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molto tesa, e in piu' occasioni si sfioro' il ritorno alla lotta armata.
Dalla sconfitta del Fronte Popolare in poi, ogni settimana c'era uno sciopero o una manifestazione. In molte citta' italiane la polizia non esitava a sparare sulla folla e uccidere. A Imola si rimediavano un sacco di bastonate, ma pallottole mai, perche' Bob aveva avvertito Massagrande che se qualcuno dei suoi fosse morto, i responsabili avrebbero pagato caro.
Lui era sempre davanti a tutti. Si metteva in mezzo alla strada, mentre la Celere avanzava con le camionette e non si spostava. In via Cavour gli arrivarono fino a dieci centimetri, ma lui non si mosse. Se lo avessero toccato scoppiava un'insurrezione.
I poliziotti utilizzati per reprimere i cortei e le dimostrazioni erano quasi tutti ex-fascisti. Lo stesso commissario Massagrande era stato un repubblichino. 
Con l'attentato a Togliatti si arrivo' davvero a un passo dalla guerra civile.
In due ore Imola era mobilitata. Stavo lavorando quando arrivo' uno a gridare: Hanno ammazzato Togliatti, hanno ammazzato Togliatti! 
Quelli che avevano nascosto delle armi corsero a prenderle. Quasi tutti avevano almeno una pistola o un fucile.
Per i giorni successivi, le forze dell'ordine e i preti non si fecero vedere.
I mucchi del pattume restavano sui marciapiedi perche' nessuno passava a prenderli. La citta' era paralizzata. Sulle strade principali c'erano i posti di blocco dei partigiani.
Poi il partito disse di fermarsi.
Sarebbe stato un disastro, si rischiava di prendere in mezzo anche chi col fascismo non aveva niente a che spartire. Le cose piu' strampalate, infatti, le dicevano quelli che sotto il regime erano stati zitti e adesso facevano i grandi compagni: Mettiamo il ciocco in piazza e tagliamo la testa a tutti!
In quei giorni io ero per conto mio, troppo giovane per essere inquadrato nel partito. Stavo con alcuni coetanei, amici che a insurrezione finita, quando scattarono le perquisizioni, buttarono via le armi e fecero finta di non conoscermi.
I vecchi antifascisti pensavano che si sarebbe fatta la rivoluzione. Piri' Be'rba quando lo andai a cercare era in bottega che oliava le armi.
Se Togliatti fosse morto e non avesse fatto in tempo a dire nulla, poteva succedere qualcosa di grosso. Poi certo, sarebbero intervenuti gli anglo-americani, ma intanto avremmo grattato via un bel po' di sporcizia.
In quel momento non mi sarebbe dispiaciuto morire combattendo. L'alternativa, per me, era la tibici' e una vita di piattole e fame. 

Quelli del Partito continuavano a cercarmi. Un bel giorno mi avvicino' uno che era stato alla battaglia di Ca' di Guzzo e mi offri' di andare alla scuola di partito a Bologna. Venti giorni spesati e la paga rimborsata. 
Accettai.
Fino ad allora, avevo considerato Togliatti come dio. Tutti i vecchi comunisti erano degli idoli. I problemi del partito nascevano dai burocrati, dagli opportunisti e dalla base rammollita, non dai vertici. In quei giorni vidi che c'erano anche altre cose che non funzionavano. 
Prima di tutto fui separato da mio cognato Vero, che era reduce da Mauthausen e ancora molto debole psicologicamente. Ci misero in due classi diverse, perche' dovevamo abituarci a "non ricevere favoritismi".
Poi si riempivano sempre la bocca di Marx ed Engels. Mi insegnavano la storia del marxismo, come era nata la classe operaia, come si doveva difendere dal potere capitalista. E a me parevano gia' loro capitalisti, tutti arrivati, tutti vestiti bene, sti ragazzi, con la giacca e la cravatta.
No, neanche quella era la mia strada: io ero un diseredato.
Allora smisi di andare e rifiutai le tremila lire di rimborso.
Continuavo a chiedermi quando avremmo cominciato a fare sul serio, ma non succedeva niente.

31
Sentieri dell'odio
(Di passaggio)


Un giorno, mentre tornavo dal lavoro, mi avvicino' M., uno della Federazione che avevo conosciuto alla scuola di via Dozza. Mi chiese di fare due chiacchiere, e quando imboccammo una stradina poco
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