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tutte le storie avvincenti, ora voglio saperne di piu'.
Una cosa e' certa: sono piu' motivato e piu' incazzato di quando ho iniziato la ricerca, con una consapevolezza che piano piano si fa largo dentro di me. 
Le storie sono asce di guerra da disseppellire. 

Quando Manu sale per strapparmi alle fantasticherie, sono al computer e sto visitando un sito della Legione Straniera, <http://www.info-france.org/fr/missions/ambass/legion/legion.htm>:

Ciascun legionario e' tuo fratello d'armi, qualunque sia la sua nazionalita', la sua razza, la sua religione. Tu gli manifesterai sempre la stretta solidarieta' che deve unire i membri di una stessa famiglia.
In combattimento, tu agisci senza passione ne' odio, rispetti i nemici che hai vinto, non abbandoni mai i tuoi morti, ne' i feriti, ne' le armi.

Ma che hai, sembri rincretinito!? Prendiamo la tua macchina, pero' guido io, non si sa mai.
A cena (ristorante eritreo) non posso trattenermi dal raccontarle di Ferro e Zecchini. Parlo e al contempo temo di annoiarla, ma non cerca di cambiare argomento, non guarda mai da un'altra parte, anzi mi chiede piu' dettagli, delucidazioni, vuole il "riassunto delle puntate precedenti": l'amnistia ai fascisti, l'epurazione e la persecuzione dei partigiani...
Sono passato dall'afasia alla logorrea. A fine serata, mi sembra di aver parlato troppo, mi fa un po' male la mandibola, e forse sono stato troppo serioso. Ma, evidentemente, la pietra angolare del mio impegno professionale non la pensa cosi', perche' quando ci fermiamo sotto casa sua mi guarda sorridendo e mi fa:
Allora, sali da solo o devo spingerti su per le scale in punta di baionetta?

34
Sentieri dell'odio
(Teo)


Rampolli Orlando, detto "Teo". Al bar Nicola ne avevo sentito parlare centinaia di volte: tutti quelli che pretendevano di essere stati a Ca' di Guzzo finivano sempre per nominarlo, perche' era lui l'eroe indiscusso di quella battaglia. Divento' leggendario, per me, gia' molto prima di conoscerlo, anche perche' sapevo che era dovuto scappare in Cecoslovacchia, e per quanto nessuno volesse raccontarmi il motivo, si capiva che doveva aver abbassato le armi per ultimo.
Quando torno', intorno al '53, comincio' subito a frequentare il Cremlino. Abitava a Sesto ma era quasi sempre a Imola, e non c'era manifestazione o sciopero in cui non stesse davanti, in prima linea, a menarsi coi celerini. Fu in quelle occasioni che ci conoscemmo davvero. Dopo due o tre bastonature, si accorse che ero sempre li', che non mi tiravo indietro, anche se ero molto giovane. Lui aveva almeno otto anni piu' di me. La prima volta che mi rivolse la parola disse:  Dio boia, babi', hai del coraggio! Se avevamo piu' ragazzi col tuo fegato, su in montagna, a quest'ora avevamo fatto la rivoluzione.
Quella frase mi inorgogli' moltissimo, anche perche' da allora Teo mi presto' sempre piu' attenzione. Volle conoscere la mia storia, sapere della mia famiglia, dei fratelli tisici, del lavoro. Nacque una grande amicizia, un legame che non avevo mai avuto nemmeno in famiglia. Comincio' anche lui ad aprirsi con me, a raccontarmi cose che nessuno sapeva, anche se c'era sempre un limite oltre il quale non andava. 
Era scappato dall'Italia nel 46, accusato dell'omicidio di un tale che durante l'occupazione tedesca aveva fatto la spia per conto dei fascisti. Sebbene non fosse iscritto al partito, la federazione lo aiuto' a raggiungere prima la Jugoslavia, via terra, attraverso il Carso, e in seguito la Cecoslovacchia. Il processo in contumacia si era poi concluso con l'assoluzione per insufficienza di prove, ma lui era rimasto all'estero ancora qualche anno. A fare cosa, non lo disse mai. Mi rivelo' soltanto che non era stato assegnato all'organizzazione del PCI a Praga. Si capiva dallo sguardo che la permanenza lassu' non era stata rose e fiori. Negli anni seguenti, ogni volta che il discorso cadeva sulla Cecoslovacchia, l'espressione gli si irrigidiva e ti trasmetteva un senso di delusione
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