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lui e rinvia la decisione al Congresso e agli Alleati. Senza il loro appoggio non intende muovere un dito. 
Benche' il vicepresidente Nixon e il segretario di stato Dulles facciano pressioni sui parlamentari, il Congresso non da' l'autorizzazione.
Nel frattempo, un gruppo di studio del Pentagono conclude che tre armi atomiche tattiche, "opportunamente impiegate", sarebbero sufficienti ad annientare il Vietminh. Radford e' entusiasta di quest'idea e spinge perche' la si proponga ai francesi. Secondo alcune fonti, lo stesso Dulles e' favorevole all'ipotesi atomica, ma i vertici del Dipartimento di stato non solo sono contrari, ma terrorizzati anche solo dall'eventualita' che circoli una voce del genere. Un anonimo funzionario ammonisce: Se la vicenda trapelasse, scatenerebbe un gigantesco grido di disapprovazione in tutti i parlamenti del mondo libero.
La guarnigione francese a Dien Bien Phu e' ormai condannata, e con essa il dominio coloniale francese in Indocina. Tutti lo sanno, cio' che conta e' limitare i danni. E' l'ora dei negoziati. 
Si fissa per l'8 maggio l'avvio della conferenza di Ginevra sul problema dell'Indocina, a cui parteciperanno delegazioni di Francia, Stati Uniti, URSS, Cina, oltreche', naturalmente, del Vietminh.
Con sorprendente tempismo, Giap espugna Dien Bien Phu il 7 maggio. L'assedio e' durato cinquantacinque giorni. Dalla parte dei francesi, si contano 1.142 morti, 4.436 feriti e 1.606 dispersi. Le perdite del Vietminh  ammontano a 7.900 morti e piu' di 15.000 feriti.
A Ginevra, si comincia a discutere.
33
Bologna, 22 febbraio 2000


Due settimane a seguire le poche tracce lasciate da un personaggio di cui non so nulla, in un percorso che potrebbe condurmi a Est, in Vietnam, ma potrebbe anche lasciarmi col culo per terra, da qualche parte nella nebbia della Bassa.
Una guerra coloniale di cinquant'anni fa. 
Italiani nella Legione Straniera. 
Italiani nel Vietminh. 
Gente che magari si era affrontata sull'Appennino dieci anni prima e si e' di nuovo sparata addosso nella giungla o sugli altopiani. 
Un ex-legionario che ha combattuto in Indocina si spara al cuore a mezzo metro da me, in una sala corse in cui mi trovo per caso. Se credessi ai presagi...
Cos'ho in mano? Quasi niente: dicerie, grappoli di nomi, ricordi di ottuagenari incazzati, latitanze dell'epoca della Guerra Fredda. 
 
In via Irnerio incontro Meco, maggiore responsabile del mio coinvolgimento nell'affare Moukharbel, che mi ha lasciato in bocca un perenne retrogusto di carciofo avariato. Sembra successo venti minuti fa, e invece sono passati mesi. Meco telefona di prima mattina, la mia faccia coperta di schiuma da barba: stanno sgomberando case occupate nella tal via, casini vari, ci sarebbe bisogno di un avvocato, non afferro nemmeno bene il motivo, tra l'altro Meco ha l'accento pordenonese, si mangia un po' di parole e gli manca la "r". 
Mi chiede se si hanno notizie di Said. Non ne so niente, non ha nemmeno scritto a Kadisha. 
Aperitivo in Piazza S. Martino, un prosecco lui, una piacolada io: Come fai a bere quella roba li'? Non e' mica un aperitivo, e' un pasto completo!
Parlo malvolentieri del cpt di Trapani e della Convenzione di Schengen, recepita in Italia dalla legge "Turco-Napolitano", che per la destra e' fin troppo morbida. La novita': a Milano una mobilitazione di centri sociali e associazioni di volontariato ha portato alla chiusura del cpt di via Corelli. L'associazione di cui fa parte anche Meco, "Ya Basta", ha avuto un ruolo fondamentale nell'organizzare la lotta. 
La buona notizia mi rallegra, ma la testa e' altrove, persa nelle giungle del Sud-est asiatico. Fausto Ferro, il vietcong romagnolo, il Comandante: risuona lo sparo, le urla... 
...e "l'odore di cordite", direbbe l'io narrante di un romanzo di James Ellroy, ma io non so che odore abbia la cordite, se uno mi chiedesse a bruciapelo cos'e', risponderei "una malattia dell'apparato respiratorio". Meco mi chiede che cazzo c'ho.
Ma niente.
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