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viene ucciso in combattimento e poco dopo anche Lorenzini muore in un agguato. Il comando militare della brigata, ridenominata "Trentaseiesima", passa a Bob, mentre Guido Gualandi "Il Moro" assume le funzioni di commissario politico.
Ma intanto anche in citta' e nella bassa avevamo cominciato a darci da fare. Dall'inizio dell'anno stampavamo clandestinamente il giornale La Comune e lo diffondevamo nelle fabbriche o lo affiggevamo per le strade di notte. I gap facevano azioni.
Il 29 aprile i Gruppi di Difesa della Donna organizzano una manifestazione per il pane e per la pace. I militi della Guardia Nazionale Repubblicana sparano sulla folla uccidendo Maria Rosa Zanotti e Livia Venturini. I tedeschi mettono la citta' in stato d'assedio.
Sulle montagne, Bob e i suoi continuano gli attacchi ai convogli tedeschi, le incursioni nei paesi, il sequestro e la ridistribuzione dei raccolti tra i contadini, oltre a sostenere vere e proprie battaglie con i tedeschi e i fascisti. Allo scadere del termine di presentazione per i renitenti alla leva della rsi, un sacco di giovani salgono in montagna con loro e le fila si ingrossano. La Trentaseiesima arriva a contare 1600 effettivi.
In citta' potenziamo l'azione dei gap prima, e delle sap, poi. Quando pensi ai partigiani, pensi subito alla guerriglia sui monti, ma noialtri rischiavamo piu' di tutti. Dovevi agire nella segretezza piu' assoluta, continuando a vivere gomito a gomito col nemico. Pensa solo che potevano scoprirti in ogni momento e prelevarti in un attimo. Era pericolosissimo: attentati dinamitardi, uccisione di capi fascisti, sabotaggio delle macchine e delle vie di comunicazione, organizzazione di scioperi nelle fabbriche. Poi, quando gli Alleati sono stati vicini, abbiamo svolto compiti informativi molto importanti. Molte delle mappe che vedi appese di la', le ho disegnate io. Erano per il comando alleato, li informavo sugli obiettivi da colpire e su quelli gia' colpiti, relazionavo sugli spostamenti di truppe tedesche, eccetera, eccetera.

Sole e' un fiume in piena. Lo interrompo: Potresti parlarmi dei partigiani che hai conosciuto meglio o di cui conosci piu' particolari? 
Vieni, te li faccio vedere.
Mi accompagna davanti alle fotografie in bianco e nero. 
Questo e' "e Mr", il Moro, Guido Gualandi. Il commissario politico della Trentaseiesima.
Fisso il ritratto: profilo aguzzo, capelli folti corvini, sparati in alto, occhiali da sole tondi e fazzoletto al collo sulla divisa militare. L'aria dell'intellettuale parigino, ma con la grinta del partigiano romagnolo. In un'altra foto e' in tenuta "estiva", maniche arrotolate, pantaloncini corti, pistola in pugno e sguardo in macchina. Un mezzo sorriso e i capelli dritti sulla testa.
E questo e' Bob.
Sole indica una foto di gruppo. Una dozzina di partigiani magri e stazzonati che cercano di sorridere. Dietro, una casa colonica col tetto di pietre.
Quale?
Questo mi indica il piu' basso e mingherlino di tutti. E' a torso nudo, un fascio di nervi, mani infilate nelle tasche dei pantaloncini, testa leggermente inclinata a lanciare uno sguardo torvo, determinato, sotto il ciuffo ribelle. Un duro. Un James Dean pistolero e comunista.
Bob era uno che non andava tanto per il sottile. Aveva ventiquattro-venticinque anni e in brigata era uno dei piu' vecchi. Andava avanti con la forza di volonta', perche' era di salute cagionevole. Aveva la tibici' e in montagna prese anche la malaria. Ma aveva il diavolo in corpo. E' stato un capo carismatico.
Passa al pannello successivo e indica altre foto: E poi c'erano le donne. un sospiro e il tono di chi vuole sottintendere molte cose: Senza le donne saremmo stati persi Non avremmo combinato niente.
Nella foto il Moro e' al centro di un gruppo di ragazze. "Le staffette della 36a Brigata". Ai due lati del gruppo i partigiani chiudono il quadretto. Colpisce la cura per l'aspetto che dimostrano le ragazze, al contrario dei compagni, trasandatissimi. Vestiti modesti, ma
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