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E' un periodo cosi'. Mi tornano su le cose, tipo adesso la storia di quello che si e' suicidato alla sala scommesse il mese scorso, hai presente? Io stavo in fila, lui era dietro di me. E' una scena che te la ricordi...
Ah, quello la'... Era un legionario, ho letto. Uno che era stato in Indocina... Un fascistone, uno cosi'. Eri la'?
Si', e continuano a succedere cose che mi portano da quelle parti. Storie di italiani che erano la' a combattere, o anche per altri motivi... A proposito, ho beccato la storia di uno delle tue parti, cioe', piu' o meno, era di Monfalcone, si chiamava Fausto Ferro, e' arrivato in Vietnam clandestino su una nave, gliene sono capitate di tutti i colori, alla fine e' morto in Laos negli anni Ottanta.
Anch'io so di un friulano, ma del pordenonese, di Spilimbergo, uno che aveva fatto il partigiano poi s'era arruolato nella Legione, ha disertato ed e' passato con Ho Chi Minh. E' stato in Vietnam cinque-sei anni.
Mi ravvivo e quasi gli salto addosso: Dove ne hai sentito parlare? Hai del materiale? E' ancora vivo?
Si', si', e' ancora vivo, l'anno scorso ho letto una sua intervista su una rivista di storia della Resistenza. Zecchini, si chiama.
Un altro del Friuli Venezia Giulia. Trovare un friulano nel Vietnam degli anni 50 e' tanto inverosimile quanto trovarci un emiliano o un romagnolo. Trovarcene due e' da miracolo probabilistico... Ma questo ha combattuto davvero, corrisponderebbe al pur nebuloso "identikit" che mi ha dato Vasquez.
Possibile che il mio amico nichilista si sia sbagliato, che si ricordi male e sia questo Zecchini l'uomo che sto cercando? Chiedo a Meco se puo' risalire a quella rivista, lui dice che come no, ce l'ha a casa, puo' darmela anche subito se gli do un passaggio. Ho un deja' vu, ma e' soltanto un attimo.

 "Cose nostre cose di tutti", rivista dell'Istituto Provinciale per la storia del Movimento di Liberazione e dell'Eta' Contemporanea, Pordenone. Fascicolo 5, marzo 1999. 
L'intervista s'intitola "Derino Zecchini: da garibaldino in Val Tramontina a partigiano con i Viet-minh nel Vietnam".
Ho gia' due storie d'Indocina, e non c'entrano niente il partito o supposte brigate internazionali.

A guerra finita, hai 19 anni, sei stato garibaldino e gappista. Non trovando lavoro, tu e una trentina di partigiani vi arruolate nell'esercito, a Udine. Da li' vi mandano a Venezia e v'impiegano nel carico, scarico e trasporto di munizioni. 
1946, non ti viene riconosciuto il periodo della guerra partigiana, ti ordinano di presentarti a Caserta per fare il CAR come i militari di leva. Scappi, con qualche altro partigiano. Ti condannano in contumacia per diserzione, cinque anni di carcere con la condizionale. Non ti arrestano perche' nel frattempo espatri in Francia. 
Lavori come fabbro in un'impresa edile. Un giorno vedi un bando di arruolamento della Legione Straniera. Ti attrae. Potresti girare il mondo, almeno il mondo coloniale francese. Da tempo fantastichi di raggiungere l'Indocina, hai sentito dire che la' c'e' una grossa lotta di liberazione, e sei curioso. Dall'Italia, hai portato con te una carta geografica di quel paese, una bussola e la tua scheda di partigiano. 
Lille, 20 settembre 1947. Ti arruoli. 
Marsiglia, 25 settembre, vi equipaggiano e vi sottopongono a un mese di addestramento. 
8 novembre, vi imbarcate.
10 novembre, arrivate a Sidi Bellabes, Algeria. 
Comincia il vero addestramento alle armi, alla disciplina di reparto, alle fatiche del legionario: Ho cominciato a capire come il soldato veniva spersonalizzato per diventare una rotellina della macchina bellica, un robot che doveva muoversi in sincronia con gli ordini del comando, senza pensare, senza tentennare, senza remore. Poi in Indocina ho constatato che non bisognava avere nemmeno un senso di pieta', di giustizia, di umanita'. 
Resti in Algeria un anno e mezzo. 
8 giugno 1949, partenza per l'Indocina. Chissa' se e' la stessa nave da cui e' sbarcato, clandestino, il tuo corregionale
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