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che spesso scoppiava a piangere, e gli altri approfittavano ancora di piu' della sua debolezza.
All'ennesimo sgarbo, persi la pazienza e mi precipitai in ufficio: Dite un po', cosa c'ha Rolando, che piange sempre?
Ah, non so io, si vede che ha dei problemi
Ah si'? Sei sicuro che non li avete voi altri, i problemi?
E dicendo quello gli piantai la pistola in faccia, e lo minacciai di usarla se da quel momento in poi Rolando si fosse preso anche solo un raffreddore per causa loro.
Da allora non lo lasciai mai solo, andavamo sempre a casa assieme e lui si sentiva piu' tranquillo. Un giorno mi prese da parte, con uno strano ghigno in faccia, e mi condusse nella soffitta dello stabile. Voleva mostrarmi un reperto d'eccezione. Una foto, scattata sotto il Municipio nel '36, ritraeva i dirigenti della cooperativa tutti impettiti, con fez e camicia nera, in occasione della visita di Mussolini a Imola. Scoppiammo a ridere come non ci capitava da tempo.
La prepotenza, in ogni caso, non era il solo problema di quella cooperativa. Il contratto dei lavoratori avventizi e le loro condizioni lavorative era un altro degli insulti alle idee socialiste che non potevo accettare. Venivano assunti con uno stipendio ridicolo, quando c'era abbondanza di lavoro, e licenziati nel giro di pochi giorni senza il minimo preavviso, quando le commesse diminuivano. Per protesta inventai un nuovo tipo di sciopero: il rifiuto del tradizionale panettone di Natale. Fu un successo: i pacchi vennero mandati indietro e ciascuno dichiaro' di volere soltanto cio' che gli spettava. 
A quella piccola vittoria, purtroppo, non ne seguirono altre, perche' con ricatti e promesse i dirigenti riuscirono a mettermi contro tutti quanti. Decisi allora di ricorrere alle vie "istituzionali", informando il partito di quello che succedeva ai Fre' Ross. Mi consigliarono di parlarne con Ezio Serantoni "Mezano't", che era stato uno degli organizzatori della resistenza imolese e aveva passato quasi tutto il ventennio in carcere o al confino. Gli raccontai ogni cosa nei minimi dettagli e lui promise che sarebbe venuto a dare un'occhiata, per vedere cosa si poteva fare.
Mantenne la parola, e pochi giorni dopo ci trovammo faccia a faccia coi dirigenti della cooperativa. Fu una riunione patetica. Alla fine, Mezano't mi chiese di accompagnarlo in sezione, e quando fummo da soli, mi spiego' con rammarico come la pensava:
Vedi Vitaliano, forse noialtri abbiamo sofferto per nulla, tanto quel cretino di Mussolini, con le sue manie di grandezza, sarebbe caduto lo stesso. Noi lo sapevamo, ma pensavamo che bisognasse mantenere accesa la fiamma della disobbedienza al fascismo, anche a costo di rovinarci la vita. Adesso siamo poveri, lo sai bene, abbiamo tutti contro. Questi delle cooperative ci danno una mano, in qualche modo, ma solo in cambio di qualcos'altro: ignorare o sopportare le cose che tu hai messo a nudo. Non te lo perdoneranno mai. So che e' una vergogna, ma bisogna turarsi il naso e sciacquare in casa i panni sporchi, anche se i nostri ragazzi morti si rivolteranno nella tomba
Termino' il monologo con gli occhi gonfi di pianto. Lo abbracciai e gli risposi che non avrei proseguito con le denunce, ma di li' a poco avrei chiesto il licenziamento.
A Imola i Fre' Rss non erano un caso isolato. Il settore della ceramica era anche peggio. I dividendi dei soci erano cosi' alti che molti avrebbero fatto qualsiasi cosa pur di raggiungere quella posizione. Per essere assunti ci volevano le raccomandazioni e le regole per i nuovi arrivati non puntavano certo alla tutela dei lavoratori. Mia sorella Natalia, che era gia' tibici', venne messa  ai forni. Un dirigente le fece capire che per farsi trasferire, doveva essere "carina" con lui. Lei lo mando' a cagare e non gli rivolse piu' la parola, ma di certo non tutte le operaie furono cosi' decise.
Insomma, anche "i buoni" erano uguali agli altri. Appena stavano un po' meglio, cambiavano abitudini e convinzioni. Non la pensavano piu'
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