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sporca guerra, e preme su Laniel perche' cerchi "una soluzione onorevole".
I comunisti cinesi, al potere da soli quattro anni, sono ansiosi di svolgere un importante ruolo internazionale, per proporsi in chiave "moderata" e ottenere il riconoscimento dei paesi europei. Zhou Enlai, primo ministro, e' dell'opinione che, cacciati i francesi, arriveranno a premere sul confine meridionale i ben piu' temibili americani, che non riconoscono la Cina popolare. Zhou e' per concedere ai francesi un ruolo nelle loro ex-colonie del sud-est asiatico, anche scavalcando il Vietminh.
Tutt'altra tendenza manifestano gli usa: John Foster Dulles, segretario di stato di Eisenhower, insiste sulla linea del "contenimento" del comunismo, pensa che in Corea la partita sia ancora aperta nonostante la "tregua", preme sui francesi perche' rimandino ogni iniziativa diplomatica e migliorino le loro posizioni in Indocina. Concede loro un prestito di 500 milioni di dollari. I francesi accettano i soldi ma rimangono scettici sulla prosecuzione a oltranza del conflitto. 
Nemmeno Ho Chi Minh e' convinto che sia gia' il momento di trattare: preferisce piegare l'opinione pubblica francese e imporre lui le condizioni. Ma deve tenere conto delle esigenze cinesi: dopotutto, il Vietminh si avvale di consiglieri militari inviati da Pechino, e molti guerriglieri vietnamiti si sono addestrati in campi cinesi. Soprattutto, Zhou Enlai ha fornito al Vietminh cinquantamila tonnellate di materiali militari e vettovaglie. Infine, se la Francia ha paura e' anche grazie ai duecentomila soldati cinesi schierati a ridosso del confine col Vietnam.
Il 29 novembre 1953 Ho Chi Minh comunica al mondo la sua disponibilita' a porre fine alla guerra "con mezzi pacifici". 
Ma intanto s'avvicina lo scontro finale.

I francesi hanno gia' perso prima di combattere. La disfatta matura nel loro Quartier Generale di Saigon: Navarre non ha capito niente della strategia e del potenziale bellico di Giap, e non prende in considerazione alcuna ipotesi che non si adatti ai suoi preconcetti. 
Secondo Navarre, Giap non puo' contare su ingenti forze, quindi si rifiuta di spostare i grandi distaccamenti francesi dal Vietnam centrale a Dien Bien Phu.
Ma Giap ha trascorso piu' di tre mesi a schierare gli uomini. A partire da novembre, da quando i para' francesi si sono sistemati nella valle, Giap sposta verso Dien Bien Phu trentatre battaglioni di fanteria, sei reggimenti di artiglieria e un reggimento del Genio. Alcuni di questi spostamenti durano 7-8 settimane, i soldati attraversano a piedi montagne e giungle, marciano di notte e dormono di giorno per evitare i bombardamenti.
All'inizio del '54, a Dien Bien Phu ci sono cinquantamila combattenti vietnamiti, piu' altri ventimila lungo le linee di rifornimento. Invece i francesi sono tredicimila, meta' dei quali sono nord-africani o indocinesi lealisti, poco e male addestrati al combattimento. Il resto sono quasi tutti legionari. 
Navarre non crede che Giap possa disporre di un'artiglieria, figurarsi di una contraerea. Ma l'artiglieria e' stata trascinata a mano o portata in bicicletta, un'impresa titanica. Il Vietminh dispone di ventiquattro obici da 105 mm., tutti di fabbricazione statunitense, trofei di guerra della Corea.
Navarre crede di poter usare i carri armati, che invece verranno bloccati dalla fitta boscaglia e, durante le piogge monsoniche, affonderanno in profondi acquitrini. 
Insomma, l'esercito francese si trova soverchiato in un rapporto di cinque a uno, intrappolato in un buco di culo fangoso, cannoneggiato dalle colline circostanti (impossibilitato a contrattaccare perche' le postazioni Vietminh sono perfettamente mimetizzate) e soprattutto isolato, senza possibilita' di ricevere vettovaglie ne' di evacuare i feriti, perche' gli obici di Giap devasteranno la pista d'atterraggio, bloccando tutti i voli in entrata e in uscita.
Come aveva predetto Cogny, Dien Bien Phu sara' "un tritacarne".

Poco prima dell'alba del 13 marzo,
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