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Rocca. Mi disse: "Lea, mi manda tuo padre" e allora io gli dissi: "Dite a babbo che stia tranquillo che non ho detto niente" e allora lui disse: "Brava". "E poi ditegli che se io muoio sappia che quello che ho fatto l'ho fatto perche' ero convinta che fosse giusto".

Quando richiudo il libro ho la sensazione di aver toccato della carne viva, di essermi intromesso in qualcosa di privato, di intimo. 
Distolgo la mente. Penso che in effetti l'immagine istituzionale e manualistica del partigiano e' quella del guerrigliero montanaro, cara anche all'immaginario "guevariano" della generazione successiva. Non ti viene da pensare ai gap e ai sap e tanto meno alle donne. Devi fare uno sforzo, devi fare mente locale e pensarci. 
Lo sguardo cade sul pannello successivo. Corpi straziati, di fianco alle fotografie di come erano da vivi. Rabbrividisco.
Il Pozzo di Becca  mi dice Sole.
Sono i corpi degli antifascisti presi dalla Rocca e gettati nel pozzo? Mirco mi ha raccontato la storia. E' per questo che la folla lincio' la Brigata Nera di Imola.
Sole annuisce, lo sguardo sfuggente: Quella e' stata una storia cruda. Ci sono ancora dei punti oscuri.
Dei punti oscuri?
Si', insomma, nel corso degli anni io ho fatto fare varie ricerche, anche a Venezia, a Verona, a Roma, perfino a Washington, per consultare archivi, non tutti disponibili, e un'idea alla fine me la sono fatta. 

36
Sentieri dell'odio
(Lavorare e chiavare)


Nel 52, durante la cena che offriva ogni anno ai "discepoli", Pippo Sangiorgi annuncio' di dover chiudere l'azienda. La vecchiaia lo aveva indebolito, e il figlio Sergio non voleva seguire le sue orme. Fu un momento di grande commozione, perche' non solo salutava i suoi migliori artigiani, ma abbandonava una tradizione ebanistica di cui era stato maestro indiscusso. In tutta Imola non c'era un laboratorio come il suo. Le necessita' della ricostruzione avevano fatto crescere le richieste, ma si trattava sempre di lavori all'ingrosso, e per lavorare nelle aziende bastava ripetere sulla macchina gli stessi quattro o cinque movimenti. Il settore, comunque, era florido e il signor Pippo si era dato da fare per trovare un lavoro a tutti e aiutare col denaro chi voleva mettersi in proprio. 
Rivolgendosi a me, con gli occhi lucidi disse: E te, babi', at me't dai fre' rss perche' tce' comune'sta, aj'o' scrs cun Leonida, e diretr, c'ut cgns be' e l'e' feliz t'va'ga in cuperativa. [E te, bambino, ti metto dai Frati Rossi, perche' sei comunista. Ho parlato con Leonida, il direttore, che ti conosce bene ed e' felice che tu vada in cooperativa].
Lo ringraziai molto, e insieme a me tutti gli altri, commossi, perche' il destino ci allontanava da quell'uomo severo, che avevamo amato per la sua generosita'. Non credo che in tutta Imola ci fosse una persona come lui.
La cooperativa dei Fre' Rss veniva chiamata in quel modo perche' agli inizi del 900 la sua prima sede era stata in un convento di frati. I primi mesi di lavoro passarono piuttosto sereni. Mi ero inserito in fretta, grazie anche alla simpatia del direttore, che mi aveva presentato come uno dei migliori artigiani di Sangiorgi. Inoltre, ero felice di sentirmi tra gente che consideravo amica, perche' ci univa la stessa fede politica. In un'epoca di forti contrasti, la cosa non poteva che farmi piacere. Ero convinto che avrei respirato aria di socialismo, immergendomi a capo fitto in un lavoro che amavo e ottenendo col tempo un posto di responsabilita'. In realta', anche in quell'ambiente, nato dalla solidarieta' dei lavoratori, gli ultimi arrivati subivano la prepotenza dei piu' anziani. 
Le mie relazioni sociali si guastarono in breve tempo.
In particolare, non sopportavo come trattavano Sgubbi Rolando, un vecchio antifascista che aveva vissuto al confino ed era incapace di tacere sulle ingiustizie. Veniva deriso e trattato a pesci in faccia, soprattutto perche' era malato e non riusciva piu' a imporsi come un tempo. Era cosi' depresso e avvilito 
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