato della mia insofferenza fu uno stipendio minimo, una qualifica bloccata al livello piu' basso e la domanda per diventare socio respinta con puntualita' un anno dopo l'altro. Mi passarono davanti anche gli ultimi arrivati. Non mi ero piegato e mi punirono.


In quegli anni, lavoravo come un matto per mantenere i miei. Mio padre si ammazzava di lavoro, alla Cogne, ma non aveva il coraggio di chiedere niente a nessuno e anche se finiva per non mangiare, pur di darne a noi, avevamo fame. Io facevo dieci ore in cooperativa, sabato compreso, e la sera a lucidare como'. Dormivo tre ore per notte e mi restava ben poco tempo per vivere.
I miei amici, quando c'era bisogno, sparivano sempre. Erano solo dei pugnettari, amici da bar e basta: io l'amicizia gliel'avevo data, loro no. Era gente che se gli mettevi un dito in culo, quando lo cagavano si erano tenuti l'unghia.
L'attivita' politica, invece, si risolveva nell'andare ai cortei a prendere le bastonate. Sempre gli stessi. Tutti i giorni c'era l'occasione.
Il mio unico passatempo era chiavare, nient'altro mi dava lo stesso piacere e mi distraeva dalle disgrazie. In piu', la Marisona mi dava sempre da mangiare, mi allungava qualche soldo di quando in quando, e anche ottimi consigli: Devi concentrarti sulle piu' belle mi diceva perche' alla fine tutti le vogliono ma nessuno ci prova. Non vedi a ballare, come succede? Le cagnone sono sempre in pista, le belle restano sedute. Gli uomini hanno paura di non essere all'altezza e di venir rifiutati, ma io ti assicuro che se riesci a sfondare con una, con tutto quello che ti ho insegnato, quella non potra' piu' farne a meno, spargera' la voce, e siccome le belle ragazze stanno in gruppo tra loro, saranno tutte ai tuoi piedi.
La profezia si avvero' nel giro di poco tempo e contribui' a isolarmi ancora di piu': gli invidiosi e i cornuti crescevano insieme alla mia fama di "grande amatore". Dopo qualche mese, non c'era nemmeno piu' bisogno di cercare: le ragazzine mi presentavano le amiche, le signore bene mi raccomandavano alle vicine, le donne piu' anziane lodavano le mie doti di attore. Si', perche' almeno un paio di loro pretendevano che declamassi D'Annunzio o Shakespeare, mentre le chiavavo. Quando erano li' li' per venire, si lasciavano prendere dalla poesia del momento e mi rivolgevano frasi auliche: Ecco, Vitaliano, sento avvicinarsi l'estasi erotica evocata dalla passione dei nostri corpi. Poi, non appena la cosa si faceva piu' travolgente, passavano a un registro del tutto diverso: Dai, babi', pompa, pompa, dio boia, da'i. Fu cosi' che mi feci una certa cultura, imparando a memoria lunghi brani dei classici, dall'Iliade al Macbeth, dall'Odissea a Enrico V. Mi feci anche due braccia cosi', perche' quelle signore pretendevano di vedermi bene in faccia, mentre recitavo, e per questo mi facevano stare su dritto, impettito, per tutto il tempo. E avrei messo da parte anche una discreta fortuna, se avessi pensato di farmi pagare per quelle prestazioni. Ma, come al solito, ero un ragazzo molto generoso e la cosa non mi passo' nemmeno per la testa. 
Poi feci l'errore d'innamorarmi. Era una
<A HREF="ascediguerra_primaparte103">></A>